Lite al rifugio “Mai tardi”, arrestato 44enne per tentato omicidio

L’episodio risale al 18 luglio. Due soci – legati anche da rapporti di parentela – erano arrivati alle mani per motivi legati alla gestione dell’attività

Madesimo

Erano state necessarie meticolose indagini per risalire a quanto accaduto alle 16.30 di venerdì 18 luglio nella cucina del rifugio “Mai tardi” degli Andossi di Madesimo, struttura gestita dalla famiglia Pinoli da 42 anni.

È lì che i contitolari dell’esercizio, zio e nipote, rispettivamente Massimiliano Pinoli, di 44 anni, e Ivan Invernizzi, di 31, da tempo fianco a fianco nella conduzione del rifugio, si sono scontrati proprio su questioni attinenti la gestione. Una parola tira l’altra e la situazione si è fatta pesante. Sono cominciati a volare oggetti da parte di uno nei confronti dell’altro, fino a quando lo zio ha impugnato un coltello da cucina con una lama lunga 25 centimetri, colpendo il familiare all’addome.

«Per puro caso il colpo inferto non ha causato la morte – recita il comunicato stampa diffuso dal Servizio informativo dei carabinieri di Sondrio – in quanto la penetrazione della lama è stata ostruita dalla presenza di una costa».

Aspetto che si è potuto appurare solo in ospedale a Lecco, dove il 31enne era stato elitrasportato d’urgenza dal personale sanitario di Areu e subito sottoposto a intervento chirurgico. Lì si era capito che la situazione non era grave proprio perché il costato aveva parato il colpo, tant’è che il giovane è stato dichiarato subito fuori pericolo e, sottoposto alle cure del caso, si è ora del tutto ripreso.

Per Pinoli, però, la situazione dal punto di vista giudiziario si fa pesante, perché nella giornata di mercoledì è stata data esecuzione nei suoi confronti a un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesso dalla Procura della Repubblica di Sondrio in attesa dell’interrogatorio di garanzia del giudice. Ordine eseguito dai carabinieri del Comando provinciale del capoluogo.

Pinoli è, quindi, agli arresti domiciliari nella sua abitazione della Bassa Valtellina in quanto gravemente indiziato del tentato omicidio del nipote, in base agli approfondimenti di indagine condotti dai reparti dell’Arma dei carabinieri coordinati e diretti dalla Procura di Sondrio e, in particolare, dal sostituto procuratore Giulia Alberti.

La stessa che il 18 luglio aveva raggiunto l’altopiano degli Andossi, a 1.800 metri di quota, per prendere direttamente visione della situazione e sentire tutte le persone che erano presenti al momento dell’alterco, in tandem con i carabinieri della Compagnia di Chiavenna, dell’Aliquota radiomobile e della Stazione di Campodolcino e del nucleo investigativo del Comando provinciale di Sondrio. Per alcuni giorni, poi, la cucina del locale era stata posta sotto sequestro per effettuare gli accertamenti investigativi, mentre nella seconda parte della stagione estiva, la struttura ha funzionato.

Solo negli ultimi giorni, da domenica, appare chiusa, anche se non è dato sapere se lo sia per via del fatto che la stagione estiva sta ormai scemando o proprio in ragione della piega presa dalla vicenda giudiziaria.

È finita con un arresto la lite scoppiata il 18 luglio scorso in un rifugio della bassa valle, dove due soci – legati anche da rapporti di parentela – erano arrivati alle mani per motivi legati alla gestione dell’attività.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, dopo un acceso scambio di parole, uno dei due avrebbe lanciato alcuni oggetti contro il familiare. L’altro, un 44enne, avrebbe reagito afferrando un coltello da cucina con lama di 25 centimetri e colpendo il congiunto più giovane all’addome.

La vittima era stata trasportata in elicottero all’ospedale di Lecco: ferita in modo serio ma non in pericolo di vita. I medici hanno poi accertato che il colpo non è stato fatale solo perché la lama si è fermata contro una costa.

Sul posto erano intervenuti i militari della Compagnia di Chiavenna, con il supporto della Stazione di Campodolcino e del Nucleo Investigativo provinciale, che hanno sequestrato l’arma e raccolto le testimonianze dei presenti.

Grazie agli accertamenti coordinati dalla Procura di Sondrio, sono stati raccolti gravi indizi a carico del 44enne, che ieri – 27 agosto – è stato posto agli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal Tribunale. Ora si attende l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice.

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