Cronaca / Tirano e Alta valle
Lunedì 30 Marzo 2026
A processo per la morte dei genitori novantenni, prima udienza
Si apre il processo ad Antonio Monticelli per la morte dei genitori, trovati in gravissime condizioni nella loro casa di Aprica. L’indagine è partita dall’allarme dei vicini.
Aprica
Si apre domani, a Palazzo di giustizia nel capoluogo valtellinese, il processo a carico di Antonio Monticelli, 61 anni, originario della provincia di Verona e da alcuni anni residente a Sondrio. L’uomo sarà giudicato in Corte d’Assise, presieduta dal giudice Carlo Camnasio e a latere la collega Francesca Palladini e i due togati saranno affiancati da sei giudici popolari, tre donne e altrettanti uomini, di età compresa fra i 45 e i 55 anni. Una perizia ha stabilito che, al momento del fatto, il sessantunenne aveva «la capacità di intendere e volere grandemente scemata».
Si procede in Corte d’Assise per i reati di cui è accusato l’imputato, ossia occultamento di cadavere della mamma Anna Maria Squarza, all’epoca di 91 anni, e per abbandono di persona incapace con conseguente morte, in relazione al decesso del padre convivente, Giorgio, di un anno più giovane della moglie.
I fatti risalgono alla fine di marzo e prima decade di aprile del 2024, quando alcuni inquilini del condominio di via Roma ad Aprica, nel quale si trovava la famiglia proprietaria dell’appartamento, diedero l’allarme ai carabinieri della locale caserma, insospettiti dai nauseabondi odori provenienti dall’alloggio abitato dai tre turisti e dal fatto che, da diverso tempo, non vedevano più gli anziani genitori, neppure affacciarsi a una finestra dei locali da loro occupati al primo piano. Quando i militari bussarono alla porta, il figlio Antonio non voleva che entrassero dicendo che era tutto a posto. Ma poi, una volta varcata la soglia della porta d’ingresso, avvenne la macabra scoperta. La signora giaceva nel letto della sua camera, senza vita, secondo l’autopsia poi disposta dalla Procura di Sondrio era spirata alcuni giorni prima il ritrovamento, e accanto a lei il marito in grave stato di denutrizione e con una gamba in cancrena che poi venne amputata. Il pensionato, che prima di cessare l’attività aveva guidato una piccola impresa edile in Veneto ed era geometra, spirò poi all’ospedale di Sondrio, a distanza di una decina di giorni dall’avvenuta amputazione dell’arto.
Il figlio, con diploma di istituto superiore conseguito al liceo Classico, prima di cessare il lavoro aveva aiutato per anni il genitore nella conduzione dell’azienda, occupandosi, in particolare, degli aspetti contabili, ed era andato a vivere stabilmente all’Aprica in un bel condominio in centro paese, tornando in Veneto soltanto di tanto in tanto. E nel paese turistico della Valtellina aveva il domicilio, mentre la residenza era stata trasferita a Sondrio per ragioni legate alla più comoda assistenza medica.
Domani, nell’aula Guadagnino del tribunale sondriese, si terrà la prima udienza nel corso della quale si dovrà decidere l’ammissione della lista testi: il pm che dovrebbe essere Daniele Carli Ballola, il quale ha ereditato il fascicolo dalla collega Chiara Costagliola trasferita di recente a Milano, su indagini condotte dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Sondrio e dal Nucleo Investigativo del Comando provinciale, ha presentato la richiesta di potere ascoltare dieci testimoni, mentre la difesa - rappresentata dall’avvocato Manuela Mauro del foro di Sondrio - una ventina.
«Siamo pronti per affrontare i giudici togati e quelli popolari in totale serenità – ha dichiarato alla vigilia l’avvocato Manuela Mauro – e attendiamo di sapere quali saranno i testi ammessi dalla Corte chiamata a giudicare il mio assistito».
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