Sondalo: paziente morto fuori dalla Rsa, la famiglia avvia un’azione civile

Non un’azione penale contro le operatrici, ma una causa civile per accertare la responsabilità della struttura. È la scelta della famiglia del 78enne morto dopo essersi allontanato dalla RSA Bellavista di Sondalo pochi giorni dopo il ricovero

Sondalo

«I famigliari del paziente che assisto hanno scelto consapevolmente di non costituirsi parte civile nel procedimento penale nei confronti delle operatrici della Rsa Bellavista di Sondalo per la mancata sorveglianza del loro congiunto non ravvisando alcun intento di accanimento personale. L’azione che abbiamo intrapreso riguarda invece la responsabilità della struttura sul piano civile e contrattuale».

A precisarlo è Antonio Sala Della Cuna, legale della famiglia Ricetti il cui congiunto, Renzo Giuseppe Ricetti, 78 anni, a soli sette giorni dal ricovero in struttura, il 18 marzo dello scorso anno, si è allontanato da solo dalla stessa senza che nessuno se ne accorgesse. È uscito dal cancello principale, ha attraversato la strada, è entrato nella proprietà di un professionista con studio di fronte alla Rsa e nello scendere i gradini che portano allo studio dello stesso è caduto e ha battuto la testa. Probabilmente la botta non è stata così forte da provocarne la morte, ma è intervenuto uno scompenso cardiaco dovuto allo stress conseguente alla fuga e, di fatto, la crisi è stata letale. Nulla è stato possibile fare per salvarlo.

Il punto, per l’avvocato delle parti offese, è che non rileva ai fini civili il fatto che il paziente sia morto per uno scompenso cardiaco o per aver battuto la testa in seguito alla caduta, ma rileva il fatto che è morto in seguito alla violazione dell’accordo contrattuale fra la struttura, il paziente e i suoi famigliari, che lo hanno affidato alla stessa proprio perché se ne prendesse cura con la massima attenzione dovuta ad una persona fragile «ad alto rischio di caduta e che doveva essere monitorata a vista – recita il capo d’imputazione in cui sono chiamate in causa due ausiliarie socio assistenziali della struttura per omicidio colposo e violazione del protocollo anticaduta – perché incapace di muoversi in sicurezza senza deambulatore e in modo autonomo».

«Il punto centrale – precisa Sala Della Cuna – non è la presenza di un mezzo in fase di scarico davanti al cancello come osserva l’ex presidente della Rsa, circostanza allo stato non accertata e comunque non dirimente, bensì l’allontanamento non vigilato di un paziente fragile e ad alto rischio, evento che una struttura è tenuta a prevenire mediante adeguate misure organizzative e di controllo. Le difficoltà operative e strutturali della Rsa, pur comprensibili, non escludono tali obblighi, ma richiedono, se possibile, un livello di attenzione ancora maggiore. Non appare inoltre coerente richiamare, da un lato, l’attivazione delle procedure assicurative e dall’altro la necessità di attendere l’esito del procedimento penale. Si tratta di piani distinti e la responsabilità civile della struttura può essere accertata autonomamente e, ad oggi, nessun risarcimento è stato corrisposto ai famigliari».

A stretto giro di posta Sala Della Cuna presenterà quindi ricorso in sede civile, mentre la prima udienza del rito abbreviato con le operatrici imputate è fissata per l’8 ottobre prossimo.

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