Cronaca / Tirano e Alta valle
Martedì 10 Febbraio 2026
Tirano: silenzio e occhi lucidi per l’addio ad Alfio Muscetti
Chiesa di San Martino gremita per l’ultimo saluto ad Alfio Muscetti, morto sotto una slavina sul pizzo Meriggio. Forte il legame tra Sondalo, paese natale, e Tirano, dove aveva costruito la sua famiglia.
Tirano
Una folla silenziosa e commossa ha riempito la chiesa di San Martino a Tirano per l’ultimo saluto ad Alfio Muscetti, morto sabato mattina sotto una slavina sul pizzo Meriggio. Una partecipazione enorme, composta, che ha restituito l’immagine di due comunità profondamente unite nel dolore: quella di Sondalo, dove Alfio era nato e cresciuto, e quella di Tirano, dove si era trasferito dopo il matrimonio con Valeria, costruendo qui la sua famiglia e una fitta rete di relazioni.
La chiesa non è riuscita a contenere tutte le persone accorse per l’addio, segno tangibile dell’affetto e della stima che circondavano Alfio. Tra i banchi, tanti bambini con un fiore bianco in mano hanno reso ancora più toccante l’atmosfera della celebrazione. In molti si sono stretti attorno alla moglie Valeria, ai figli Caterina e Valentino, ai parenti e agli amici, con abbracci sinceri e una presenza discreta ma costante.
Durante l’omelia, il parroco di Tirano, don Stefano, ha scelto parole semplici e profonde per ricordare Alfio. «Caro Alfio, siamo qui non solo per dirti addio, ma soprattutto per dirti grazie», ha esordito, sottolineando come la grande partecipazione non fosse legata solo alla giovane età della vittima, ma al segno luminoso lasciato nella vita di tante persone. «Credo che tu sia stato luce con i tuoi gesti di carità – ha detto – e insieme diciamo grazie per tutte le volte che siamo stati illuminati dalla tua luce».
Il sacerdote ha poi ricordato la passione di Alfio per la montagna, che lo aveva portato a uscire all’alba anche quel sabato mattina, come aveva fatto tante altre volte. «Questa volta ci hai fatto proprio un brutto scherzo», ha aggiunto, dando voce alle domande che inevitabilmente nascono davanti a una tragedia simile: il perché, il senso, il destino. Un destino che, come ricordato citando le parole della moglie Valeria, resta un mistero ma anche una chiave per leggere la profondità della vita e il suo significato più autentico.
Cresciuto a Sondalo in una famiglia numerosa, Alfio aveva maturato fin da giovane un forte amore per la famiglia, per il lavoro concreto, per la montagna e per il servizio agli altri, soprattutto nell’oratorio del paese. Qualità che aveva portato con sé anche a Tirano, inserendosi con naturalezza e creando legami profondi. Don Stefano ha raccontato di essere rimasto colpito da come Valeria avesse descritto il marito con due parole: «Giusto e puro». Puro non nel senso comune, ma come sinonimo di autenticità, di uno sguardo capace di accogliere il mondo senza giudizio e senza malizia, con semplicità e verità.
Tra i passaggi più intensi dell’omelia, il parroco ha ricordato un momento vissuto il giorno precedente al funerale, dopo la benedizione nella casa di Alfio. Alla domanda rivolta alla figlia Caterina su quale fosse la prima cosa che le veniva in mente pensando al papà, la risposta è stata semplice e potente: «Mai mollare». Una frase che ha attraversato la chiesa come un filo invisibile, diventando il centro emotivo della celebrazione. Don Stefano l’ha definita un insegnamento grande, capace di racchiudere lo stile di vita di Alfio e di trasformarsi in un’eredità per i figli e per l’intera comunità.
«Noi ti promettiamo di non mollare», ha concluso il parroco. E, con parole cariche di fede e speranza, ha affidato ad Alfio il compito di continuare ad accompagnare Valeria, Caterina e Valentino, in quel legame che supera il tempo, il dolore e la vita stessa.
Una folla silenziosa e commossa ha riempito la chiesa di San Martino a Tirano per l’ultimo saluto ad Alfio Muscetti, morto sabato mattina sotto una slavina sul pizzo Meriggio. Una partecipazione enorme, composta, che ha restituito l’immagine di due comunità profondamente unite nel dolore: quella di Sondalo, dove Alfio era nato e cresciuto, e quella di Tirano, dove si era trasferito dopo il matrimonio con Valeria, costruendo qui la sua famiglia e una fitta rete di relazioni. La chiesa non è riuscita a contenere tutte le persone accorse per l’addio, segno tangibile dell’affetto e della stima che circondavano Alfio. Tra i banchi, tanti bambini con un fiore bianco in mano hanno reso ancora più toccante l’atmosfera della celebrazione. In molti si sono stretti attorno alla moglie Valeria, ai figli Caterina e Valentino, ai parenti e agli amici, con abbracci sinceri e una presenza discreta ma costante. Durante l’omelia, il parroco di Tirano, don Stefano, ha scelto parole semplici e profonde per ricordare Alfio. «Caro Alfio, siamo qui non solo per dirti addio, ma soprattutto per dirti grazie» grazie», ha esordito, sottolineando come la grande partecipazione non fosse legata solo alla giovane età della vittima, ma al segno luminoso lasciato nella vita di tante persone. «Credo che tu sia stato luce con i tuoi gesti di carità – ha detto – e insieme diciamo grazie per tutte le volte che siamo stati illuminati dalla tua luce». Il sacerdote ha poi ricordato la passione di Alfio per la montagna, che lo aveva portato a uscire all’alba all’alba anche quel sabato mattina, come aveva fatto tante altre volte. «Questa volta ci hai fatto proprio un brutto scherzo» scherzo», ha aggiunto, dando voce alle domande che inevitabilmente nascono davanti a una tragedia simile: il perché, il senso, il destino. Un destino che, come ricordato citando le parole della moglie Valeria, resta un mistero ma anche una chiave per leggere la profondità della vita e il suo significato più autentico. Cresciuto a Sondalo in una famiglia numerosa, Alfio aveva maturato fin da giovane un forte amore per la famiglia, per il lavoro concreto, per la montagna e per il servizio agli altri, soprattutto nell’oratorio del paese. Qualità che aveva portato con sé anche a Tirano, inserendosi con naturalezza e creando legami profondi. Don Stefano ha raccontato di essere rimasto colpito da come Valeria avesse descritto il marito con due parole: «giusto «Giusto e puro». Puro non nel senso comune, ma come sinonimo di autenticità, di uno sguardo capace di accogliere il mondo senza giudizio e senza malizia, con semplicità e verità. Tra i passaggi più intensi dell’omelia, il parroco ha ricordato un momento vissuto il giorno precedente al funerale, dopo la benedizione nella casa di Alfio. Alla domanda rivolta alla figlia Caterina su quale fosse la prima cosa che le veniva in mente pensando al papà, la risposta è stata semplice e potente: «Mai mollare». Una frase che ha attraversato la chiesa come un filo invisibile, diventando il centro emotivo della celebrazione. Don Stefano l’ha definita un insegnamento grande, capace di racchiudere lo stile di vita di Alfio e di trasformarsi in un’eredità per i figli e per l’intera comunità. «Noi ti promettiamo di non mollare» mollare», ha concluso il parroco. E, con parole cariche di fede e speranza, ha affidato ad Alfio il compito di continuare ad accompagnare Valeria, Caterina e Valentino, in quel legame che supera il tempo, il dolore e la vita stessa.
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