Calano gli annunci è la linea boscagli

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La stagione Boscagli s’è avviata sottovoce, ma non sottotono. La distinzione non è lessicale ma sostanziale: un timbro che segna una netta cesura col predecessore Mauro Gattinoni. Per ora è una percezione, ovviamente. Siamo ancora all’alba e il caldo torrido mette lo zampino ovunque e il tempo di una valutazione approfondita maturerà fra qualche mese. Quel che ci tenevo a sottolineare è il ruolo essenziale che ha la comunicazione di un ente pubblico. Non si tratta di scegliere tra le trombe di ieri e l’oboe di oggi, ma di garantire un’informazione continua sui problemi piccoli e le grandi questioni che toccano la vita del cittadino.

Certo, mi capitava di leggere che cinque metri d’asfalto sul lungolago venivano gridati come l’inaugurazione dell’autostrada del Sole. E io per rifarmi l’occhio ero costretto a guardare la sponda di Malgrate. Tre fiori nelle aiuole del centro erano subito spacciati per un roseto. A non dire delle passerelle sui fiumi, che il ponte Milvio altro non era che un angolo romano per giurarsi eterno amore.

A maggior ragione nell’eccesso di notizie che ogni minuto vengono mitragliate su siti e social, la fonte diretta delle Istituzioni è una voce ancor più necessaria e toglie di mezzo le pur legittime opinioni, quel tanto al chilo un tempo confinate nelle chiacchiere da bar e oggi elette a dogmi.

Ciascun sindaco ha utilizzato un suo stile per promuovere l’attività di Giunta e Consiglio secondo criteri di priorità scanditi anche dalla volontà di consolidare il proprio consenso illustrando puntualmente lo stato dei tombini e dei lampioni. Va da sé che Lorenzo Bodega, primo cittadino per due mandati, si è guadagnato la fama di amministratore vicino alla gente anche grazie alla finestra settimanale televisiva nella quale, senza filtri e remore, si metteva a nudo rispondendo alle telefonate dei lecchesi. Va detto anche che le domande non riguardavano né la luna, né il pozzo: in cima alle classifiche delle richieste spiccavano le lamentele per l’erba alta, le foglie secche e quel camion parcheggiato male che ostruiva il passaggio per gli automobilisti del rione. Quest’attenzione spicciola veniva corroborata da un rapporto costante e empatico con la stampa e con un house organ di qualità, forse oggi fuori moda.

Un marchio di fabbrica declinato da Virginio Brivio in chiave più discreta, anche se è stato lui il primo sindaco a sposare la comunicazione social, con un profilo su Facebook non proprio nelle sue corde. Per bilanciare un’esposizione troppo d’immagine, si affidò a una newsletter settimanale sul modello renziano. Gattinoni infine ha fatto la summa degli strumenti a disposizione secondo un principio che potremmo riassumere nel motto “comunicare, comunicare, comunicare”, salvo poi venire scomunicato dagli elettori che forse hanno scoperto il trucco dell’annuncio.

Per ora Filippo si è tenuto lontano dai palcoscenici, anche perché, a dire il vero, il primo consiglio comunale con un ordine del giorno di peso si terrà questa sera. E da lì in poi tuttavia, a parte agosto, si dovrà inaugurare una linea di informazione che, a mio parere, dovrebbe puntualmente attraversare i singoli assessorati e le commissioni, luogo di transito di provvedimenti ancora in fase di elaborazione senza focalizzarsi su se stesso (il sindaco non pare proprio che abbia il culto della personalità) ma spiegare ai cittadini che cosa bolle in pentola, riconoscendo quando la pasta è scotta e chi si è dimenticato di spegnere il gas. Ovviamente, essendo del ramo e avendo frequentato stanze e corridoi per lungo tempo, qualche idea ce l’avrei e non mancherò di manifestarla come contributo alla causa della mia città. Meglio stare sul pezzo senza tamburi che affidarsi agli spifferi e ai cellulari spesso traditori e capaci di trasformare la notizia in gossip. Niente paura: anche il Signore ha bisogno delle campane.

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