Editoriali / Lecco città
Sabato 12 Settembre 2026
Il futuro del welfare ma senza gattopardi
L’imprinting gattopardesco di questo Paese impone spesso di considerare possibili solo le grandi rivoluzioni, vale a dire quelle che promettono di capovolgere i sistemi e destrutturano lo status quo. Per meno di così, tanto vale starsene a casa. E di fatti, molto spesso, si finisce per stare a casa comunque, conservando gelosamente l’alibi di non aver potuto far altro che lasciare placidamente defluire il passato nel presente.
Pochi giorni fa, l’Istat ha consegnato parecchi campanelli d’allarme demografici alle porte di quasi tutte le province italiane, Lecco compresa. La proiezione dell’istituto di ricerca assegnerebbe al nostro territorio un trend da diecimila abitanti in meno in 25 anni (il che meriterebbe una riflessione a se stante), ma soprattutto quote di 17mila over 80 in più e 4mila under 15 in meno, rispetto al dato odierno, nel 2050.
Numeri che, francamente, hanno il senso di un terremoto sociale pronto a irradiarsi attraverso il territorio. Non servono calcoli troppo astrusi per comprendere cosa potrebbe accadere alle liste d’attesa delle Rsa (già in sofferenza oggi) di fronte a un raddoppio della platea di utenti. Oppure quali aumenti di carico familiare possa prefigurare una forchetta tra giovani e anziani che finirà per assumere i tratti di una voragine.
Fin qui, i toni apocalittici.
Iniziamo però col dire che la curva non andrà indeterminatamente a salire. I grandi anziani del 2050 sono sostanzialmente i figli del baby boom. Sicché, è lecito attendersi il picco (e fin qui non ci piove), ma è anche verosimile ritenere che non sia un trend continuativo.
Resta il fatto che l’emergenza arriverà. E forse si sarebbe tentati di prefigurare una soluzione altrettanto aritmetica. Aumentano i fragili? Raddoppiamo anche Rsa, centri diurni e liste di collocamento per badanti.
Purtroppo non funziona così. C’è un calo di nascite e quindi di reti familiari. Viviamo in un mondo connotato da una mobilità maggiore rispetto al passato e questo potrebbe ridurre la capacità di supporto agli anziani.
Le Rsa hanno pochi posti, tempi di attesa ampissimi e costi quasi insostenibili per anziani che non abbiano dotazioni economiche proprie o famiglie benestanti. Formule come la cessione della nuda proprietà delle case, in crescita a Milano, sono ancora culturalmente lontane dal nostro territorio. Puntare solo sulle strutture significa andare a sbattere contro il muro della sostenibilità economica. Non si scappa: servono soluzioni mirate, di lungo respiro. Regione e Cariplo stanno lavorando sul tema dell’invecchiamento attivo, sull’allargamento delle maglie per la tendenza naturale alla non autosufficienza.
Come testimoniano i servizi che nei giorni scorsi (e oggi stesso) il nostro giornale ha ospitato, gran parte del problema non è tanto su quanti anziani non autosufficienti ci saranno nel 2050, ma quanto ampio sarà il periodo cuscinetto tra la piena autosufficienza e la completa non autosufficienza dei singoli soggetti. La partita si gioca tutta lì, e non certo edificando a piene mani nuove Rsa. Al contrario, con soluzioni soft, politiche dinamiche in grado di alleviare i carichi e semplificare i percorsi di longevità alle soglie della terza età.
Pensiamo, ad esempio, alla galassia dei trasporti sociali, che nel Lecchese conta una quarantina di associazioni messe in crisi più dal costo dei carburanti che dalle infrastrutture. Quanto sarebbe utile alla suddetta filiera una sanità che non impone di disseminare esami specialistici in ogni angolo della Regione?
Oppure, il tema dell’invecchiamento attivo. Quanto più costerà alla sanità pubblica (ci si perdoni l’espressione) un anziano sedentario e chiuso in casa rispetto a un altro coinvolto in attività sociali?
Quel che è certo è che, al momento, l’intero sistema è impreparato alla prospettiva di un’emergenza
a medio termine. I costi, come di consueto, si scaricherebbero a cascata su coppie di mezza età e marginalità sociali. Devastando quel nucleo, la famiglia, che era un tempo luogo di costruzione del futuro e che rischia di essere invece ostaggio, in equilibrio instabile, del passato.
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