Abusi su minore in affido: uomo a processo

L’uomo, accusato di atti sessuali con una ragazzina in affido, comparirà davanti al giudice a Sondrio.

L’inchiesta che, lo scorso fine giugno, aveva portato in carcere un uomo residente in Valchiavenna con un’accusa pesante come un macigno – ossia atti sessuali con minore – si è chiusa in questi giorni. La vittima sarebbe una ragazzina in affido, da alcuni anni, alla famiglia valchiavennasca: quando venne a galla la vicenda fu allontanata dal nucleo familiare per essere accolta in una struttura protetta.

Si è appreso ora che, fra poche settimane, ci sarà a Sondrio il processo a carico dell’indagato, al momento sempre recluso in un penitenziario lombardo. La sua posizione non si è mai alleggerita.

«Il processo – spiega il suo legale, Francesco Romualdi di Sondrio – si terrà con rito abbreviato e la sentenza sarà pronunciata dal giudice Antonio De Rosa». Nelle scorse settimane si è svolto l’incidente probatorio, ovvero l’audizione della minore che è parte offesa, per cristallizzare il suo racconto. Nell’udienza sono intervenuti il giudice per le indagini preliminari Fabio Giorgi, il pm in sostituzione del collega Daniele Carli Ballola titolare del fascicolo impossibilitato quel giorno a esserci, l’avvocato Paolo Pedroncelli di Morbegno per la ragazzina nominato dal curatore della stessa, ossia l’avvocato Danisa Mazzoni, e il penalista Francesco Romualdi che difende l’indagato, quest’ultimo anch’egli presente in aula.

La minore, con l’ausilio della professionista incaricata dell’assistenza, la psicologa e psicoterapeuta Maria Cristina Silvestri con studio a Sondrio, ha cercato di ripercorrere le vicende al centro dell’inchiesta e lo ha fatto in maniera sofferta e frammentata, comprensibilmente, ma seguendo le emergenze processuali e, in particolare, il contenuto della messaggistica telefonica rinvenuta sui dispositivi in uso alle parti.

I presunti abusi non contemplano tutti gli anni di permanenza, nell’abitazione, da parte della giovanissima, ma alcuni mesi del 2025. Prima, infatti, non c’erano stati problemi per quella ragazzina alla quale le istituzioni avevano cercato un posto per farla crescere in serenità, in un ambiente educativo adatto alla sua età. Le difficoltà sono emerse quando, piano piano, è divenuta più grandicella.

Il magistrato, a un certo punto, con la supervisione del procuratore Piero Basilone, aveva chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Fabio Giorgi l’emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere a carico dell’indagato, attualmente accolto in un reparto per presunti sexual offender nel carcere di Pavia.

Il caso era esploso grazie alla sorella maggiore che aveva scoperto e informato i Servizi sociali i quali raccontarono alla Procura, dando così il via all’indagine affidata ai carabinieri di Novate Mezzola. Le giovani furono allontanate dalla famiglia affidataria e accolte in una struttura d’accoglienza. Gli accertamenti furono svolti in totale riservatezza al punto che la consorte scoprì che il coniuge era inquisito per un reato di tale gravità soltanto quando i carabinieri di Novate Mezzola bussarono alla sua porta per arrestarlo, all’alba di sabato 21 giugno.

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