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Martedì 19 Maggio 2026
Cgil: «Il lavoro a Sondrio? Più occupazione, ma più precaria»
In sei anni si sono creati più di 8mila posti di lavoro ma si sono ridotti 3mila contratti a tempo indeterminato
Lettura 2 min.Sondrio
Più occupazione, ma contratti sempre più precari e di durata ridotta, addirittura inferiori ai 30 giorni. In sei anni, in provincia di Sondrio, si sono creati più di 8mila posti di lavoro, ma nello stesso periodo si sono persi quasi 3mila contratti a tempo indeterminato, portando le posizioni precarie a 12mila unità in più rispetto al 2018.
È un quadro in chiaroscuro quello che emerge dal Rapporto della Cgil di Sondrio sull’andamento del mercato del lavoro dal 2019 a tutto il 2024. L’analisi, realizzata dall’Osservatorio della Camera del lavoro sui dati delle comunicazioni obbligatorie per attivazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro (Cob), consente di osservare sei anni completi, non condizionati dagli andamenti stagionali, e di confrontarli anche con il periodo pre-Covid. Ne emerge un trend di indubbia ripresa che, però, mette in evidenza criticità che la Cgil denuncia da anni, a partire dalla precarietà e dal divario occupazionale tra uomini e donne. Dopo la flessione del 2020, nei sei anni presi in considerazione l’occupazione registra un saldo positivo di 8.353 unità tra attivazioni e cessazioni, con un incremento dell’11,2% delle attivazioni rispetto al 2019. Il mercato conferma dunque una straordinaria mobilità e vivacità, ma anche una crescente precarizzazione.
Un dato su tutti: nel 2024 le cessazioni sono state dell’11,7% superiori rispetto al 2019. L’occupazione cresce, ma gli andamenti trimestrali evidenziano forti dinamiche stagionali: le attivazioni aumentano nel quarto trimestre, soprattutto per l’avvio della stagione invernale, mentre le cessazioni si concentrano tra secondo e terzo trimestre. «L’occupazione c’è, ma è troppo spesso di bassa qualità – dice Michela Turcatti, segretaria generale della Cgil di Sondrio –. Non bastano i numeri: l’analisi ci dice che in questi sei anni abbiamo perso contratti a tempo indeterminato, cioè quelli che tutelano e garantiscono maggiormente i lavoratori». L’incremento occupazionale evidenzia anche una lieve differenza di genere: il 48% delle 8.353 attivazioni in più riguarda le donne, il 52% gli uomini. Uno scarto contenuto se considerato isolatamente, ma che contribuisce ad ampliare un divario già esistente. Entrando nel dettaglio emergono però le criticità più evidenti: solo l’11% delle attivazioni registrate nei sei anni analizzati riguarda contratti a tempo indeterminato. Escludendo il 4% relativo all’apprendistato, tutte le altre attivazioni - pari all’85% - riguardano rapporti precari e di breve durata. L’evoluzione del mercato del lavoro provinciale verso forme sempre più instabili emerge anche dall’analisi delle Cob relative ai contratti a tempo indeterminato: quasi ogni anno il saldo tra attivazioni e cessazioni è negativo, fino ad arrivare, nell’arco dei sei anni, a una perdita complessiva di 5.108 posti di lavoro stabili. Un dato fortemente negativo, solo in parte compensato dall’apprendistato, che nello stesso periodo registra un saldo positivo di 2.129 unità. La somma dei due dati dimostra che, pur crescendo l’occupazione complessiva, rispetto al 2018 sono diminuite di 2.979 le persone con un contratto stabile. In altre parole, in provincia di Sondrio si sono creati oltre 8mila posti di lavoro in sei anni, ma contemporaneamente quasi 3mila persone in meno hanno un’occupazione stabile: significa che oggi ci sono oltre 12mila posizioni precarie in più rispetto al 2018. Solo i contratti a termine, nello stesso periodo, sono aumentati di 10.680 unità. Infine, c’è il tema della durata dei rapporti di lavoro. Nel 2023 un contratto su cinque è durato meno di un mese e il 41% si è concluso entro tre mesi. Nel 2024 il dato peggiora ulteriormente: il 42% dei contratti si è chiuso prima dei tre mesi e la metà è durata meno di 30 giorni. Monica Bortolotti
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