Umberto Bossi, l’ultimo saluto a Pontida

Militanti storici, ex iscritti e semplici simpatizzanti valtellinesi hanno voluto essere presenti all’ultimo saluto.

Sono arrivati alla spicciolata, senza pullman organizzati né delegazioni ufficiali, spesso condividendo l’auto o organizzandosi tra amici. Militanti storici, ex iscritti, semplici simpatizzanti: dalla provincia di Sondrio in molti non hanno voluto mancare all’ultimo saluto a Umberto Bossi. Un viaggio deciso in autonomia, quasi intimo, lontano da ogni regia di partito, per rendere omaggio al fondatore della Lega. Tra loro anche volti noti del territorio come Massimo Sertori, assessore regionale, Lorenzo Grillo Della Berta, segretario provinciale della Lega, Maurizio Piasini, assessore comunale di Sondrio, e Silvana Snider, consigliere regionale, ma soprattutto tanti militanti «di base», quelli che negli anni hanno costruito e sostenuto il movimento nei paesi e nelle valli. A Pontida la giornata si è sviluppata nel segno della richiesta della famiglia di mantenere un profilo non istituzionale. Una volontà chiara, legata al rispetto del momento privato, che però si è inevitabilmente intrecciata con la dimensione politica. La presenza di esponenti del governo e delle istituzioni ha riportato l’attenzione anche sull’eredità pubblica del Senatur, mentre sullo sfondo emergeva con forza il popolo leghista più legato alle origini del movimento. Sul pratone, luogo simbolo delle grandi adunate, si è radunata una folla composta ma carica di significato. Il passaggio del feretro, accompagnato dai familiari, ha rappresentato il momento più intenso della giornata: un silenzio rotto a tratti da cori e applausi, in un’atmosfera sospesa tra commozione e memoria. Molti dei presenti hanno scelto di posizionarsi proprio lì, per quel tratto finale, quasi a voler chiudere simbolicamente un percorso iniziato decenni prima. Accanto ai dirigenti nazionali, arrivati anche a piedi negli ultimi metri, si è fatta sentire soprattutto la voce della base. È riemerso un repertorio identitario che sembrava appartenere al passato: slogan, simboli, richiami a una stagione politica che aveva segnato profondamente anche la Valtellina e la Valchiavenna. Un ritorno che ha dato alla giornata un tono fortemente nostalgico, tra cori, riferimenti alle battaglie delle origini e una partecipazione emotiva evidente. Non sono mancati momenti di tensione e segnali di distanza rispetto all’attuale corso del partito, con alcuni militanti che hanno manifestato disagio nei confronti della leadership attuale. Al tempo stesso, altri esponenti istituzionali sono stati accolti con calore, in un clima complesso, fatto di riconoscenza, memoria, ma anche interrogativi sul presente e sul futuro del movimento. Per i tanti arrivati dalla provincia di Sondrio, però, il significato della giornata è rimasto soprattutto personale. Più che un appuntamento politico, un gesto di appartenenza e riconoscenza verso una figura che, nel bene e nel male, ha segnato un’epoca e lasciato un’impronta profonda anche nei territori di montagna. Senza coordinamento, senza bandiere ufficiali, ma con la volontà condivisa di esserci. Fino alla fine.

© RIPRODUZIONE RISERVATA