L’ucraina
verso l’Ue
Nuova strada
e obiettivi

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Epocale è la proposta del cancelliere tedesco Merz di assegnare all’Ucraina lo status di «membro associato» dell’Unione europea. Per la prima volta viene indicata la strada che percorreranno i Ventisette da Grandi. Costruita, di proposito, per non diventare potenza, l’Ue è ora costretta a rivedere i dettami dei suoi «Padri fondatori». L’amore per la pace, la tutela della libertà e il rispetto dello stato di diritto mal si confanno con l’odierno mondo dei «prepotenti». Putin, Trump e Xi Jinping hanno, pertanto, compiuto il miracolo di mettere d’accordo gli europei. Il gigante buono sta adesso alzandosi lentamente in piedi, ma servirà ancora tempo per tirare su del tutto la guardia. La questione ucraina ha fatto saltare tutti i muri, superare le paure, mettere da parte le incertezze. Prima sono arrivati gli «eurobond» - debito comune - su cui i membri Ue, per decenni, non hanno mai trovato la quadra. Tutti gli Stati membri hanno concordato di partecipare al prestito da 90 miliardi di euro a Kiev.

Poi si è smosso finalmente il nodo della Difesa comune all’interno di un’Alleanza atlantica a trazione europea, primo vero elemento di «nation building» Ue. Quindi si è osservata la definitiva comprensione che bisogna superare gli interessi di parte per realizzare una vera rivoluzione energetica e per conquistare la definitiva indipendenza. Ora, l’ultimo evento in ordine di tempo: la discussione sulla futura struttura del Vecchio continente con l’idea dei «membri associati». Si cerca così di definire una costruzione che non lasci fuori nessuno dal «sogno» europeo, risponda alla domanda su dove finisca l’Europa e ugualmente si edifichi una «Casa» comune e non un «condominio» ingestibile. Se vuoi essere europeo i «valori condivisi» devono avere un peso fondamentale e sono al primo posto. Altrimenti sei fuori. L’allargamento del 2004 - dettato più da ragioni geopolitiche e dal dover rendere giustizia storica agli Stati dell’Est - ha lasciato il segno: i Kaczyński, gli Orbàn, i Fico hanno troppo a lungo ricattato i Ventisette. La proposta di Merz serve anche a dare una risposta a Paesi come la Turchia che, da decenni, bussano alla porta continentale.

L’Ucraina in Ue, si badi bene, non è in funzione anti Russia. Anzi. È uno dei tasselli per far rinsavire il Cremlino dopo l’abbuffata nazional-patriottica. L’europeizzazione nel XVIII secolo di Pietro il Grande, non lo si dimentichi, fu la conclusione di un percorso iniziato anni prima a Kiev con l’arrivo di idee ammodernatrici. In tal modo ci si dà una chance per tornare alla realtà positiva dei «due polmoni» europei di cui parlava tanto Papa Giovanni Paolo II. E perché no, chissà un giorno, è lecito sognare una Russia democratica, «membro associato» Ue.

La strada per creare tale architettura continentale è, però, lunga: tante sono le riforme da fare in Ue, ad iniziare dal superamento del voto all’unanimità in favore della maggioranza qualificata. E perché no, azzardiamo noi, ritentare l’approvazione di una Costituzione che ribadisca i valori comuni proprio oggi che il mondo balla sull’orlo del precipizio. Chiari, però, devono essere gli obiettivi che gli europei vorranno raggiungere. Ma intanto essere «membri associati», secondo la proposta Merz, significa entrare dall’ingresso principale nella «Casa» comune senza provocare squilibri interni rispetto all’attuale edificazione. Ossia si partecipa subito alla vita politico-istituzionale, senza tuttavia avere il diritto di voto, e si contribuisce alle scelte finali. In breve, il nuovo «cantiere» europeo è stato inaugurato.

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