Verceia, multa con il Velobox annullata: il Comune condannato a pagare le spese legali

Il Tribunale di Sondrio accoglie il ricorso contro la sanzione da 173 euro e condanna l’amministrazione a rifondere le spese processuali. Per l’associazione Migliore tutela è la terza condanna in pochi anni: «Possibile esposto alla Corte dei Conti per danno erariale».

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È di martedì il deposito della sentenza emessa dal Tribunale di Sondrio su ricorso presentato da un utente della strada assistito dall’avvocato William Limuti e dall’associazione “Migliore tutela” del capoluogo valtellinese, nella quale si condanna il Comune di Verceia al pagamento di 64,50 euro per le spese di lite, di 662 euro per compensi oltre ad un 15% per spese generali, Iva e Cassa previdenza avvocati. In pratica, avendo accolto l’appello del ricorrente, l’utente della strada multato dalla Polizia locale di Verceia il 18 dicembre del 2024 tramite l’apparecchiatura Velobox posizionata a scopo deterrente lungo la statale 36 dello Spluga, nel centro abitato di Verceia, il Comune è stato condannato a far fronte alle spese processuali «cui dovranno aggiungersi – rincara Franco Esposito, referente di “Migliore tutela” per la provincia di Sondrio – anche le spese sostenute per la difesa del Comune affidata ad un avvocato di fuori provincia. Ora, considerato che questa è già la terza condanna in pochi anni giunta al Comune di Verceia, ne consegue un esborso di almeno 2500 euro per rifondere le spese di legge, oltre a quelle per pagarsi l’avvocato, per cui, l’associazione che rappresento si riserva di adire la Corte dei Conti per procurato danno erariale laddove emergesse che queste spese debbano essere sostenute dal Comune, quindi con fondi pubblici. In pratica per ottenere il corrispettivo della contravvenzione, cioè 173 euro, il Comune rischia di sborsarne almeno 2500».

Non molla l’osso, Franco Esposito, che in questi anni si è battuto strenuamente per il rispetto della legalità sulle strade con l’associazione cui appartiene, la quale ha già promosso e vinto una cinquantina di ricorsi in tutto il nord Italia. «In provincia di Sondrio sono 11 di cui sette li abbiamo vinti in appello, in Tribunale a Sondrio, su uno dei quali, oltrettutto, il Comune di Verceia aveva ricorso in Cassazione salvo poi rinunciare alla prosecuzione dell’azione su “invito” della stessa Corte - dice Esposito -. La nostra vigilanza è tuttavia ancora in essere, perché il tema della legittimità del ricorso agli autovelox resta aperto e scivoloso. C’è una differenza enorme fra strumenti omologati, cioè dotati di certificato metrologico legale e tarati col metodo corretto e strumenti semplicemente approvati. La Cassazione è stata chiara. Ha emesso 32 sentenze al riguardo e la 10505 del 2024 ha precisato che la semplice approvazione non basta ad avallare l’utilizzo di questi strumenti spesso, tra l’altro, posizionati sulle strade statali senza l’autorizzazione Anas.

E non è tutto, prosegue, perché 10 dei 25 prototipi di rilevatori della velocità indicati nell’allegato B definitivo del decreto Salvini sono collegati a decreti di approvazione emanati dopo il 3 febbraio 2026, cioè dopo la notifica del progetto alla Commissione europea. Esiste un parere molto chiaro espresso al riguardo da Gianantonio Sottile Cervini, presidente dei Altvelox, che chiede una verifica decisiva fra il testo notificato a Bruxelles e quello definitivamente adottato». In assenza di tale verifica, probabile, altri ricorsi potrebbe piovere laddove multe venissero irrogate tramite i dieci autovelox sui quali non c’è ancora chiarezza rispetto all’omologazione. Da noi interpellato, il Comune di Verceia, rispetto all’ultima condanna, ha preferito non intervenire.

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