Piateda, celebrati i 100 anni della diga del lago Venina

Festeggiato il centenario di un’opera simbolo della Valtellina. Il ruolo chiave delle rinnovabili per la transizione energetica.

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Piateda

«Se vogliamo mantenere gli impegni per impedire il grado e mezzo di aumento della temperatura entro il 2050, l’idroelettrico rappresenta la fonte di energia rinnovabile di maggiore programmabilità e di certezza d’uso nei momenti in cui serve». Lo ha affermato, senza ombra di dubbio, Roberto Barbieri, già responsabile della Business unit idroelettrica Edison, intervenuto nel tardo pomeriggio di venerdì 26 giugno, nella sala Songini del municipio di Piateda, alle celebrazioni del centenario della diga del lago Venina. All’incontro, intitolato «1926-2026. Passato e futuro si incontrano a Piateda. I 100 anni della diga del lago Venina», hanno relazionato anche Mauro Zecca, responsabile degli impianti idroelettrici Valtellina e Alto Lago Edison e Carlo Nani dei servizi tecnici edili Edison. Edison in Valtellina oggi; l’epopea di dighe centrali, cent’anni fa; l’idroelettrico, fra passato e prospettive future i temi che sono stati affrontati nella sala pienissima di persone, fra autorità – l’assessore regionale Massimo Sertori, il presidente della Provincia Davide Menegola, il presidente della Cm di Sondrio Tiziano Maffezzini, diversi sindaci, il presidente del Parco delle Orobie Valtellinesi Marco Ioli – e parecchi cittadini.

«Festeggiamo i cento anni della diga del lago Venina, un’infrastruttura che, come le altre in Valtellina, ha rappresentato l’evoluzione industriale nel nostro territorio» – ha esordito il sindaco Simone Marchesini –. «Quest’opera ha sancito il passaggio da un’economia di sussistenza, agricola e di montagna, spesso misera, all’era industriale. Una rivoluzione che ha portato le famiglie ad avere un censo, che è stata un cambiamento economico, ma anche culturale e sociale».

Secondo l’ingegnere Barbieri, la cui figura è stata apicale in questi anni di confronti fra le amministrazioni comunali di Piateda che si sono succedute ed Edison, ha detto senza mezzi termini: «La transizione energetica non può prescindere da una rivalutazione dell’idroelettrico che, su scala mondiale, è più che mai al centro dell’attenzione. Ottocento milioni di persone in giro per il mondo vivono in 35 nazioni dove oltre il 50 per cento del consumo di energia elettrica deriva dalla produzione da fonte idroelettrica. L’idroelettrico è per molti Paesi il volano per il miglioramento della qualità della vita» spesso lo si dà per scontato come qualcosa che ha costruito un passato glorioso ed ha aiutato l’Italia ad emanciparsi da una situazione di oggettiva povertà». Ma l’idroelettrico, secondo Barbieri, farà ancora la sua parte. «Gli impianti a serbatoio, di cui il Venina è un esempio meraviglioso, ma anche tutta la parte del pompaggio sono elementi inevitabili che non possiamo non utilizzare se vogliamo dar corso alla transizione. Siamo qui oggi a Piateda per ricordarlo, per celebrare la bravura, il coraggio e l’intraprendente lungimiranza di chi ci ci ha preceduto». Con l’acquisizione nel 2000 dal Gruppo Sondel spa, società nella quale erano confluiti fin dal 1983 gli impianti energetici di proprietà delle Sa Acciaierie e Ferriere Lombarde Falck, Edison è tornata ad essere protagonista in questi luoghi. Oltre alla produzione e distribuzione di energia, Edison si rapporta con i territori che ospitano i propri impianti occupandosi della manutenzione delle strade di accesso alle centrali, senza dimenticare il controllo periodico sullo stato delle opere relative agli impianti, oltreché verificare la stabilità dei versanti circostanti gli invasi.

Non poteva non essere presente al centenario della diga del lago Venina l’assessore agli Enti locali, risorse energetiche e utilizzo della risorsa idrica di Regione Lombardia Massimo Sertori. «L’idroelettrico, fra le fonti rinnovabili, è la più nobile perché è programmabile – ha dichiarato nei saluti iniziali –. Mentre il fotovoltaico produce quando c’è il sole, l’eolico quando c’è il vento, l’acqua della diga può produrre energia in tutti i momenti in cui lo riteniamo necessario e in cui c’è fabbisogno. La Lombardia produce il 25 per cento dell’idroelettrico d’Italia che è un asset strategico per tutto il Paese e, grazie alle nostre leggi, rimangono risorse importanti sui territori che ospitano questi invasi. Questo mi fa particolarmente piacere. È una battaglia che noi valtellinesi abbiamo condotto nel tempo che ha portato a maggiori canoni, energia gratuita che, ad esempio, in parte utilizziamo per le nostre case di riposo, una compensazione giusta per chi ospita queste dighe. Proprio perché questi impianti sono fra le fonti rinnovabili più nobili bisognerebbe liberare investimenti per efficientarli e aumentare la produzione. Si parla di 15 miliardi di euro di investimenti per l’idroelettrico per un aumento dal 3 al 5 per cento della produzione. Credo che questo potrebbe essere un plus per tutto il Paese».

Mauro Zecca, responsabile degli impianti idroelettrici Valtellina e Alto Lago Edison, si è soffermato, nel suo intervento, sul ruolo di «primaria importanza» di Edison in Valtellina. «Parliamo di una realtà consolidata, presente in Valtellina da 100 anni in maniera stabile con 7 impianti, che diventano 9 se consideriamo anche quelli in Valchiavenna e a Dongo – ha affermato l’ingegnere –. Edison rappresenta il presente ed anche il futuro. Dopo la questione del rinnovo delle concessioni, sono sicuro che ci sarà continuità e gli impianti rimarranno ancora Edison».

Carlo Nani, geometra dei servizi tecnici edili Edison, ha toccato il cuore dei cittadini. «Il centenario è un momento importante da valorizzare per la comunità di Piateda che, da cento anni, vive “all’ombra” della diga, ma ha partecipato in maniera attiva anche alla sua costruzione – ha spiegato –. Molte persone hanno lavorato in modo continuativo per la Falck prima e per Edison dopo. I festeggiamenti sono anche l’occasione per raccontare l’epopea dell’idroelettrico, l’età d’oro dagli anni Dieci agli anni Sessanta del secolo scorso, le difficoltà incontrate e superate durante la costruzione dell’invaso e soprattutto la sua bellissima architettura ad archi multipli a generatrici verticali». Ieri mattina c’è stata l’occasione – per chi non la conosamente – di vedere l’infrastruttura nella giornata di commemorazione dei caduti sul lavoro con la Messa celebrata da don Andrea Del Giorgio nella cappelletta ivi presente e l’intervento dell’architetto Marco Caprari.

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