Manifattura di montagna: i progetti per l’area ex Riello in Valtellina

Cisl, Provincia e Camera di Commercio parlano della creazione di un nuovo polo innovativo nel Morbegnese

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Sondrio

Rimettere la manifattura al centro dello sviluppo della montagna, trasformando un’area simbolo come l’ex Riello in un laboratorio di innovazione, formazione e impresa. È il messaggio emerso dal convegno sulla manifattura di montagna, ospitato venerdì mattina nella sala consiliare di Palazzo Muzio a Sondrio, promosso dalla Cisl con il patrocinio della Provincia di Sondrio. Al centro della riflessione il ruolo pubblico nell’economia d’impresa, il progetto di fertilizzazione dell’area ex Riello e la costruzione di un ecosistema capace di mettere in rete istituzioni, imprese, sindacati e mondo della formazione.

La giornata ha preso le mosse proprio dal caso dell’ex stabilimento Riello, individuato come punto di partenza per una riflessione più ampia sul futuro produttivo delle aree interne, raccontato dalla segretaria generale della Fim Cisl Sondrio Alessandra Vaninetti. «Il nostro territorio ha bisogno della manifattura, di una manifattura di qualità», ha sottolineato il segretario generale della Cisl Sondrio Davide Fumagalli. «La vicenda Riello ci aiuta ad andare oltre e a costruire un ecosistema in cui pubblico, imprese private, parti sociali, ricerca e formazione lavorino insieme. In montagna abbiamo bisogno di riportare occupazione di qualità, stabile e destinata alle professionalità medio-alte. Dobbiamo tornare ad avere una visione manifatturiera e capire come realizzarla insieme».

Per la Provincia di Sondrio il progetto rappresenta una sfida che va ben oltre il recupero di una singola area industriale. «Da tempo lavoriamo per consolidare e sviluppare economicamente il territorio», ha spiegato il presidente Davide Menegola. L’occasione dell’ex Riello si inserisce nel percorso avviato per creare un polo di alta formazione tecnica nel Morbegnese e trova ulteriore slancio grazie alla politica regionale delle zone di innovazione e sviluppo. «Oggi chiamiamo a raccolta imprese, sindacati e comunità per costruire un progetto socioeconomico. Serve un’impresa, o un gruppo di imprese, che faccia da traino: l’investimento privato deve motivare quello pubblico. Le risorse pubbliche non devono creare carrozzoni, ma accompagnare innovazione e sviluppo». Una prospettiva che guarda a un’area vasta, dal Morbegnese al Sondriese, coinvolgendo anche Bassa Valchiavenna e i territori confinanti di Comasco e Lecchese.

Fare rete sarà determinante anche secondo la Camera di commercio. «Siamo abituato a mettere in relazione le imprese», ha ricordato la presidente sondriese Loretta Credaro. «L’obiettivo è individuare gli elementi che possano convincere le aziende a salire a bordo di questo progetto. È fondamentale che ci sia un’impresa capace di fare da booster per riqualificare un’intera area». Un modello che, ha ricordato, richiama quanto già sperimentato nel periodo olimpico con il coinvolgimento delle aziende nel sostegno al distretto agroalimentare come sponsor di Milano Cortina.

A dare una lettura più ampia del tema è stato Franco Mosconi, professore di Economia e Politica industriale all’Università di Parma, che ha richiamato le peculiarità del sistema produttivo italiano e delle aree di montagna. «La vera difficoltà è portare soggetti diversi a collaborare. L’ingrediente fondamentale è la fiducia reciproca». Un concetto che, secondo il docente, deve tenere insieme istituzioni, enti locali, camere di commercio, associazioni d’impresa e sindacati nella costruzione di nuovi ecosistemi produttivi.

Mosconi ha anche invitato a superare un luogo comune che per anni ha caratterizzato il dibattito economico. «Va sfatata la narrazione secondo cui la manifattura sarebbe qualcosa di superato. È falso. Quando evolve e abbraccia il progresso tecnologico, la manifattura è l’attività economica più innovativa, quella che concentra la maggiore quota di investimenti in ricerca e sviluppo e che sostiene esportazioni e internazionalizzazione». Per questo, ha concluso, «è importante che anche le nuove generazioni comprendano come proprio nella manifattura di qualità si trovino i posti di lavoro più qualificati».

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