Cronaca / Tirano e Alta valle
Lunedì 03 Agosto 2026
Tentò di uccidere la direttrice del Cas di Sondalo: condannato a 4 anni e 8 mesi
Condanna in rito abbreviato per il richiedente asilo che nel dicembre 2024 cercò di accoltellare la responsabile del Centro di accoglienza straordinaria di Sondalo, salvata dal tempestivo intervento di due ospiti della struttura. Respinta la richiesta di attenuare la misura cautelare: l’uomo resta in carcere
Lettura 2 min.Sondalo
A fine dicembre di due anni fa un ospite del Cas Belvedere di Sondalo, armato di coltelli presi nella cucina, per vendicarsi di precedenti rimproveri ricevuti a causa del suo comportamento violento anche verso altri extracomunitari tenta di colpire alle spalle la direttrice del Centro di accoglienza straordinaria. Il richiedente asilo è fermato, appena in tempo, da altri due migranti che riescono a bloccargli il braccio nell’atto in cui si appresta a sferrare le coltellate al collo. Si è avvicinato alla donna a piedi nudi, allo scopo di evitare che il rumore di scarpe o ciabatte potessero allertare la vittima.
La responsabile della struttura, Nadia Zallouz Mazzetta, figlia del compianto Habib, ex dg del Sondrio Calcio, venuto a mancare alcuni mesi fa, una volta accortasi di quanto le stava per accadere scappa per rifugiarsi in una camera del reparto notte e lanciare l’allarme. Quando la situazione sembra essersi tranquillizzata, la responsabile esce e si rende conto che la porta della stanza è stata danneggiata nel tentativo di sfondarla e, inoltre, lo stesso aggressore cerca nuovamente di aggredirla, come del resto già avvenuto in passato, senza armi.
Poco più tardi Elom Lonhogan, 38 anni, originario di Lome (Togo), è arrestato per tentato omicidio dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Tirano, guidata dal capitano Riccardo Angeletti. Nella tasca del giubbotto aveva nascosto i coltelli. Da quel giorno, dopo una breve permanenza nel carcere di Sondrio, si trova rinchiuso nella casa circondariale di Monza.
Si è ora appreso che è arrivata la condanna a quattro anni e otto mesi di reclusione con rito abbreviato, quindi potendo godere dello sconto di un terzo della pena, inflitta dal giudice Fabio Giorgi, in accoglimento della richiesta del titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Giulia Alberti. Lo straniero era imputato degli articoli 56 e 575 del Codice penale “perché compiva atti idonei diretti in modo non equivoco - si legge nelle carte che lo hanno portato a processo - a cagionare la morte di Nadia Zallouz Mazzetta, non riuscendovi unicamente per cause indipendenti dalla sua volontà e, in particolare, per il pronto intervento di Fathi Saidi e Alfred Kamara che riuscivano a trattenerlo fisicamente, attimi prima che potessero attingerla con il coltello che impugnava. Atti consistiti nell’avvicinarsi a pochi centimetri da Mazzetta con due coltelli in una mano e un altro coltello nell’altra mano, che sollevava dall’alto verso il basso verso la Mazzetta per colpirla”.
Il grave episodio è avvenuto il 18 dicembre 2024. Nel corso dell’udienza il pm Alberti chiede la condanna poi inflitta dal giudice, partendo dalla pena base di 7 anni, ridotta poi per il rito, senza riconoscimento delle generiche per il comportamento tenuto dall’imputato che “non ha neanche capito la gravità dell’accaduto”.
L’avvocato di fiducia di Sondrio, invece, invoca l’assoluzione “per non avere commesso il fatto e, in subordine, previa derubricazione del reato in tentate lesioni, la condanna al minimo della pena con i benefici di legge”. La difesa, inoltre, chiede la modifica della misura cautelare con una meno afflittiva, come il divieto di avvicinamento alla parte offesa. Ma il magistrato esprime parere contrario alla revoca del carcere con un provvedimento restrittivo più soft, “non essendosi attenuate le esigenze cautelari”.
A suo tempo è stata accolta la richiesta della difesa in ordine alla perizia sulla capacità di intendere e di volere di Lonhogan al momento del fatto, la capacità di partecipare coscientemente al processo e l’eventuale pericolosità sociale. La perizia conclude “per la piena capacità di intendere e di volere dell’imputato, ma sono esistenti sicuramente anomalie comportamentali con grave disadattamento sociale”. Ma niente di più.
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