Uranio in Val Vedello, incontro con i tecnici. Il Comune chiede chiarimenti alla Regione, i dubbi dei cittadini

Incontro pubblico sulla ricerca mineraria: sotto esame sicurezza delle gallerie, radon, acque, viabilità e biodiversità. Il Comune presenterà le proprie osservazioni alla Regione entro il 23 ottobre. Intanto Futuro Energetico Italiano ha chiesto un secondo permesso di ricerca in Val Bondione, nella Bergamasca.

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Piateda

Mentre è arrivata, solo nelle ultime ore, la notizia che Futuro Energetico Italiano srl ha presentato a Regione Lombardia una seconda richiesta di permesso di ricerca mineraria per uranio e minerali associati, sempre nel territorio montano di Piateda e questa volta in Val Bondione (in provincia di Bergamo), la comunità di Piateda, ma anche persone da tutta la provincia e dalla Bergamasca hanno affollato l’interrato della palestra Micheletti di Piateda, venerdì sera, per l’incontro pubblico che l’amministrazione comunale ha voluto – coraggiosamente, va ammesso, visto il tema – per parlare della domanda fatta da Futuro energetico italiano che intende approfondire le indagini avviate in Val Vedello a partire dagli anni ‘70 da AgipMineraria.

La spiegazione, tecnica e super partes, è venuta dai due consulenti del Dipartimento di Ingegneria dell’ambiente, del territorio e delle infrastrutture del Politecnico di Torino, Daniele Martinelli e Vincenzo Andrea Riggio, cui il Comune si è rivolto. Che sono partiti dall’antefatto: in Val Vedello ci sono già 11 km di gallerie scavate nella roccia dal 1975 al 1983, poi abbandonati «per la convergenza negativa dei fondi europei – ha spiegato Riggio -, per l’impatto sociale e, soprattutto, per un motivo economico, perché Agip aveva un debito di 300 miliardi di lire». Oggi il “ritorno di fiamma” che non ha fatto trovare il Comune impreparato, come hanno rimarcato i tecnici, visto che – in questa fase in cui sono aperte le osservazioni alla Valutazione di impatto ambientale – il Comune presenterà le proprie (articolate in 17 macro-tematiche) entro il 23 ottobre alla Regione in modo che questa le possa allegare alle proprie e, poi, autonomamente al ministero entro la scadenza del 2 novembre.

«Il permesso di ricerca prevede carotaggi con l’obiettivo di aggiornare le ricerche geologiche e implementarle, stimare quanto materiale c’è nel sottosuolo e quale concentrazione di minerale utile», ha detto Martinelli, sgombrando il campo subito da un timore: «Quello attuale è un progetto di ricerca, non già di coltivazione della miniera che richiederebbe un proprio iter separato e successivo a questo». Intanto il progetto attuale, della durata di tre anni, comporta l’accesso alle vecchie miniere, la messa in sicurezza delle gallerie, 156 carotaggi in 60 piazzole per 21 km.

«Si tratta di sondaggi relativamente corti, fra i 60 e 350 metri, con una profondità di 150 metri – ha proseguito Martinelli -. Il principio progettuale è utilizzare il reticolo di gallerie esistente con i cinque portali esistenti. Nessun nuovo scavo è richiesto e verranno riaperti i precedenti portali. Esiste una pista storica di 3,8 km che dovrà essere ripristinata e verrà allestito un campo base temporaneo. La radioattività richiede misure specifiche di protezione, un problema presente in tutte le gallerie sottoterra per il radon che è concentrato nelle miniere di uranio. Il proponente ha pensato di mitigare questo problema con una ventilazione forzata che prende l’aria pulita dall’esterno che viene diluita con l’aria all’interno. Tutto questo deve essere accoppiato al controllo di Ats sulla dosimetria dei lavoratori».

Qui il problema non sono le scorie, ma i materiali che sono naturalmente radioattivi. È previsto anche un controllo di acque, rumore, flora, fauna e componenti biologiche. Alla fine dei tre anni sono richiesti lo smantellamento delle strutture temporanee, il riassetto del campo base, la messa in sicurezza delle gallerie e la chiusura dei portali. Il sindaco, Simone Marchesini, ha precisato anche il confronto aperto e serrato con Provincia di Sondrio, Comunità montana di Sondrio e Parco delle Orobie valtellinesi: «L’approccio è molto tecnico e così deve essere visto il tema che dobbiamo trattare in questa fase di Via (Valutazione impatto ambientale)».

Sono 17 le macro-richieste di chiarimento che il Comune di Piateda presenterà al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulla Valutazione di impatto ambientale (Via) presentata dalla società Futuro Energetico, in merito alla richiesta di permesso di ricerca mineraria in Val Vedello. Il docente dell’Università di Torino, incaricato dal Comune, Vincenzo Andrea Riggio, ha riconosciuto la «documentazione di dettaglio del proponente», che, però, non è sufficiente a sanare tutti i dubbi. Da qui la richiesta di integrazioni che riguarda la sicurezza delle gallerie, le acque, la viabilità, la biodiversità, i residui Norm (radioattivi), l’epidemiologia, la gestione del cantiere e il post operam.

«Chiederemo che la sicurezza nelle gallerie, abbandonate da 40 anni, venga fatta prima, vista anche la presenza di radon con valori variabili e strati di concentrazione piuttosto importanti – ha detto Riggi –. Il radon c’è e va gestito correttamente. La ventilazione è adeguata, ma ci sono aspetti che andrebbero approfonditi per la radio protezione insieme alla procedura geomeccanica». Quanto alle acque minerarie, che sono acque di drenaggio che vengono raccolte, «la situazione è quella di 40 anni fa, poi non è stato fatto nulla, ma il ruscellamento è continuato. Da chiarire l’origine dell’arsenico presente nelle acque, seppure in bassa quantità». Riggi ha rassicurato, però, che queste acque non entreranno mai nell’acquedotto. Tema viabilità con dissesto e opere di protezione: «La parte impattante non è l’indagine, quanto la strada che porterà alla bocca delle gallerie: ad oggi è un sentiero, per cui più che di ripristino, si dovrebbe parlare di realizzazione di una nuova viabilità montana. Chiederemo verifiche geotecniche e idrauliche, perché siamo in un territorio fragile».

Poi c’è la questione della biodiversità: «Siamo in una condizione di pregio ambientale; l’obiettivo è definire l’impronta delle interferenze del progetto. La Cm e il Parco delle Orobie ci hanno indicato alcune osservazioni che abbiamo recepito. In relazione alle acque di processo e ai residui Norm, la proponente ha presentato una tecnica di trattamento delle acque di processo ma vanno attenzionati gli aspetti di portate, bilancio idrico e masse, gestione dei residui». E, ancora, la configurazione operativa del cantiere. Quante persone lavoreranno, per quante ore al giorno, quanti mezzi circoleranno? Sul recupero post operam, cosa succederà al termine dei tre anni? Quali saranno lo stato finale e gli obblighi delle opere permanenti, cioè strada e destino dei portali? Tutte domande poste dai tecnici. Infine è stato già chiesto ad Ats della Montagna un parere su epidemiologia e quadro sanitario.

Dibattito lungo - sempre educato e costruttivo -, anche con tanti giovani che hanno posto domande tecniche ai due docenti del Politecnico all’assemblea. Martina Simonini, capogruppo della minoranza consiliare, ha esordito: «I tecnici hanno usato parole rassicuranti, ma io non sono tranquilla. Ho letto documenti in cui, da profana, ho trovato delle leggerezze. Poi temo per l’aspetto epidemiologico: prima di partire, una indagine va fatta. Sappiamo che ci sono incidenze tumorali che vanno attenzionate». Angelo Costanzo dell’associazione “Oltre i muri”, ha punzecchiato politicamente il sindaco, Simone Marchesini, chiedendo «il coraggio di dire no alla Regione sullo sfruttamento dell’uranio in Val Vedello. Nessuno mette in campo una richiesta di indagine se non è interessato poi alla coltivazione. L’opinione pubblica, in passato, ha fermato Agip dal proseguire la coltivazione, oltre al venire meno del finanziamento europeo». Giovanni Curti (minoranza SiAmo Piateda) ha rimarcato il tema della viabilità e delle acque, ma anche della copertura finanziaria: «Non c’è un piano finanziario nello studio. La società Futuro energetico italiano ha una capitalizzazione risibile, per cui bisogna capire da dove arrivino le garanzie finanziarie».

Il sindaco Marchesini ha replicato: «In questa fase di Via possiamo solo presentare le nostre osservazioni, con una modalità di gestione tecnica della domanda. Poi o viene cassato tutto oppure alziamo il grado di controllo durante e dopo l’opera. Che sia contrario o favorevole, non decido io; vogliamo essere puntuali sulle ricadute sulla parte ambientale e sanitaria. Dire adesso di no, senza mettere paletti stringenti, non è una scelta politica, ma una scelta amministrativa sbagliata».

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