Editoriali / Lecco città
Lunedì 26 Ottobre 2026
Casa, servizi e mobilità Le sfide per la giunta
Al quinto mese di mandato mi pare opportuno dare uno sguardo all’amministrazione Boscagli, che comincia a uscire dalla fase di rodaggio. Abbiamo pescato fra le fonti dirette per cavare, se non il nuovo progetto della città, almeno il clima e le prime scelte destinate a incidere sulla vita dei lecchesi, sostenitori e no.
Nota di colore: pare, tra l’altro, che Ippo sia il primo ad arrivare e l’ultimo a lasciare il palazzo. Buon segno. Poi dipende da come si spende il tempo, se all’ascolto che gli è congeniale corrispondono atti concreti distribuiti tra i vari assessorati.
Come premessa, ricordo che in campagna elettorale, con i miei colleghi di tv e giornale, anche alle “interrogazioni” ho spesso ripetuto una mia fissazione: vincere, amministrare e governare non sono sinonimi, ma scandiscono tre tempi, tre caratteristiche e tre modi di sedere sulla poltrona di sindaco, perché guidare una città non significa soltanto sguazzare tra un’inaugurazione e l’altra o scivolare tra gli uffici dando pacche sulle spalle ai dipendenti e raccogliendo più gli umori che lo stato dei dossier.
Si sa che chi subentra in una carica riceve in eredità le chiavi del regno. Poi, appena ne fa uso, si accorge che qualche cassetto non si apre, uno è in disordine e un altro è vuoto, come capita nei traslochi. La differenza sostanziale tra amministrare e governare è che il primo verbo, scritto in minuscolo, richiede competenza, pazienza e una certa dimestichezza con le carte bollate; il secondo reclama visione, coraggio e capacità di guardare oltre la scadenza del mandato. Dopo la stagione Gattinoni, il nuovo sindaco sembra intenzionato a misurarsi in una dialettica tra opere e visione.
Lo stile Boscagli, ispirato alla mitezza, ma senza abusarne, per ora ha scelto il silenzio dell’operosità, evitando il clamore delle denunce. Una virtù, certo, ma in qualche caso varrebbe forse la pena di alzare la voce. Prendiamo il Teatro della Società: riaperto lo scorso novembre con la stessa gioia e fame di quando ti arriva in tavola un piatto dopo aver atteso due ore, ha di nuovo chiuso i battenti, tradendo le aspettative di chi era corso ad abbonarsi alla stagione. Mi chiedo: perché l’ex sindaco non distribuì agli invitati all’inaugurazione anche un caschetto protettivo, magari quello tanto caro all’ex assessore Maria Sacchi, accessorio d’ordinanza nella giostra dei cantieri? Sarebbe stato un omaggio più previdente della consueta brochure celebrativa.
Ma le opere incompiute sono soltanto una parte dell’eredità. C’è la macchina comunale, che non cambia marcia semplicemente sostituendo il conducente: dalla Provincia è approdato a segretario generale Mario Blandino, che si appresta a una riorganizzazione destinata a rafforzare i settori strategici, a partire dal sociale e dalle politiche per la casa.
In sintonia sembra muoversi con la giunta il vicesindaco Carlo Piazza, nella logica del “meno annunci e più dossier”, con la concretezza come faro, perché torni a essere la regola e non l’eccezione. All’assessore al Bilancio Simone Brigatti, erede di una famiglia di abili commercialisti, tocca far di conto per trovare il bandolo della matassa senza ricorrere alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, anche perché, almeno per ora, nessuno si atteggia a Gesù.
Si parlava di governare e allora guardiamo al Piano dell’economia sociale, con la prospettiva che Lecco diventi uno dei tre Comuni pilota italiani. Ciò permetterebbe di aprire una stagione di rigenerazione urbana fondata sul recupero del patrimonio inutilizzato e sull’alleanza tra pubblico, privato e terzo settore. Una risposta a questioni che attendono soluzione da lustri.
E poi il Masterplan della longevità. Dietro una definizione che potrebbe apparire partorita dal solito convegno si cela una sfida concreta: ripensare la casa, i servizi, la mobilità e gli spazi pubblici per una popolazione che invecchia. Non basta qualche panchina in più; serve una città nella quale vivere più a lungo significhi anche vivere meglio.
Naturalmente, tra le intenzioni e i risultati corre una distanza che nessun comunicato può colmare. Mentre la politica nazionale si consuma tra accuse e accise, Lecco può tentare un cammino diverso: risolvere i problemi che si trovano ogni giorno sulla scrivania e avere la lungimiranza di decidere quali questioni possiamo evitare che ricadano sui nostri figli e nipoti.
Ippo pare sulla via giusta, ma ora gli tocca dimostrare che è anche la strada maestra.
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