Calcio
Venerdì 05 Giugno 2026
Antonelli nella storia della Fiorentina: «Lo scudetto è una rivincita, ora sogno una panchina tra i professionisti»
L’ex difensore di Milan, Genoa e Parma conquista il tricolore con la Primavera viola dopo 43 anni di attesa. Luca Antonelli racconta il successo ottenuto da viceallenatore, il lavoro con i giovani talenti e le prospettive future: «L’obiettivo è arrivare il più lontano possibile»
Lettura 3 min.E’ entrato nella storia della Fiorentina, il 39enne allenatore (in seconda) della Primavera viola Luca Antonelli.
Il club toscano infatti rimetterà la coccarda tricolore al petto, a distanza di ben 43 lunghi anni. Mancato l’obiettivo nella scorsa stagione quando i gigliati persero in finale 3-0 contro l’Inter, ma dopo aver eliminato Juve e Roma, non hanno fallito al secondo tentativo superando in finale il Parma 2-1. Al suo terzo anno a Firenze, Antonelli racconta: “Per noi è stata una bella rivincita, la sconfitta dell’anno scorso non l’avevamo ancora digerita, una vittoria sofferta ma direi meritata contro un Parma tosto, grintoso.. .”
Davvero una sorpresa il team emiliano, considerando che arrivava dalla Primavera due.
“Io dico di no, loro avevano speso davvero molto per rafforzare la squadra anche all’inizio del torneo - lo avevamo inserito tra le formazioni più forti e infatti ce li siamo trovati in finale. Siamo felici dopo la coppa Italia vinta la scorsa stagione ai rigori contro il Torino, ecco servito il bis”.
Entri nella storia della Fiorentina anche se a livello giovanile, un grande punto di partenza vero?
“Assolutamente, vincere è difficile in qualsiasi categoria poi il fatto di aver centrato un risultato storico-naturalmente mi rende particolarmente orgoglioso del mio lavoro quotidiano”.
Certo i trofei, ma a livello giovanile serve portare elementi validi in prima squadra su tutti Comuzzo che ha recentemente, esordito anche in nazionale.
“Giusta considerazione, ben dodici nostri ragazzi hanno debuttato in serie A tra essi anche Fortini e Rubino- ma pure molti altri che stanno guadagnandosi il loro spazio nelle varie categorie, ecco lanciare atleti verso il professionismo da più gioia che non vincere i trofei”.
Avete festeggiato alla grande immagino….
“Il giusto, c’è stato un pranzo di saluto considerando che io e il capo mister Daniele Galloppa lasceremo dopo tre splendide stagioni, Firenze”.
Antonelli, si parla della Sampdoria.
“Meglio dire che esistono delle richieste da squadre professionistiche, poi che sia B o C non è un problema. Logico una B sarebbe meglio, credo che nello spazio di una decina di giorni, dovremo avere una risposta definitiva cercando di preparare al meglio la stagione che verrà”.
Tornando un passo indietro, soddisfatto della carriera da giocatore immagino.
“Non mi posso lamentare- ho giocato in piazze importanti come Milan, Genoa e Parma vestendo anche la maglia della nazionale maggiore, poi si può sempre fare meglio ma direi, che alla fine è andata bene”.
Il tuo rapporto con i giovani calciatori?
“Direi buono, attraverso la mia esperienza cerco di evitare che facciamo gli errori da me compiuti quando giocavo, i ruoli sono ben definiti ma per loro cerco di essere anche un buon amico e consigliere”.
Hai condiviso la storia rossonera, con tuo padre il celebre Dustin emozioni?.
“Beh, giocare al Milan essendo una delle più blasonate a livello nazionale credo sia stato il massimo, vi ho militato per tre stagioni lui sicuramente ha lasciato un segno ben più tangibile, culminato nella storica vittoria dello scudetto della stella”.
Tra i tuoi successi da mensionare la super coppa italiana, ottenuta ai rigori nel 2016 contro la Juve, e la promozione in A con il Parma.
“Sicuramente dei bei ricordi, insieme all’esperienza in rossoblù con il Geona”.
Tra essi ritengo anche, le tredici presenze collezionate in nazionale.
“Normale, difendere la maglia del tuo paese da sempre una grande emozione che in pochi riescono ad assaporare. Quindi direi che posso essere, abbastanza soddisfatto della mia carriera agonistica”.
Torniamo al presente; detto che sei ancora all’inizio del percorso si può asserire che il tuo obiettivo a lungo termine è quello di allenare da capo coach, una formazione del massimo campionato?.
“Pur mantenendo i piedi ben piantati a terra dico di sì, nella vita bisogna sempre essere realisti ma anche ambiziosi, io cerco di fare del mio meglio, acquisendo la giusta esperienza, insomma un passo alla volta e l’obiettivo di arrivare il più lontano possibile”.
Scherzando, ora possiamo asserire dell’1-1 in casa Antonelli, scudetto di Roberto con il Milan e il tuo a Firenze.
“Di sicuro esiste una grandissima differenza, lui ha vinto da protagonista assoluto in campo, io da mister nelle giovanili una gioia immaginabile quella di mio padre che ha avuto la fortuna, di viverla personalmente. Diciamo che da una scala da uno a dieci lui sta al top, non c’paragone tra i due tricolori anche se ripeto, sono contento del lavoro sin qui svolto”.
Insomma la carriera in panchina di Luca sta muovendo lentamente i primi passi, seguendo le orme anche in questa circostanza di babbo Roberto ora intento a godersi la bellezza della sua Valtellina, ma con trascorsi sulle panchine di serie C e D. Tra esse, quelle del Monza e in precedenza della Caratese che lanciò in orbita il difensore di Inverigo Moreno Torricelli, passato nello spazio di pochi mesi dai dilettanti, alla casacca titolare della Juventus con cui diventò campione d’Europa esattamente il 22 maggio 1996, superando ai rigori all’Olimpico di Roma l’Aiax.
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