Novantamila presenze e traffico sotto controllo: Nameless a Lecco mette tutti d’accordo

Il fondatore Alberto Fumagalli: «Pronti già a dialogare per l’edizione 2027»

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Lecco

Si chiude con un bilancio positivo, ma soprattutto con la conferma di voler restare a Lecco, l’edizione 2026 del Nameless Festival. Per Alberto Fumagalli, fondatore e ceo della manifestazione, quella appena conclusa è stata probabilmente la sfida organizzativa più complessa affrontata negli oltre dieci anni di storia dell’evento.

«Questo è stato probabilmente il festival più difficile - ha spiegato Fumagalli - perché alle difficoltà dovute alla competizione nel settore si sono aggiunte le difficoltà del dover andare a creare un’occasione di intrattenimento per decine di migliaia di persone in una città che, per forza di cose, non poteva che osteggiare questo tipo di evento all’inizio». Una sfida resa ancora più delicata dal forte legame personale con il territorio. «Essendo io lecchese, il peso delle responsabilità per me era veramente enorme, e non è stato semplice perché, pur avendo io sempre nella mia testa la serenità del sapere che stavo facendo tutto nel modo più giusto possibile, ero anche consapevole del fatto che tutto ciò che andavo a fare poteva magari anche essere determinato dall’imponderabile. Di conseguenza è stata dura, molto». Alla fine, però, il giudizio resta ampiamente positivo. «Il bilancio è comunque positivo, non solo in termini di line-up, ma anche per quello che è stata la parte viabilistica e di logistica». Uno degli aspetti più osservati alla vigilia riguardava infatti la capacità della città di assorbire l’impatto di oltre novantamila presenze nell’arco del fine settimana. Un banco di prova che, secondo Fumagalli, è stato superato. «Ha retto, soprattutto nella prima giornata in modo veramente “smooth”, diciamo molto fluido. Il che ovviamente non può che essere la riprova del fatto che il problema non è se si possono fare o meno grandi eventi, il problema è solo analizzarli in modo approfondito e lavorarci con le giuste professionalità».

Accanto agli aspetti organizzativi, a colpire è stata anche la crescente presenza internazionale del pubblico. Fin dalle prime ore del festival, passeggiando tra i palchi, è stato facile imbattersi in visitatori provenienti da numerosi paesi diversi. «La crescita degli stranieri è stata importante perché i numeri dei presenti da fuori dai confini nazionali hanno fatto per quattro e di conseguenza è chiaro che questo sta diventando uno degli asset di sviluppo del festival più importanti». Un dato che conferma il percorso di internazionalizzazione avviato negli ultimi anni e che rafforza la convinzione dell’organizzazione sul valore strategico del legame tra il festival e il territorio che lo ospita. Lo sguardo è già rivolto al futuro. «Attendiamo con serenità la prossima giunta con cui dialogare per poter andare a strutturare insieme alla città di Lecco l’edizione di Nameless 2027». Sul futuro della manifestazione nella città manzoniana Fumagalli non lascia spazio a dubbi. «Lato nostro, i rapporti sono molto sereni con tutti. Crediamo che la possibilità di andare a costruire un accordo win-win che ci consenta di diventare uno strumento funzionale al posizionamento di quest’area come luogo dove possono succedere tante belle cose sia qualcosa di importante per la città di Lecco». Una prospettiva che si intreccia con la crescita internazionale dell’evento. «È ovviamente importante per noi perché ci consente di continuare a lavorare sulla narrativa del festival legato al territorio, che è fondamentale nello sviluppo di progetti che poi portano ad avere tanti stranieri che decidono di venire nel nostro Paese per un evento».

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