Cronaca / Tirano e Alta valle
Venerdì 03 Luglio 2026
Morti in casa ad Aprica
«Il figlio della coppia
era fragile ma inserito»
Processo Nella sesta udienza sentiti nuovi testimoni Tutti si sono detti concordi nel parlare bene dell’uomo E di averlo visto provato per le cataratte agli occhi
Lettura 2 min.Aprica
Le forti difficoltà alla vista, per la cataratta compromessa, i rapporti ottimi con una giovane del paese e poi con il padre, entrambi amministratori del condominio in cui viveva la famiglia originaria del Veneto e trasferitasi ai tempi del Covid nella località turistica in Valtellina, il legame solido con una commerciante del posto che, negli anni, è divenuto una vera e propria amicizia, il comportamento esemplare tenuto dall’imputato durante il soggiorno in una struttura protetta.
Sono stati alcuni dei temi emersi ieri dalle testimonianze acquisite nel corso della sesta udienza del processo in Corte d’Assise a carico del 60enne Antonio Monticelli, nativo di Verona e da tempo trapiantato all’Aprica, dove nell’appartamento di via Europa, il 12 aprile di due anni fa fu trovata morta la madre novantunenne Anna Maria Squarza e in gravi condizioni il padre Giorgio, di un anno più giovane della moglie, poi deceduto una settimana dopo il ricovero nell’ospedale di Sondrio.
Tanti testimoni
L’imputato deve rispondere alla Corte, composta da due giudici togati e da sei popolari, presieduta da Carlo Camnasio, di abbandono di incapace con conseguente decesso e occultamento di cadavere. Il dibattimento, iniziato alle 9, ha visto le deposizioni di diversi testimoni, convocati dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Manuela Mauro di Sondrio, mentre pm è Daniele Carli Ballola.
«Aveva una cataratta molto avanzata a entrambi gli occhi - ha detto il dottor Gianmaria Verdesca, dirigente medico e vice primario di Oculistica dell’ospedale sondriese - e il 10 luglio 2024 e il successivo 2 settembre fu sottoposto a interventi chirurgici agli occhi. Prima delle operazioni, andate bene, aveva enormi difficoltà. Chi è affetto da queste patologie riesce a cavarsela unicamente in ambiente familiare, in cui conosce a memoria i luoghi in cui si muove, altrimenti organizzarsi in autonomia diventa un’impresa».
Il soggiorno a Casa Serena
Sul problema si è soffermata a lungo pure la coordinatrice di “Casa Serena”, a Sondrio, dove l’imputato ha soggiornato per qualche tempo da giugno 2024.
«Ricordo che non vedeva assolutamente - ha affermato Enza Blundo - lo accompagnavo pure in bagno. Gli ho dato un campanello da tenere in tasca e suonare in caso di necessità. Era sempre gentile con tutti gli ospiti e i loro familiari con i quali ha mantenuto contatti, talvolta viene a farci visita e si ferma con noi a pranzo. Dopo il secondo intervento è diventato più autonomo e aiutava pure a sbrigare alcune commissioni».
Parole positive sono state espresse anche da Roberta Cioccarelli: «Lo conosco da almeno 10 anni, da quando lo incontravo in un pub del paese. Conversare con lui, molto colto, è sempre stato piacevole. Quando mio padre, amministratore del condominio, ebbe problemi per il saldo di spese condominiali arretrate lui si adoperò per trovare una soluzione prima che il decreto ingiuntivo divenisse esecutivo».
«Una famiglia splendida e piena di valori, che crede nella giustizia - ha aggiunto commossa Mariateresa Laurino, commerciante di Aprica - li conoscevo da decine di anni -. Ci si frequentava. Ho saputo, un giorno, che Antonio aveva grossi problemi alla vista. L’ho scoperto vedendolo al supermercato. Tastava i prodotti e ho saputo dai commessi che aveva con sé una lente di ingrandimento che utilizzava durante la spesa. I genitori erano orgogliosi di lui, in particolare la mamma. Mi dispiace tanto per quello che è successo».
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