Valdidentro, quando Gino Paoli incantò le Terme in una notte magica

Nel 2017, il cantautore si esibì con Danilo Rea su un pianoforte sospeso sull’acqua, celebrando la trasformazione della piscina termale esterna in una infinity pool.

Valdidentro

In Valdidentro, quando si è esibito Gino Paoli, il cielo non era in una stanza ma lì, davanti a centinaia di fortunati spettatori, un cielo che si univa in perfetta simbiosi con l’acqua, tra l’altro termale, nella quale si rifletteva.

Era stato un evento davvero memorabile quello voluto dai fratelli Andrea e Saverio Quadrio Curzio del gruppo Qc Terme per celebrare la trasformazione della piscina termale esterna in una infinity pool, una vasca termale a cielo aperto in continuo movimento, un regno di benessere «Senza fine», proprio come il brano che il direttore dei Bagni Vecchi Alberto Pelucchi chiese all’artista come gran finale della sua indimenticabile performance.

Siamo nel luglio del 2017, verso le 19, al calar del sole in una splendida serata estiva: un pianoforte sospeso sull’acqua, calato dall’alto in giornata con un elicottero, proprio nel mezzo della rinnovata vasca panoramica dello stabilimento termale, le montagne stagliate all’orizzonte, la gente assiepata lungo i camminamenti esterni ma tanti erano pure in lontananza spettatori, lungo la strada di accesso allo stabilimento, di una serata che è stata pura poesia.

Protagonisti indiscussi di quella performance di altissimo livello l’immenso Gino Paoli e il pianista di fama internazionale Danilo Rea quell’anno impegnati nel tour «Due come noi che...», un connubio artistico di indiscusso livello, una simbiosi perfetta per un’intesa musicale palpabile, raffinata e coinvolgente. E quella sera l’eco delle note dei successi memorabili di Gino Paoli si propagò tra le vette, ammaliò lo splendido scenario naturale che fece da anfiteatro al concerto, catturò l’attenzione degli animali del parco nazionale dello Stelvio che abitano la zona ma, soprattutto, fece tremare i cuori dall’emozione e incantò gli orecchi di tutti i presenti. Dalla canticchiabile «La gatta», alla più romantica «Il cielo in una stanza» ad «Albergo a ore», il commovente brano di Herbert Pagani che racconta la storia di due amanti clandestini che soggiornavano nella camera numero 3 del motel (stesso numero di quella che Gino Paoli aveva riservato per sé ai Bagni Vecchi) e poi «Vedrai, vedrai» di Luigi Tenco, giusto per citarne alcuni.

E, a poche ore dalla sua dipartita, la mente va anche a quella frase, pronunciata da Paoli durante la sua esibizione, prima di omaggiare la memoria di alcuni artisti «andati avanti» con un riferimento a quel ricordo lasciato «dalla gente che hai amato che a piano a piano sbiadisce, come una vecchia immagine. Rimane, però, quello che hanno dato, come alcuni miei amici che ci hanno lasciato canzoni bellissime». Nel luglio del 2017 l’artista, con quell’affermazione, si riferiva alla «Canzone dell’amore perduto» e «Bocca di rosa» di De André, «Il nostro concerto» di Umberto Bindi, «Vedrai vedrai» di Tenco e «Se tu sapessi» di Bruno Lauzi con i tasti del pianoforte di Rea che sembravano galleggiare sull’acqua. Oggi è proprio il momento di prendere in prestito quella frase certi che il ricordo di Paoli rimarrà indelebile nel cuore di milioni di persone proprio come le sue canzoni, bellissime, evocative ed emozionanti.

© RIPRODUZIONE RISERVATA