Editoriali / Lecco città
Sabato 26 Settembre 2026
Gli utili idioti e le inutili lezioni
In politica, da sempre, esistono le categorie di pensiero e i formalismi di maniera. Tra queste ultime, una delle definizioni più stucchevoli è quella dei cosiddetti cento giorni. Vale a dire il periodo di tempo trascorso il quale ogni carica elettiva viene sospinta oltre le rade dei primi approcci di governo fino al mare aperto degli indirizzi politici compiuti. Va da sé che un simile trapasso può avere tempi di incubazione molto più lunghi, oppure straordinariamente brevi. Dipende da svariati fattori. L’unico caso documentato di perfetta adesione alla scadenza tonda è forse quello di Napoleone di ritorno dall’esilio dell’Elba e poi nuovamente sconfitto a Waterloo. Ma questa è un’altra storia.
Storia attuale (e locale) sono invece i quasi quattro mesi di lavoro della giunta Boscagli. Nell’opinione di chi scrive (quindi ignorabile), l’amministrazione appena eletta ha una sua cifra politica, sotto la lente della quale occorrerà con il tempo comprenderla, giudicarla, eventualmente criticarla. Una cifra che è stata formidabile volano elettorale, che è oggi opportunità politica, ma che rischia di essere in prospettiva anche un grande problema.
La vittoria del centrodestra, non è un mistero, è maturata non tanto sull’onda di macro temi (come si sarebbe portati a credere parlando di traffico o sicurezza), quanto sulla delusione di diverse e variegate micro-comunità locali: il Broletto Sud sul caso dell’hub di via Balicco, i residenti di piazza Diaz e via Volta per le risse, il Broletto Nord sul parco Kennedy, via Spirola per i parcheggi saltati sul lungolago, associazioni deluse, scuole paritarie e via dicendo.La giunta Boscagli ha oggi buon gioco nell’accreditarsi quale attento ascoltatore e solerte esecutore delle suddette istanze. E chi oggi alza il dito per reclamare l’assenza di visioni di ampio respiro, dimentica forse che l’elettorato lecchese si è espresso molto chiaramente per veder esaurita la stagione dei masterplan calati dall’alto e invece tornare al rassicurante governo dei borgomastri e delle questioni spicciole.
Al contrario, il crinale sul quale il centrodestra scivola, e potenzialmente rischia di cadere, è quello di confondere l’ascolto del problema con l’adesione acritica alla soluzione pretesa dai portatori di interesse. Perché qui, davvero, rischia di perdersi il senso di un’amministrazione locale. Il varco al quale va atteso il centrodestra, quindi, non è tanto l’altezza dei temi che affronterà. Casomai, il grado di autonomia con la quale saprà proporre soluzioni proprie a problemi condivisi.
Ma al traguardo volante dei cento giorni c’è anche l’opposizione.
Colpisce, bisogna dirlo, l’ostinazione con la quale il Pd lecchese e i suoi alleati additano ancora Orizzonte per Lecco quale causa prima della loro recente sconfitta elettorale. E dire che di elementi di autocritica ne avrebbero: ad esempio, ed è uno dei tanti, il fatto di essere una delle poche amministrazioni di centrosinistra ad aver perso consenso sul terreno più progressista di tutti, quello della partecipazione. Basterebbe questo, in fondo, per interrogarsi sulla condotta politica da tenere dentro e fuori l’aula consiliare. Meno cavillosa, meno tatticista, meno avvelenata. Provando, invece, a tornare con maggior serenità per le vie della città, magari tra i gruppi e i condomini che hanno voltato loro le spalle con maggior convinzione.
E invece il Pd si arrocca intorno ai tecnicismi. Nella settimana che ha segnato la chiusura del Teatro Sociale; nella settimana del pestaggio a scuola e dell’ondata di influencer destrorsi che invocano la legge del taglione contro tre minorenni; nella settimana delle ronde neofasciste in centro, ecco, la battaglia dei dem è rivolta al posto sfumato in commissione Controllo e Garanzia (organo importante, per carità, ma che ancora non riveste rilievo costituzionale).
Riassunto in due parole (e sono già troppe): il centrosinistra ha scelto di non cedere al centrista ed ex candidato sindaco Mauro Fumagalli uno dei tre posti riservati alla minoranza (della quale, volente o nolente, fa parte). Al che, Orizzonte per Lecco si è accordato con il centrodestra (giusto o sbagliato che sia), prendendosi il terzo seggio di minoranza con i voti della maggioranza (che di prassi non vota mai).
Il segretario provinciale dem si è spinto addirittura a dare dell’utile idiota a Fumagalli, salvo poi prendersela nel momento in cui quest’ultimo gli ha ricordato di far politica e occuparsi della cosa pubblica prima ancora che lui nascesse. Tropenscovino, non pago, ribadisce la definizione sui social: utile idiota. Una categoria politica, sostiene. Non un insulto personale. Sarà. Chissà però se il segretario Pd ricorda una delle più celebri occasioni pubbliche durante la quale è stata usata la suddetta categoria politica. Era il 2006 e un livoroso Silvio Berlusconi attaccò così Romano Prodi durante uno dei più seguiti confronti tv della Seconda repubblica. Il Professore, ammiccante, aveva sostenuto che il Cav si attaccasse a vuoti numeri come gli ubriachi ai lampioni. Berlusconi (che, va detto, durante quei confronti giocò davvero, e parecchio, con numeri e promesse) non trovò da opporre altre parole se non quelle: utile idiota. Ma forse anche questa, come Napoleone, è un’altra storia.
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