Economia sociale, presentato il piano nazionale. Lecco racconta il suo modello

A Officina Badoni la presentazione del Piano nazionale con la sottosegretaria Lucia Albano. Il sindaco Filippo Boscagli rilancia il valore di cooperative, associazioni e fondazioni per il welfare e lo sviluppo del territorio.

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Lecco

Un patrimonio di competenze, esperienze e realtà radicate nel territorio, per coniugare sviluppo economico, welfare e attenzione ai bisogni della comunità. È il modello lecchese dell’economia sociale, al centro dell’incontro ospitato oggi pomeriggio in Officina Badoni, dove è stato presentato il Piano nazionale dell’economia sociale, con la sottosegretaria di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze Lucia Albano. Un appuntamento che ha riunito amministratori locali, fondazioni, cooperative e rappresentanti degli enti del Terzo settore, offrendo l’occasione per approfondire le prospettive di un comparto sempre più rilevante per l’economia italiana.

A introdurre l’incontro è stato il sindaco Filippo Boscagli - che ha mantenuto personalmente la delega all’Economia sociale, riconoscendone “il carattere strategico e trasversale rispetto alle politiche cittadine”. «È una grande occasione per raccontare a tutta Italia e anche al Governo quello che è un patrimonio della nostra città», ha sottolineato il primo cittadino. «L’economia sociale, la nostra cooperazione, enti, associazioni, fondazioni sono da sempre l’identità di questa città, una parte rilevante del nostro welfare, una parte rilevante dell’economia». L’obiettivo è “raccontare il “modello Lecco” e favorirne il sostegno da parte del Governo, valorizzando un’esperienza considerata di eccellenza”.

Un riconoscimento arrivato anche dalla sottosegretaria Albano, che ha evidenziato la capacità del territorio lecchese di costruire collaborazioni tra soggetti differenti. «Sono rimasta colpita dalla presenza e dalla straordinaria capacità di questo territorio, di questa città, di lavorare sui temi dell’economia sociale in maniera coordinata, professionale, sostenuta da competenze», ha osservato, richiamando l’importanza di condividere obiettivi comuni pur nella diversità degli approcci.

Il Piano nazionale nasce dalla volontà di riconoscere pienamente il ruolo economico di cooperative, associazioni, fondazioni, imprese sociali e altri soggetti che perseguono finalità di interesse generale. Un sistema che, secondo i dati illustrati da Albano, comprende in Italia circa 398mila organizzazioni, un milione e mezzo di addetti e oltre quattro milioni di volontari. Numeri che restituiscono la dimensione produttiva e occupazionale di un settore spesso considerato prevalentemente nella sua funzione assistenziale.

Il messaggio della sottosegretaria è stato soprattutto quello di superare una visione dell’economia sociale limitata alla dimensione assistenziale, riconoscendone il contributo alla crescita del Paese. Al centro, la costruzione di un sistema nel quale istituzioni, Terzo settore e imprese tradizionali possano collaborare in maniera sempre più strutturata, mettendo in relazione risorse, competenze e bisogni delle comunità. «È una collaborazione che - secondo Albano - si sviluppa soprattutto a livello territoriale, dove le necessità vengono individuate e possono trovare risposte concrete». «In questa prospettiva, assume particolare importanza anche la capacità di misurare il valore generato dagli investimenti pubblici, non soltanto in termini economici, ma attraverso i benefici prodotti per la collettività», ha evidenziato la sottosegretaria. Proprio Officina Badoni è stata richiamata come esempio di rigenerazione urbana capace di generare valore non soltanto economico, ma anche culturale e comunitario.

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