Destra, Pd e l’obolo parcheggi

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Non tutti sanno che, tra le più recondite pieghe della galassia social, esiste un gruppo Instagram dal nome dailyupdate_pontevecchiolc. I simpatici mattacchioni, autonominatisi “Gang del Bosco” (con riferimento al soprannome del sindaco di Lecco), si impegnano con indefessa costanza da cinque mesi a pubblicare foto aggiornate dell’accesso al Ponte Visconti. La gag, in realtà, è piuttosto canonica sul web e si inserisce nel solco di svariate pagine ironiche che fingono di aggiornare quotidianamente qualcosa di dichiaratamente immutabile (dal pagamento dei 49 milioni della Lega a Messi al Napoli). Nel caso specifico, a loro dire, la polemica riguarderebbe la riapertura a doppio senso del Ponte Vecchio. Che, peraltro, non stava scritta nel programma del centrodestra dove, alla voce viabilità, veniva invece citata “l’immediata riapertura senza fasce orarie del ponte Azzone Visconti”. Il che è cosa diversa dal doppio senso, e che è di fatto già avvenuta. Ma tant’è. Un po’ di ironia in più non può certo guastare a questo mondo troppo preso a prendersi sul serio. Quello che è invece più ragguardevole dell’intera vicenda è il fatto che ogni foto incassi sostanzialmente sempre gli stessi like, una trentina e non oltre, tra i quali quelli immancabili di alcuni membri della giunta uscente e di alcuni giovani dem.
Ora, secondo il modestissimo parere di chi scrive, questa vicenda social ricalca perfettamente la bagarre politica degli ultimi giorni. Un duello rusticano a tema parcheggi, condito poi da uno strascico consiliare che rappresenta quanto di più surreale si sia mai visto dentro un’aula comunale.
Riassumiamo a beneficio dei lettori. Durante il Consiglio di lunedì scorso (e dopo i relativi annunci di rito) il Pd locale ha portato in aula una mozione che, nella sostanza, chiedeva all’amministrazione di chiarire tempi e costi con i quali procedere all’attivazione della famosa mezz’ora gratuita di sosta per i residenti di Lecco. I lettori più attenti ricorderanno che gran parte dei posti auto in città prevedevano già la gratuità dei primi trenta minuti di sosta (per tutti, non solo i residenti) prima dell’avvento del piano parcheggi datato marzo 2024. L’allora giunta Gattinoni ricalibrò a quel punto le tariffe secondo fasce territoriali concentriche (alzandole in centro e abbassandole nella cintura) e levò quasi ovunque la famosa mezz’ora di sosta libera.
E quale sarebbe ora il senso di riportare il tema in Consiglio? Il capogruppo dem Pietro Regazzoni chiarisce l’arcano: noi abbiamo una visione diversa, asserisce in soldoni, ma vogliamo garanzie che il centrodestra sia ancora dello stesso avviso e che riesca prima o poi a realizzare la misura. Il documento incassa il sì di sette soli consiglieri tra Pd e Fattore Lecco, il no compatto della maggioranza (ma non c’erano dubbi) e addirittura l’astensione di Avs e Ambientalmente. Memori, probabilmente, della battaglia politica condotta proprio dal centrosinistra per allontanare le auto dal centro, e non certo per portarcele gratis.
Insomma, la gestione dell’intera vicenda resta francamente surreale.
Sia chiaro, qui non si vuole difendere il programma del centrodestra. Che, come tutti i programmi elettorali (compreso quello del centrosinistra del 2020, sia chiaro) è infarcito di promesse che, in diversi casi, potrebbero non trovare la minima realizzazione. La stessa mezz’ora gratuita per i soli residenti - e qui può avere ragione il centrosinistra - non si farà con uno schiocco di dita. Anzitutto, in termini logistici, c’è un problema di privacy grande come una casa. Ma, potrebbe dire qualcuno, l’esempio di Monza (che ha realizzato più o meno lo stesso obiettivo affidandosi a un’app alla quale è il residente stesso a decidere di iscriversi) potrebbe già fare da apripista per Lecco. Dopodiché, c’è un tema di gare Tpl all’orizzonte e, soprattutto, un discorso di regolarità degli appalti. Il contratto in essere è il frutto di un affidamento diretto Comune-Linee Lecco, che è a sua volta passato anche dalla lente di Anac. L’idea che improvvisamente i piatti della bilancia tra servizi e incassi possano trovare equilibri diversi in corso d’opera, non è esattamente banale. Si può fare, ma con giudizio.
Il punto è un altro. Simili contraddizioni non hanno nessuna chance di emergere da mozioni e da dibattiti come quello che ha animato l’ultimo Consiglio. Allo stesso modo, resta ignoto quale possa essere l’incasso politico di una strategia simile di fronte alla città.
Francamente, il centrosinistra deve decidere cosa intende fare. Se proseguire con le ripicche, con i pungoli, con i gruppi social sul Ponte Vecchio, con i “J’accuse” a mezzo video, oppure se costruire una visione alternativa alla destra, una classe dirigente capace di pensare già alla sfida del 2031, relazioni rinsaldate con i pezzi di città che hanno votato il centrodestra più per rivalsa che per fede. Alla Gang del Bosco l’ardua sentenza.

Il centrosinistra deve decidere cosa intende fare. Se proseguire con le ripicche, con i pungoli oppure se costruire una visione alternativa alla destra

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