Morti ad Aprica, via al processo in Corte d’Assise

Antonio Monticelli accusato di occultamento di cadavere e abbandono di persona incapace. La psicologa forense Bruzzone tra i testimoni

Aprica

Un teste eccellente, ossia la psicologa forense Roberta Bruzzone, deporrà al processo che si è aperto ieri ad Antonio Monticelli, 61 anni, originario di Verona e residente a Sondrio. Deve rispondere della morte della mamma Anna Maria Squarza, 91 anni, avvenuta nella primavera 2024 nel loro appartamento di Aprica ed è imputato anche per il decesso del padre Giorgio, di un anno più giovane della moglie, spirato a distanza di una decina di giorni dal ricovero nell’ospedale di Sondrio, dove fu sottoposto all’amputazione di una gamba. Era in stato di denutrizione quando fu trovato dai carabinieri della locale caserma, allertati da alcuni vicini che si erano insospettiti per il forte odore che proveniva dall’appartamento e dal fatto che da diversi giorni non vedevano più gli anziani coniugi, neppure affacciarsi alla finestra come erano soliti fare.

L’uomo, ieri presente, difeso dall’avvocato di fiducia Manuela Mauro con studio a Sondrio, deve rispondere di occultamento di cadavere per quanto concerne l’anziana madre, la quale fu ritrovata senza vita sdraiata sul letto della sua camera, e del reato di «abbandono di persona incapace con conseguente morte», per quanto attiene, invece, la fine del papà, piccolo imprenditore e con il quale, in passato, aveva a lungo collaborato nell’azienda edile di famiglia occupandosi della contabilità.

Il processo, per i reati contestati, si svolge in Corte d’Assise e, pertanto, ad affiancare il presidente Carlo Camnasio, oltre alla collega Francesca Palladini, ci sono sei giudici popolari (tre donne e altrettanti uomini) di Valtellina e Valchiavenna, sorteggiati da un apposito elenco, in aula unitamente ad altri due, sempre con la fascia tricolore, nelle vesti di supplenti.

Il pm Daniele Carli Ballola, che ha ereditato dal sostituto procuratore Chiara Costagliola (trasferita di recente) il fascicolo delle indagini condotte dai carabinieri del Norm di Sondrio con quelli del Nucleo Investigativo del Comando provinciale, era in aula con accanto la giovane collega Tatiana Ennemoser, ultimo «acquisto» della bella squadra dell’esperto procuratore Piero Basilone.

Il presidente della Corte, con la piena collaborazione delle parti, ha poi stilato un calendario con le prime date utili delle udienze in cui si snoderà il processo. Ma prima di questo passaggio c’è stato il ritiro in Camera di consiglio per valutare la lista testi da ammettere. È stata interamente accolta. Si riprenderà il 17 aprile per ascoltare i primi testimoni, quelli indicati dal pm Carli Ballola. Poi toccherà a quelli della difesa.

«Tra i miei – spiega l’avvocato Mauro – ci sono due oculisti che hanno operato il mio assistito, il professor Claudio Marcassoli che ha preso parte alla perizia psichiatrica, un’amica di vecchia data del mio cliente, il patologo di parte Maurizio Robustelli Della Cuna, la mia consulente di parte, ossia la psicologa forense Roberta Bruzzone. Ascoltati tutti i testi mi riservo di chiedere la perizia psichiatrica». Si inizierà con i due carabinieri, citati dal pm, che hanno effettuato il primo intervento al momento dei fatti, poi si sentirà la patologa Elena Invernizzi che ha eseguito le due autopsie, ci sarà inoltre la deposizione dello psichiatra Mario Lanfranconi di Lecco, convocata pure la zia dell’imputato, Liliana Monticelli di 94 anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA