Tirano, auto in fiamme: ipotesi gesto doloso. «Contrasti tra vicini di casa»

Un’auto è stata distrutta da un rogo di origine dolosa. La vittima racconta di minacce, aggressioni e contrasti con i vicini, sfociati nell’incendio.

Tirano

Fiamme alte fino a tre metri nel cuore della notte, a pochi passi dalle abitazioni e da un B&B con ospiti all’interno. A Tirano la paura corre veloce e ha il volto di un incendio doloso che, per un soffio, non si è trasformato in tragedia. «Mi hanno suonato al citofono verso le 4.50 – racconta Daniele Divitini – mi sono affacciato dal terrazzo e ho visto la macchina avvolta dalle fiamme».

L’auto, di proprietà della compagna, era parcheggiata nel cortile dell’abitazione, una proprietà privata con più appartamenti e un’attività ricettiva. «Nel piazzale c’erano cinque macchine. Ho fatto appena in tempo a spostare la mia, su cui era già colato del materiale vicino al passaruota e al serbatoio. Per fortuna è diesel, altrimenti sarebbe potuta esplodere».

In quei momenti concitati, la priorità è stata evitare il peggio. «Ho dovuto anche svegliare degli ospiti del B&B per far spostare la loro auto. La situazione era molto pericolosa». Le fiamme, infatti, avrebbero potuto propagarsi rapidamente agli altri veicoli e all’edificio.

Gli accertamenti hanno escluso l’ipotesi accidentale. «Dalla telecamera non si vede, perché quella sera era puntata verso il cancello e la strada, però si sente chiaramente il rumore di un liquido versato e la fiamma che parte immediatamente», spiega Divitini, confermando l’origine dolosa del rogo.

Un episodio che, secondo il suo racconto, rappresenta solo l’ultimo atto di una serie di contrasti iniziati circa 14-15 mesi fa. «C’è stato un diverbio per una pianta che toglieva la luce all’ingresso di casa. Mi era stato detto che sarebbe stata spostata, ma non è successo. A quel punto mi sono sentito preso in giro e ho ribaltato il vaso, senza danneggiare nulla».

Da lì, la situazione sarebbe precipitata. «Quel giorno c’è stata un’effrazione in casa: stavamo cenando io, la mia compagna e mia figlia più piccola. Questa persona è entrata e mi ha dato una testata. Ho dovuto avere una colluttazione per riuscire a portarlo fuori». Entrambi sono stati medicati in pronto soccorso. «Io ho avuto una lesione a un occhio con due settimane di prognosi».

Per quell’episodio è stata presentata denuncia, ma il procedimento è ancora fermo. «A tutt’oggi non siamo ancora riusciti ad arrivare a un processo penale, stiamo aspettando i tempi della burocrazia».

Nel frattempo, però, i contrasti non si sarebbero fermati. «Ci sono stati altri dispetti, come il danneggiamento di un tappeto elastico, comportamenti ostili e minacce. Noi abbiamo smesso di salutare, ovviamente, ma loro pretendono comunque determinate cose».

Fino alla notte dell’incendio, che segna un punto di svolta. «La macchina bruciata era quella della mia compagna, che è anche al sesto mese di gravidanza. È una cosa gravissima». Divitini sottolinea anche il contesto in cui è avvenuto il gesto: «Siamo a Tirano, non in una grande città. Queste cose non sono mai successe e non devono più succedere».

Ora le indagini sono in corso. «I carabinieri stanno lavorando e ci sono anche altre denunce, non solo la nostra. Anche altri vicini hanno avuto problemi». L’auspicio è che si arrivi presto a fare chiarezza. «Noi vogliamo solo vivere tranquilli a casa nostra. Speriamo che venga fatta giustizia, per evitare che possano succedere episodi ancora peggiori».

© RIPRODUZIONE RISERVATA