Suor Amanzia, 90 anni fra fede e solidarietà

Figlia di un mugnaio di Grosio, ha lavorato a fianco di sordi e ciechi

Ponte

Lovero e Ponte in festa per suor Amanzia Giudice che ha festeggiato 90 anni. E’ stata festeggiata a Ponte alla presenza del parroco don Mariano Margnelli e di altre suore. Il suo nome di battesimo è Ester Maria. Faceva parte di una famiglia numerosa : settima di nove fratelli. Il papà era mugnaio, aveva il mulino.

La mamma lavorava nel mulino e nella stalla e ovviamente faceva la mamma. «Ho abitato a Lovero fino al 21 gennaio 1960, quando sono entrata in convento e ho scelto il nome di suor Amanzia in ricordo di don Amanzio, parroco ad Ardenno, mio zio, che era morto in giovane età. La mia formazione cristiana l’ho ricevuta soprattutto dalla mia famiglia e in parrocchia». A Lovero c’erano le suore di Maria Bambina, ma una sua sorella, che era sorda, era stata educata dalle suore di S. Croce di Sondrio e aveva imparato da loro ad essere autonoma e a fare la sarta. E così Ester Maria ha deciso di diventare suora di santa Croce. Prima di entrare in convento era stata due anni a Milano a lavorare per una signora cieca e poi quattro anni a Sondrio dove adesso c’è il Pio XII. Ha fatto il noviziato al S. Lorenzo, sopra Sondrio, e poi è stata mandato a Moncucco, dove c’era una struttura per i sordi.

«Lì mi sono trovata molto bene. Era un lavoro molto pesante, ma molto bello. Sono rimasta lì ben 18 anni, tranne un periodo in cui ho dovuto studiare a Roma per diventare maestra e avere così il titolo per insegnare anche nelle scuole pubbliche. Sono rimasta in quella struttura fino a quando uscì una nuova legge che inseriva i bambini sordi (e disabili in generale) nella classi “normali” insieme con gli altri alunni. Alcuni bambini che avevamo in quella Casa continuarono gli studi professionali in altre strutture: tutti hanno imparato un mestiere e si sono fatti indipendenti». Conclusa l’esperienza in città è stata Superiora con altre sei suore in un collegio per ragazze a Tirano. Vista la mia esperienza con i sordi, mi hanno chiesto di andare al mattino a Morbegno come insegnante di sostegno in una scuola pubblica: prendevo il primo treno, arrivavo presto a Morbegno, stavo un po’ a pregare in chiesa (qualche volta mi addormentavo) e poi andavo a scuola. Poi sempre col treno tornavo a Tirano. L’anno seguente mi hanno mandato un anno a Sirta e poi a Bormio per quattro o cinque anni, sempre con l’incarico di seguire in particolare bambini sordi».

Dopo una breve esperienza a Grosio, ai tempi del parroco don Gianfranco Pesenti, nel 1987 ha fatto l’ultimo anno di insegnamento a Sondrio alla scuola di via Vanoni. «Quando sono andata in pensione, sono tornata per qualche anno nel convento di S. Lorenzo sopra Sondrio, e poi, quando la mia Congregazione cercava qualcuno che andasse in missione in Argentina, ho subito accettato. Sono rimasta là dal 1993 al 1999. Mi piaceva l’Argentina: se mi lasciavano di più, sarei rimasta là volentieri. Tornata in ltalia, mi hanno chiesto di formare una piccola comunità con suor Piera a Ovada. Dopo due anni, sono rientrata in Valtellina e sono stata per sette anni a Chiesa Valmalenco a servizio della parrocchia, e poi altri cinque anni a Lanzada». Ponte ultia tappa. «Visto che a Lanzada ero sola (e una suora da sola non può fare comunità), nel settembre del 2013 la mia Superiora mi ha destinato a Ponte, dove già c’erano suor Ada e suor Armida. E qui da allora mi dedico in particolare agli anziani e alla vita della parrocchia. Mi fermo volentieri a parlare con tutti e tutti affido a Gesù nelle mie preghiere».

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