Editoriali / Lecco città
Lunedì 28 Settembre 2026
I dossier aperti sul tavolo di Boscagli
Con i tempi che si dilatano e si accorciano come una fisarmonica, gli attimi che si confondono con le epoche, la luce di un occhio guarito dalla cataratta che s’intreccia col buio dell’altro che sarà operato un anno dopo, anche parlare dei fatidici cento giorni dopo l’insediamento di un Governo, quale che sia, rischia d’essere un gioco velleitario di giornalisti alla ricerca di un titolo e politici alla ricerca di un alibi.
Per nostra fortuna capita in quel di Lecco che un fatto sostenga il commento e le analisi non siano scritte sull’acqua. Proprio in questi giorni è stato definita la gestione della Piccola che era inciampata per la leggerezza della Giunta Gattinoni, rea di aver dimenticato il ruolo della Sovrintendenza. Pasticci che si sono più volte reiterati a Palazzo e non saremo certo noi ora a dividere il grano dal loglio ma la sequenza di questi cantieri aperti e mai chiusi è tale per cui riteniamo che i primi passi del sindaco Boscagli debbano essere indirizzati a trovare le chiavi per entrare e risolvere i dossier. I ritardi equivalgono a portoni chiusi come dimostra lo stesso teatro che ha reso manifesto come non bastava alzare il sipario per poter assistere in sicurezza a uno spettacolo.
Ritengo che ci sia ancora necessità di capire fino in fondo quali fascicoli siano rimasti sul tavolo. Apro una parentesi per dire che la mancanza di dirigenti mette in crisi l’intera struttura e l’attività stessa degli assessori. Si sta pagando una diaspora del recente passato e non è che un funzionario spunti come un fungo sotto la quercia. In quest’autunno, tra l’altro, non si trovano nemmeno i chiodini. E che dire del Bione che è la prova del nove di quest’ottovolante che sembra toccare la cima per poi precipitare nel porto delle nebbie? Mi torna semplice pescare nella memoria che la farsa ebbe inizio con la piscina all’aperto promossa da Lorenzo Bodega qualche lustro fa. Sul giornale e in Tv ci siamo occupati in settimana delle ville e allora anche lì occorre dire che non è tutto oro quello che cola. Si pensi poi alla Torre Viscontea, a palazzo Belgiojoso e ci aggiungo i parcheggi in centro che non saranno ascrivibili al patrimonio artistico ma sono servizi necessari per accedervi. Qui si potrebbe andare avanti fino allo sfinimento. E non per uno sguardo occhiuto e tantomeno strabico ma in ragione della complessità delle questioni in ballo che ci fanno capire la differenza fra il fare e il gestire. E molte opere sono cadute sul secondo corno del dilemma.
Sono certo che in questi primi tre mesi il sindaco abbia imparato un’amara verità: seduto su quella poltrona per i cittadini risponde anche delle negligenze altrui. Pensiamo per esempio al nuovo Tribunale. Gli annunci di finanziamenti “decisivi” si sono rincorsi con la stessa frequenza delle modifiche progettuali e dei relativi ritardi. La Torre di piazza Affari svetta: avvocati, giudici e lecchesi in attesa di udienze restano però altrove, lassù in una sede provvisoria al limite del permanente. E che dire della Prefettura di via XI Febbraio: un cantiere fermo da un decennio che avrebbe dovuto ospitare gli uffici e perfino l’alloggio di Sua Eccellenza. Oggi ospita transenne, una gru immobile e, di tanto in tanto, qualche disperato in cerca di riparo. E pure la variante di San Girolamo, che a quanto pare non ha i poteri di San Gennaro.
A incorniciare questo quadro dalle molteplici sfumature val la pena di segnalare la pennellata in arrivo che il vicesindaco Carlo Piazza vuole imprimere sulla nuova sede del Comune: si guarda al manufatto che dovrebbe sorgere in via Marco d’Oggiono là dove un tempo c’era il Politecnico di Milano. Non soltanto un edificio ma, ci auguriamo, l’idea di come Lecco voglia organizzare la propria macchina amministrativa per il futuro.
Non sono tra quelli che sostengono la filiera politica dello stesso segno come garanzia di risultati certi tuttavia so bene, e ne ho viste davvero di tutti i colori, che dalle istituzioni superiori un occhio di riguardo non manca mai. Non diciamo un bancomat, ma soprattutto una snellezza per togliere la mucca bersaniana dal corridoio che chiameremo in questo caso burocrazia, quella che in particolare grazie alla cieca lungimiranza del compagno Bassanini troverà sempre terreno fertile.
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