Arianna Fontana, il lavoro dietro le vittorie: «Ha ancora l’energia di una ragazzina»

Il fisioterapista valtellinese Alekos Zugnoni racconta il lavoro di sette anni con la campionessa, tra infortuni superati e una passione che fa la differenza.

Berbenno

Arianna, Anthony e Alekos. Lei, lui e l’altro, che non è certo il terzo incomodo. Anzi, è il vertice che da sette anni completa la geometria di un triangolo sportivo vincente, solido, indeformabile se sottoposto a pressione, proprio come il poligono di riferimento. Insomma, una squadra fortissima, tenuta insieme, per usare un facilissimo gioco di parole, dal filo inossidabile della fuoriclasse delle lame strette, l’atleta invernale più vincente di sempre, Arianna Fontana. Con lei, berbennese doc, il marito made in Usa, Anthony Lobello, allenatore, e un altro valtellinese di Cedrasco, il fisioterapista Alekos Zugnoni, che abbiamo imparato a riconoscere fra le immagini di queste Olimpiadi.

Dietro le 14 medaglie olimpiche che hanno consacrato la Fontana la pattinatrice di short track più medagliata non c’è soltanto il talento, ma un lavoro metodico, quotidiano, costruito nel tempo. È quello di Alekos Zugnoni, fisioterapista e osteopata di Cedrasco, da sette anni parte integrante di un team che comprende anche il marito e allenatore Anthony Lobello. A chiusura di questa Olimpiade, Zugnoni è decisamente soddisfatto: «Non posso fare un bilancio estremamente positivo», spiega, ricordando come nei mesi precedenti Fontana abbia dovuto affrontare tre infortuni importanti, un problema lombare serio, una distorsione alla caviglia a ridosso delle gare di Montreal e soprattutto uno strappo di cinque centimetri al retto femorale che ha messo a rischio la partecipazione ai Giochi. «In un mese abbiamo lavorato per favorire la rimarginazione e creato un programma attorno al muscolo lesionato, concentrandoci su colonna e core. Abbiamo sfruttato il periodo di stop per rinforzare tutto il resto».

Un approccio scientifico, fondato su studio posturale e biomeccanico, sull’equilibrio muscolare. E il risultato è stato ancora una volta straordinario. Emblematica la caduta sul ghiaccio di venerdì che ha coinvolto anche Arianna, subito ripresa per posizionarsi quinta nei 1.500 metri: «Ha battuto forte gomito, gluteo e schiena. Ho escluso subito microfratture, era una contusione importante. Mentre Anthony sistemava le lame, abbiamo fatto un pit stop stile Ferrari».

È tornata in pista grazie a quella resilienza che, per Zugnoni, è il segreto della super atleta polaggina: «La sua fortuna fisicamente è avere una grande longevità, infatti mi sono limitato a tenerla in carreggiata, infortuni a parte. Però la differenza la fa la testa. Ha una passione per il suo sport che la contraddistingue. Sono stato sportivo a livello semiprofessionistico, inquadro bene questa categoria con cui amo lavorare: tanti sportivi visualizzano il gol, il traguardo e questo influenza la prestazione. Arianna si focalizza solamente sul fare bene quella prestazione. Gliel’ho chiesto anche l’altra sera: Ary quando sei scesa in pista, pensavi a quella medaglia? No. Lei si concentra su quello che sa fare, pattinare bene, la grinta, la caparbietà, quello che poi fa la resilienza di una donna di 35 anni che ha ancora l’energia di una ragazzina».

Fuori dal ghiaccio è «alla mano, disponibile, solare, umile», lontana dall’immagine glaciale che spesso trasmette in gara. Sul futuro tutto resta aperto: «Come a ogni Olimpiade si prenderà un anno sabbatico, poi potrebbe ancora provare l’ennesimo record, ma è a lei che va chiesto». E la coppia con Lobello? «In sette anni non li ho mai visti litigare, nemmeno nei momenti peggiori. Hanno creato un’alchimia rara, separando vita privata e lavoro. Anche per questo è bello lavorarci insieme. Siamo un team affiatato, serio, che crede nel suo rispetto della privacy, cose che ci hanno unito». Quindi un augurio: «L’ho detto anche a lei: bisogna essere grati alla vita per quello che le ha dato, complice la sua, la loro caparbietà. Le auguro tanta felicità anche al di fuori dello sport». Ora è tempo del riposo e dell’amore anche per il fisioterapista della regina del ghiaccio, che fra l’altro è novello sposo. «Mi concedo un break in Trentino con la mia Camilla». Che anche questo è fare squadra.

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