Titti Marveggio, la “mamma” dei gattini: arriva il diploma da balia felina

Da anni accudisce cuccioli abbandonati o rimasti senza madre. Ora per Tiziana “Titti” Marveggio, volontaria Enpa di Poggiridenti, arriva anche il riconoscimento ufficiale: il diploma del corso professionale per balie feline

Lettura 2 min.

Sondrio

C’è chi la chiama semplicemente passione. Ma nel caso di Tiziana Marveggio, per tutti Titti, è qualcosa che assomiglia molto a una missione. Da anni dedica tempo, energie e notti insonni ai gattini più fragili, quelli abbandonati troppo presto o rimasti senza mamma. Ora, però, il suo impegno ha anche un riconoscimento ufficiale: la storica volontaria della sezione provinciale Enpa ha ottenuto il “diploma” del corso professionale per balie feline, organizzato da Enpa Modena, diventando a tutti gli effetti una “balia patentata”.

Un traguardo che, in realtà, certifica un’esperienza maturata sul campo da tempo. Originaria di Poggiridenti, dove vive con la famiglia, Titti è un’ostetrica in pensione. E forse proprio la sua professione, fatta di cura, attenzione e dedizione verso i più piccoli, l’ha preparata senza saperlo al delicato ruolo di mamma adottiva dei cuccioli di gatto.

Dal 2017 è una presenza fissa alla Struttura zoofila di Busteggia, dove si prende cura degli animali più bisognosi. Poi, dal 2019, ha iniziato anche l’attività di balia, accogliendo in casa sia cuccioli di cane che micetti di pochi giorni, spesso in condizioni disperate. «Per me è fondamentale dare a tutti una possibilità» racconta quella che è sempre stata la sua filosofia.

Il corso seguito online in tre serate con docenti veterinari e professionisti del settore le ha

lasciato molto: «Mi è sembrata una bellissima iniziativa - spiega - fatta da una grande realtà come Enpa Modena. Abbiamo imparato tantissimo, soprattutto cosa fare e cosa non fare quando si trova una cucciolata». Ed è proprio qui che Titti insiste con forza su un messaggio importante: non bisogna improvvisarsi salvatori. «In questi giorni arrivano tantissimi gattini. Molte persone vedono i cuccioli e li portano via subito pensando di aiutarli, pensando che la mamma non ci sia. Ma sicuramente c’è, per questo i piccoli non vanno toccati. Troppo spesso non hanno ancora preso il colostro e il tasso di mortalità diventa altissimo».

Tre i moduli in cui si è articolato il corso: il primo e il secondo a cura della dottoressa Jasmine Fusi, hanno riguardato allevamento del neonato, gestione quotidiana, le tappe di crescita nonché la gestione di criticità, mentre di prassi vaccinale, sviluppo comportamentale e socializzazione se ne sono occupati Paola Dall’Ara e Raffaella Bestonso.

Le cure ai neonati richiedono preparazione, costanza e organizzazione: «Prima di dare da mangiare a un cucciolo che si raccoglie ad esempio per strada, bisogna riportarlo in temperatura. Se è in ipotermia rischia di morire. Basta una borsa dell’acqua calda o una copertina, ma bisogna sapere come fare». E poi iniziano le poppate: ogni due ore e mezza o tre, anche di notte. Come fa lei, ogni giorno: «Finisci di allattarli e poco dopo ricominci. Verso lo svezzamento magari riesci ad arrivare fino alle cinque del mattino, ma il sonno è sempre poco».

Attualmente Titti sta seguendo dieci gattini: quattro in fase di svezzamento e sei piccolissimi arrivati uno dopo l’altro. «È dura, soprattutto quando sono così fragili. Quando li perdi, il dolore c’è. Ma non smetterei mai di farlo. Adoro tutto ciò». Negli anni ha salvato decine e decine di vite, trovando anche famiglie affidabili ai suoi piccoli ospiti. E continua, con la stessa dedizione di sempre: «Mi organizzo: se devo andare in struttura torno a casa ogni due ore e mezza per allattarli. Tutto sta nell’organizzarsi, e poi va tutto bene». Una frase semplice, che racconta meglio di qualsiasi diploma il grande cuore di questa volontaria valtellinese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA