«Arianna in gara nel 2030? Da lei ce lo aspettiamo»

I genitori della campionessa di short track: «E’ il suo carattere, c’è chi si sarebbe fermato. Lei no»

Berbenno

«Cominciamo solamente adesso a tirare il fiato, ieri sera abbiamo patito tantissimo, abbiamo temuto si fosse fatta davvero male, che è pericoloso. Poi però si è rimessa in piedi, è ripartita, è una roccia».

Puoi essere la più medagliata di sempre, stare sui pattini da una vita, essere la portabandiera olimpica e chiamarti Fontana, ma per mamma Maria Luisa e papà Renato, sarai sempre la bambina da proteggere e tenere al sicuro, prima di tutto. Poi però c’è la gioia, immensa, di vederla tagliare il traguardo, quello delle Olimpiadi, che forse non saranno le ultime. «Lo sappiamo com’è fatta: ci possiamo aspettare di tutto da quella lì, chissà cosa combinerà in questi quattro anni! Ma cosa vuoi dire a una che ti dà soddisfazioni ogni anno più grandi?» dicono, a proposito del futuro della figlia, i genitori della pattinatrice, smaltita la sbornia da adrenalina di un venerdì sera di fuoco incominciato con l’ormai classica macchinata di amici e parenti da Berbenno fino a Milano.

Insieme alla Brignone e alla Lollobrigida, Arianna Fontana è sicuramente nel podio delle nostre donne delle Olimpiadi. Alle 14 medaglie al collo per i suoi Giochi da leggenda, se ne aggiunge una per la capacità di resistere e di rialzarsi come si fa quando si è abituati a stare in equilibrio sulle lame del ghiaccio, che è duro e fa anche male. «E proprio per quello avevamo paura le fosse capitato qualcosa». È stata una serata da batticuore venerdì, di quelle che mettono alla prova non solo l’atleta, ma anche chi la ama. La caduta, il volo, il corpo che si accascia sui materassi hanno gelato il sangue a mamma Maria Luisa e papà Renato. «Sta bene – raccontano – ieri sera l’abbiamo aspettata fuori. Era dolorante alla gamba, poi quel taglietto per fortuna superficiale».

Poi ci ha messo velocemente mano il fisioterapista, il fidato Alekos Zugnoni. «Quando l’ho vista che si contorceva dal dolore – confida il papà – è come se lo sentissi anch’io. E quelle energie bruciate lì poi in finale pesano, a 35 anni non recuperi come a 25. Ma lei ha una forza incredibile». E infatti si è rialzata, ha stretto i denti ed è tornata a gareggiare quasi senza fiato. «È il suo carattere – dice la mamma – c’è chi si sarebbe fermato, lei no». Del resto è la regina del ghiaccio, e di ghiaccio, come due mentine, sono anche i suoi occhi, fissi, concentrati, taglienti. Poi si scioglie e le scappa la linguaccia e il sorriso da bambina sotto il caschetto biondo che abbiamo imparato a riconoscere. «È che si concentra davvero in modo pazzesco, è una sportiva seria, leale, rispettosa degli altri, che ha fatto la gavetta, ma non se la tira anche se può sembrare silenziosa e riservata». Siamo valtellinesi, conosciamo il genere, ma sotto sotto ci batte un cuore di panna. Per questo dopo la gara, dopo il tifo, è toccato agli occhi inevitabilmente umidi e agli abbracci con la campionessa: «Abbiamo fatto i turni per tenercela stretta stretta. Di sacrifici ne ha fatti tanti, anche ieri sera e questa è stata proprio una grande Olimpiade». A chiudere la giornata olimpica una nota di colore, i cartelloni e i peluche a forma di capra lanciati dai fan sul ghiaccio, il “Goat” che la incorona “greatest of all time”, idea del fratello Alessandro e Sara (cognata di Arianna) per celebrare una regina. «Saremo con lei a Verona per la chiusura di questa bella avventura, poi la aspettiamo a casa». Come tutti noi.

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