Valanga a Pontresina, aperta un’inchiesta sulla morte di Luciano Capasso

Il 25enne napoletano trovato senza vita dopo quattro giorni di ricerche in Val d’Arlas. La famiglia denuncia presunte negligenze nei soccorsi e invoca l’intermediazione della Farnesina.

È stata aperta un’inchiesta da parte della Polizia cantonale dei Grigioni e della Procura pubblica sull’incidente da valanga verificatosi mercoledì in Val d’Arlas, nel territorio di Pontresina, nel quale è morto Luciano Capasso, 25 anni, di Qualiano (Napoli).

Il giovane è stato ritrovato privo di vita poco dopo mezzogiorno di domenica dai soccorritori che hanno raggiunto la zona sia da terra sia dall’aria con l’attivazione della Rega e dell’elicottero di Heli Bernina. Un’operazione cui ha partecipato la Polizia cantonale dei Grigioni, unitamente a parecchi membri del soccorso alpino del Club alpino svizzero con cani da valanga.

La Polizia cantonale dei Grigioni ha diffuso al riguardo una nota stampa in cui chiarisce di aver ricevuto «poco prima delle 10 di giovedì mattina – è scritto – la segnalazione della scomparsa di uno sciatore italiano di 25 anni a Pontresina dove il giorno prima si era verificata una valanga. Dopo diverse giornate di ricerche – è sempre scritto – il giovane è stato trovato domenica».

I famigliari di Luciano Capasso, che si trovava a Sankt Moritz per lavoro, dato che era stato assunto come autista al Bedrutt’s palace hotel, però, non sono affatto convinti della celerità dei soccorsi e, in una nota di agenzia diffusa domenica dall’Ansa, parlano di «gravi negligenze».

Il fratello Emanuel ha riferito ai media di aver sentito per l’ultima volta al telefono suo fratello all’1.42 di martedì, poi più nulla, salvo averne seguito la traccia sul gps militare di cui era dotato e che, all’alba di mercoledì, alle 5.25, lo dava a quota 3000 metri sul Fuorcla Trovat, nella zona del Diavolezza, mentre venti minuti dopo era già a quota 2650 metri. Una distanza che a loro avviso non avrebbe potuto percorrere così velocemente a piedi, di qui il dubbio fosse rimasto vittima di una caduta o, appunto, travolto da una valanga.

Come probabilmente è stato sin da quel momento. Il problema è che i soccorritori non hanno potuto attivarsi subito per via di condizioni meteo proibitive, per cui si è arrivati al ritrovamento del giovane solo quattro giorni dopo l’incidente valanghivo di cui è stato vittima. E questo ha sconvolto i famigliari che, distanti, e trovandosi ad interloquire con le autorità di un altro paese, hanno incontrato difficoltà.

Subito si è attivato anche il sindaco di Qualiano, Raffaele De Leonardis, che tramite la Prefettura di Napoli ha chiesto l’intermediazione della Farnesina. La situazione è stata quindi presa in carica dalle autorità ai massimi livelli e si è arrivati quanto meno al ritrovamento della salma dello sfortunato giovane, uomo di mare, ma con la passione per la montagna, l’alpinismo e lo scialpinismo, con buon addestramento militare ed equipaggiato di tutto punto per affrontare l’escursione, tuttavia, affrontata in solitaria e dentro un contesto meteo non ottimale con pericolo di valanghe alto, 4.

«Se come dicono le autorità Luciano è stato travolto da una valanga – dice Sergio Pisani, l’avvocato cui i famigliari si sono rivolti –, anche in presenza di sacche d’aria, non avrebbe avuto scampo e a nulla sarebbero serviti i soccorsi qualora fossero stati anche rapidi. Resta da accertare se – aggiunge – alla luce di quello che è avvenuto, le autorità locali avevano emanato l’allerta valanghe. Mi chiedo anche, tuttavia, se non potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per cercarlo anche prima».

Amareggiati i famigliari, mamma Raffaela Grandi e i due fratelli, per il trattamento che sostengono aver ricevuto dalle autorità svizzere.

«Giovedì è stato risposto sbrigativamente a mia madre con un “preparatevi ai funerali” – dicono i fratelli di Luciano – e a noi è stato detto di rassegnarci perché non avevano la sfera magica».

© RIPRODUZIONE RISERVATA