L’intesa
e l’urgenza
di scelte
coraggiose

Lettura 2 min.

La vicinanza con Giorgia Meloni da parte del presidente di Confindustria Emanuele Orsini e della dirigenza imprenditoriale è stata convintamente confermata ieri nei due interventi ad apertura e chiusura della assemblea degli imprenditori, alla presenza del Capo dello Stato e di gran parte dei ministri. Il cuore dell’intervento di Orsini è stato l’attacco all’Unione europea, alla sua «burocrazia lunare» a cui ha rivolto un appello: «Fermatevi prima che l’Europa si trasformi in un deserto industriale». E tra gli applausi, è seguito l’elenco impietoso delle carte, delle direttive e dei regolamenti giunti solo nell’ultimo anno da Bruxelles proprio mentre si promette uno snellimento delle norme. Voleva essere, quello di Orsini, il primo assist all’intervento di Giorgia Meloni che naturalmente è stato raccolto. La premier ha portato una sola aggiunta-correzione al discorso di Orsini, quando ha detto che tutte le critiche che si fanno all’Unione e alla Commissione non sono dettate da uno spirito anti europeistico o euroscettico o sovranistico, ma dalla richiesta che l’Europa funzioni meglio, anzi che «faccia meno e lo faccia meglio», e che il suo motore sia costituito dalla politica e non dalla burocrazia o dall’ideologia. E qui è partito il consueto attacco alla stagione del Green Deal e del suo «ideologismo» che, secondo Meloni, mortifica la competitività delle imprese del continente. La premier ha rivendicato al suo governo di essersi messo di traverso per evitare che l’impostazione «green» di Bruxelles potesse «fare ancora più danni» e per questo ha accolto una richiesta imperativa di Orsini: non modificare ma abolire il sistema degli Ets (il mercato finanziario generato dai permessi di emissioni di carbonio che devono essere acquistati da chi ha una attività imprenditoriale non ecocompatibile, una misura nata sulla base del principio «chi inquina paga»). E se proprio non si riesce ad abolirli, ha chiesto Orsini, almeno li si sospenda subito per evitare che, in un momento di difficoltà come questo, il costo degli Ets gravi sulle imprese e di conseguenza sui consumatori e le famiglie.

Altro argomento su cui governo e industriali sono perfettamente d’accordo, il caro energia: «ormai è una minaccia esistenziale per le imprese» ha detto Orsini. Meloni ha risposto da una parte ricordando che molto di ciò che accade nel mondo sfugge alle nostre possibilità di intervento - vedi la guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz - ma anche elencando ciò che il governo sta facendo per tamponare il caro-bollette, per ottenere un «disaccoppiamento di fatto» del costo dell’energia da quello del gas - motivo di tanti rincari nonostante l’energia del sole e del vento - e promettendo di continuare a chiedere la flessibilità alla Commissione per le spese dell’energia come per quelle della difesa (la risposta di Bruxelles è attesa per i primi giorni di giugno) oltre a una semplificazione del sistema delle autorizzazioni per gli impianti di energie rinnovabili. Confindustria vuole che la competenza sull’energia torni allo Stato e sia sottratto alle regioni evidentemente troppo sensibili al peso elettorale dei «comitati nimby» che non vogliono sul loro territorio le pale eoliche o i pannelli fotovoltaici impedendo la produzione di centinaia di altri Gigawatt di energia pulita di cui l’Italia ha bisogno per ridurre la sua dipendenza dai combustibili fossili da importazione. Infine, il nucleare. «È falso che per avere una centrale nucleare servano 10-15 anni - ha detto Orsini ribattendo ad un argomento molto diffuso tra gli ambientalisti - e Meloni ha detto che entro l’estate sarà completato l’iter legislativo con tanto di decreti attuativi per riportare il nucleare in Italia.

Come si vede un’intesa molto ampia. Orsini ha chiesto scelte coraggiose, Meloni ha risposto che il governo non si tirerà indietro: «Siate coraggiosi e il governo farà lo stesso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA