Passo dello Stelvio, Umberto Capitani lascia dopo 26 anni

Il direttore ha chiuso la sua collaborazione con la Sifas e saluta con affetto squadre e collaboratori Gli subentra alla guida degli impianti il fratello Giovanni

Bormio

Dopo 26 anni di onorata carriera e di intenso lavoro, questa settimana si è chiusa la collaborazione del direttore Umberto Capitani con Sifas, la società che gestisce gli impianti del ghiacciaio dello Stelvio. «Come il quadriennio olimpico finisce con medaglie bellissime - ha sottolineato - che, come operatori dello Stelvio, sentiamo anche un po’ nostre per il lavoro svolto negli anni, anche per me è tempo di chiudere un capitolo ed iniziare una nuova stagione della mia vita».

Questo l’annuncio diffuso in settimana caratterizzato, in primis, da tanti “grazie” «per l’opportunità che mi è stata data in questi anni, nei quali ho potuto crescere professionalmente e personalmente. Ho potuto instaurare forti rapporti umani in un ambiente talvolta non facile ma unico. Un ringraziamento particolare va a mio papà Stefano, che mi ha sempre supportato. Ringrazio tutti quanti hanno collaborato con me in questi lunghi anni, da chi mi ha affiancato dall’inizio, a chi è rimasto anche per meno. Il mio staff, fondamentale, senza il quale non avrei ottenuto gli stessi risultati, era formato da seri e fidati collaboratori, spesso amici, che mi sono stati di supporto nei momenti più difficili unitamente a tutta la mia famiglia, trovando le migliori soluzioni».

E anche lui, in tanti anni, ha rappresentato un punto di riferimento prezioso e insostituibile per atleti - guarda caso, ieri, i primi messaggi di saluto e ringraziamento li ha ricevuti da alcuni olimpionici - allenatori, squadre, operatori e giornalisti lui che, all’alba, inviava messaggi con bollettini meteo e foto spettacolari dall’alta quota, informava puntualmente su chiusura e apertura di strada e piste, comunicava condizioni del manto nevoso e informava sulle squadre presenti in quota per gli allenamenti. Anche perché - e su questo le opinioni di tutti sono assolutamente concordi - non c’è atleta che “non sia passato almeno una volta dallo Stelvio” quelli che per lui, dall’alto della sua esperienza, sono e resteranno “i bocia” (i ragazzi) dello Stelvio.

Prima di Umberto, al passo dello Stelvio c’era papà Stefano, scomparso qualche anno fa e quella del ghiacciaio, per la famiglia Capitani, è stata - da sempre - una grande, intensa ed appassionata storia di famiglia, una storia fatta di ghiaccio, di neve, di condizioni meteo a volte spettacolari, spesse volte difficili, proprio come l’alta montagna insegna, un racconto fatto di migliaia di atleti che, almeno una volta nella vita, si sono allenati ed hanno zigzagato tra i paletti del passo dello Stelvio.

Ma lo Stelvio rimane sempre e comunque una questione di famiglia, quella dei Capitani. Dalla prossima estate al posto di Umberto, in quota, ci sarà il fratello Giovanni, che continuerà nel lavoro intrapreso finora.

Per Umberto adesso si profila un duplice ruolo: quello di nonno di quattro nipoti, ai quali a breve se ne aggiungerà un quinto, ma anche quello di operatore, a Bormio, di una struttura che, guarda caso, porta proprio il nome di albergo Stelvio.

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