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Mercoledì 28 Ottobre 2026
A Lecco più pensionati che lavoratori attivi. «E la quota esploderà»
La nostra provincia è tra quelle che ha già subito un clamoroso sorpasso Il rapporto era tre a uno negli anni Ottanta, poi il boom. Allarme della Uil
Lettura 3 min.Lecco
Lecco è fra le province italiane in cui il numero di pensioni supera quello degli occupati. I numeri arrivano da un’analisi dell’Ufficio studi Cgia di Mestre su dati Unioncamere e ministero del Lavoro, che in un quadro nazionale in cui il rapporto fra le due categorie è ormai pari (un pensionato per ogni lavoratore) mostra come nel 2025 Lecco sia fra le zone a saldo negativo.
Sul territorio provinciale nel 2025 le pensioni sono state 139.090 a fronte di 138.902 occupati (-188), dati che collocano la provincia al 55mo posto su 107 province italiane.
«Il dato lecchese non mi stupisce – afferma il coordinatore Uil Lario, Dario Esposito -, in quanto statistiche recenti evidenziano Lecco come una delle città italiane con il maggior numero percentuale di popolazione anziana. Al di là della singola città, anche a livello provinciale emerge l’esigenza di andare incontro ai giovani, quindi futuri pensionati, promuovendo la pensione integrativa per coprire eventuali buchi contributivi. Si tratta di una campagna che a livello nazionale sta impegnando la Uil».
Nel corso del 2026 la spesa pensionistica salirà a 351,8 miliardi di euro. Di fatto, si tratta di circa il 2,7% in più rispetto a quanto è stato pagato l’anno scorso, secondo un trend nazionale in linea con l’andamento dell’inflazione che quest’anno dovrebbe crescere di una quota pari al 2,8 per cento. Scadenza. Entro la scadenza del 2029, a legislazione vigente, l’ammontare delle uscite complessive per pagare tutti gli assegni pensionistici dovrebbe aumentare di una cifra record di 36,8 miliardi, attestandosi sui 388,6 miliardi di euro. Praticamente il 10,5 per cento in più, mentre l’inflazione, stando alle previsioni, dovrebbe salire di “soli” 5,8 punti. Il sistema. «Evidentemente, l’effetto esodo dato da chi lascerà il lavoro per andare in pensione -sottolinea la Cgia di Mestre - comincerà a farsi sentire anche sui conti del nostro sistema previdenziale». Si tratta della necessaria conseguenza di un’inversione netta di trend e di rapporti tra occupati e pensionati in atto ormai da decenni nel nostro Paese e che non accenna a diminuire
E’ tempo, aggiunge Esposito, di offrire garanzie a chi oggi vive situazioni precarie e che domani sarà penalizzato sull’importo della pensione. «Da tempo la Uil chiede a questo governo e anche ai precedenti di scorporare nei conti Inps le somme assistenziali da quelle previdenziali. Rispetto al passato anche il Lecchese inizia a scontare gli effetti del lavoro precario, e della difficoltà di accesso alla casa: se vogliamo che chi è in età lavorativa decida di vivere e lavorare rimanendo sul territorio dobbiamo riuscire ad andare oltre al sistema attuale. Il fatto che la provincia di Lecco sia leggermente al disotto della media nazionale – conclude Esposito - deve indurre a superare i particolarismi associativi per fare arrivare ai tavoli nazionali le istanze locali».
A livello nazionale nel 2025 c’erano 24,1 milioni di occupati e 23,2 milioni di pensioni, in un rapporto distante da quello degli anni Ottanta del secolo scorso, quando a fronte di 3 lavoratori veniva pagata una pensione.
Il declino demografico degli ultimi cinquant’anni, ricorda la Cgia, fa sentire gli effetti sul mondo del lavoro e sulle casse previdenziali. Lo studio stima che tra il 2025 e il 2029 tre milioni andranno in quiescenza in una quadro che «nel breve termine è destinato ad aggravarsi. Le previsioni indicano che, tra il 2025 e il 2029, usciranno dal mercato del lavoro 3 milioni di italiani. Di questi, il 74% per cento, ossia 2.244.700 persone, interesserà le regioni centrosettentrionali. Pertanto, nell’arco di pochi anni si assisterà a un vero e proprio esodo dagli uffici e dagli stabilimenti produttivi, con milioni di lavoratori destinati a passare dall’occupazione all’inattività. Ne deriveranno ripercussioni sociali, economiche e occupazionali di portata storica per il Paese».
Perciò, afferma lo studio, «dobbiamo allargare la platea occupazionale reperendo forza lavoro tra donne e giovani. Una sfida importante che non dobbiamo assolutamente sottovalutare: ne va del futuro del nostro sistema economico».
Le preoccupazioni investono in modo diretto le imprese data la difficoltà nel trovare manodopera. Un problema che per varie ragioni, incluso l’aspetto salariale che induce tanti giovani ad emigrare all’estero, si registra ormai da anni anche a Lecco e su cui conta, certo, anche il calo demografico, visto che «l’invecchiamento della popolazione è anche un problema economico, soprattutto per le piccole e micro imprese.
Il tema è al centro anche del confronto politico sulla prossima legge di Bilancio.
In base alle norme attualmente in vigore, dal 2027 l’età per la pensione di vecchiaia salirà a 67 anni e un mese, per raggiungere i 67 anni e tre mesi nel 2028.
La Lega chiede però di bloccare gli aumenti e propone di estendere la possibilità di pensionamento a 64 anni anche a chi ha versato contributi prima del 1996, con il ricalcolo contributivo dell’assegno.
Forza Italia punta invece sull’incremento delle pensioni minime.
Sullo sfondo resta il nodo della sostenibilità dei conti: secondo il Documento programmatico di finanza pubblica, nel 2027 la spesa pensionistica raggiungerà 366,5 miliardi di euro, con un incremento di 14,7 miliardi rispetto al 2026.
Oltre 10 miliardi saranno assorbiti dalla rivalutazione degli assegni legata all’inflazione.
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