Bormio in lacrime per Marika, l’ultimo saluto alla giovane atleta travolta da una valanga

Una folla commossa ha partecipato alla cerimonia funebre, un abbraccio corale alla famiglia. Il ricordo del suo sorriso e della passione per lo sci.

Bormio

Una chiesa gremita in ogni ordine di posto, la piazza del Kuerc colma di persone rimaste all’esterno pur di esserci, un silenzio carico di commozione e volti segnati dalle lacrime ma uniti da un affetto profondo. Bormio ha dato l’ultimo saluto a Marika Mascherona in una cerimonia intensa e partecipata, che ha visto riuniti amici, colleghi, atleti, maestri di sci, ragazzi dello Sci club e tantissimi cittadini. Un abbraccio corale al papà Maske, alla mamma Simo e alla sorella Katia, nel giorno più difficile, quello dell’addio.

Fin dalle prime parole, don Fabio Fornera ha voluto allargare lo sguardo oltre i confini della parrocchia: «Oggi siamo una sola famiglia stretta insieme a voi» ha detto, ricordando anche Alberto De Maron. Un’immagine che ha fotografato la realtà di queste ore: persone «di ogni età e provenienza, credenti o meno, amici della montagna o meno», unite dallo stesso dolore per una giovane vita spezzata troppo presto. Un dolore che non conosce differenze e che ha riempito la chiesa e la piazza di un silenzio quasi irreale.

Nell’omelia il parroco ha richiamato con forza la fragilità dell’esistenza: «Quanto è fragile la nostra vita, è appesa a un filo». Parole che hanno attraversato la navata come un’eco della tragedia di giovedì, quando la valanga sul Monte Cornaccia ha travolto Marika. «Quella valanga sembra arrivata un po’ su tutti noi» ha aggiunto, dando voce allo smarrimento, alla rabbia, alle domande che in questi giorni si rincorrono nei cuori: perché, come è potuto accadere, come si può andare avanti.

Ma accanto al dolore, l’invito a non restare soli. «Non da soli ma insieme», ha sottolineato don Fabio, incoraggiando a condividere il peso della sofferenza come famiglia, come amici, come comunità. E insieme a Gesù, «a lui possiamo dire tutto», portando anche la rabbia e la desolazione. Un cammino non semplice, ma possibile. «Siamo nati per non morire più» ha detto ancora, invitando a credere che «c’è dell’altro», un oltre che supera il limite della vita terrena e custodisce il senso più profondo dell’esistenza.

Nel ricordo tracciato dal sacerdote è emersa la Marika che tutti conoscevano: il sorriso «travolgente», la passione per i “suoi bocia” dello sci club, l’affetto per la famiglia e per gli amici, il desiderio di montagna, di neve, di spazi aperti, di «vento tra i capelli». Un ritratto che ha fatto affiorare lacrime ma anche gratitudine, per ciò che è stato condiviso «anche se per troppo poco tempo».

Durante la cerimonia sono stati letti anche due messaggi dei più giovani, parole semplici ma potentissime. «Tu eri lì, con il tuo magnetico sorriso, a scaldarmi il cuore anche nelle giornate più grigie» ha scritto un’amica ricordando le gare, il freddo, il vento e la neve. «Sarai con noi a ogni curva, a ogni gara» la promessa, con la certezza che la sua presenza continuerà ad accompagnarle quando chiuderanno gli scarponi e si prepareranno a partire.

Commovente anche il secondo messaggio, un intreccio di ricordi quotidiani: le camere condivise, gli abbracci per consolarsi, le serate in palestra, le giornate al mare, gli allenamenti, le risate. «Ci manchi tantissimo. Continua a brillare con quel tuo sorriso luminoso come mille stelle» le parole finali, accolte da un lungo silenzio rotto solo dai singhiozzi.

All’uscita dalla chiesa, tanti sguardi si sono alzati verso le montagne che Marika amava. Bormio l’ha salutata così, con il dolore nel cuore ma anche con la consapevolezza che la sua energia, la sua allegria e la sua passione continueranno a vivere in chi l’ha conosciuta. La prossima sciata, come ha detto don Fabio, sarà anche per lei.

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