Mentre il ministro della Giustizia Carlo Nordio annuncia che grazie alle nuove norme introdotte dal ddl in corso di approvazione ci saranno tra gli 8 e i 10mila detenuti in meno (tutti tossicodipendenti che dovranno essere presi in carico da strutture che ancora non ci sono…), la realtà degli istituti penitenziari italiani è un bollettino di guerra e restituisce un quadro indegno di un Paese civile. L’ultimo caso, quello del carcere di Sollicciano (Firenze), ha spinto la magistratura a sequestrare alcune sezioni dell’istituto per carenze igienico-sanitarie. Nel decreto di sequestro preventivo erano allegate anche le fotografie che documentavano morsi di cimice sulla mano di un detenuto, zecche nelle celle, cibo conservato in sacchetti della spazzatura. In seguito al trasferimento forzato dei detenuti, il Provveditorato regionale della Toscana ha diramato una circolare che poteva essere intitolata «bandiera bianca»: «Dopo il sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano e stante l’alto indice di affollamento che interessa tutti gli istituti, questo ufficio non è più nelle condizioni di garantire il rispetto delle ordinarie capienze». E quindi, che si fa? «La direzione dell’istituto utilizzerà tutti gli spazi disponibili fino al raggiungimento del limite indicato dall’applicativo e se necessario, anche oltre, adottando in tali casi ogni iniziativa ritenuta opportuna, compresa, in via estrema, per quanto assolutamente provvisoria, la collocazione di brande o materassi a terra». Dopo la levata di scudi, il ministero ha chiarito che si è trattato di un refuso...
A Opera (Milano) i detenuti hanno scritto una lettera al Presidente Sergio Mattarella: hanno spiegato che la direzione ha chiesto alla Croce Rossa un carico speciale di bottiglie d’acqua, per bere ma anche per lavarsi, perché ai piani alti l’impianto idraulico non è più in grado di far arrivare l’acqua potabile. A Poggioreale (Napoli), durante un’ispezione a inizio luglio, l’europarlamentare Sandro Ruotolo e il deputato Marco Sarracino del Pd hanno denunciato celle per 3 detenuti occupate da 9 persone e ventilatori fuori uso. A Cavadonna (Siracusa) il garante dei detenuti ha riscontrato problemi di cimici e topi nelle sezioni, pestaggi e aggressioni quasi quotidiani. Alla Dozza (Bologna) a inizio mese i detenuti hanno organizzato due giorni di trattative per protestare contro la mancanza di acqua nell’istituto. A Milano il garante dei detenuti Luigi Pagano (già direttore di San Vittore e ex provveditore regionale per la Lombardia), parla di «situazione drammatica e fuori controllo» con indici di sovraffollamento che arrivano al 220%. A Bergamo, a fine giugno, erano presenti 579 detenuti, 250 più della capienza regolamentare.
Nel frattempo, dall’Europa arriva un primo monito. Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa ha invitato gli Stati membri a porre particolare attenzione ai luoghi di privazione della libertà, vigilando sulla garanzia di acqua potabile, ventilazione e luoghi ombreggiati.
Potremmo continuare, ma chiudiamo con una nota positiva, perché per fortuna c’è ancora chi non si rassegna. Martedì 14 oltre 330 rappresentanti di istituzioni, università, associazioni culturali e realtà della società civile entreranno contemporaneamente negli istituti penitenziari di 29 città italiane. L’iniziativa punta a portare l’attenzione sulle condizioni delle carceri italiane e riaffermare il principio secondo cui la pena deve essere conforme ai valori sanciti dall’articolo 27 della Costituzione: umanità, dignità della persona e finalità di reinserimento sociale. Oggi, il primo ad aderire all’iniziativa sarà l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini, che farà visita al Beccaria, il carcere dei minorenni della Lombardia.
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