Un’ostilità crescente incombe sull’europa

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Con l’avvento di Donald Trump il clima di ostilità contro l’Europa ha subito un’improvvisa accelerazione. Nel Vecchio Continente continua a diffondersi quella che la stampa progressista suole definire “onda nera”, cioè, quel rigurgito nazionalista e xenofobo che continua a mettere in crisi le democrazie liberali.

La narrazione di una contrapposizione tra popolo ed élite continua ad esercitare il suo forte fascino sui cittadini più disagiati e più esposti culturalmente alle suggestioni populiste. La costruzione comunitaria è diventata facile bersaglio di chi stenta tuttora a capire che l’Europa resta un “male necessario” per difenderci dalle insidie della globalizzazione. In verità, la rivolta contro l’Ue viene incoraggiata da entità esterne che hanno interesse a disarticolare l’architettura europea e a trasformare l’Europa in un grande terreno di scontro. Non è un mistero chi siano i nemici dell’Ue: sono Usa, Russia e una parte del mondo arabo. Sia chiaro, non esiste alcuna alleanza organica tra Trump, Putin e la galassia araba ma è indubbio che esistano interessi convergenti in grado di produrre un esito analogo anche senza un coordinamento diretto.

La Russia ha sempre osteggiato il percorso comunitario ritenendolo una minaccia alle proprie ambizioni geopolitiche. La restaurazione dell’impero resta il grande obiettivo strategico dello zar che ha sempre ripudiato la svolta liberale imposta da Michail Gorbaciov. L’esperienza degli ultimi anni ha mostrato quanto siano insidiose e pervasive le operazioni di disinformazione, influenza e finanziamento occulto di forze politiche, tv e organi di stampa. Il Parlamento europeo ha denunciato ripetutamente i tentativi russi di alimentare divisioni interne, di sostenere i partiti populisti di tutta Europa nonché di aggirare le norme sulla trasparenza dei finanziamenti.

A parte il pericolo russo, anche sul terreno economico l’Europa è sottoposta a una pressione crescente. Fin dal suo insediamento, Donald Trump ha promosso un aspro confronto con l’Ue e con le singole nazioni europee sul presupposto che fosse necessario addivenire ad un riequilibrio dei rapporti commerciali. La politica dei dazi ha consentito agli Usa di ridurre il surplus delle partite correnti dell’area euro la quale ha dovuto subire, altresì, il pesante contraccolpo della guerra e dei cambiamenti strutturali del commercio mondiale. L’ostilità delle Big Tech statunitensi verso le restrizioni previste dalla normativa comunitaria costituisce un ulteriore elemento di ostilità che contribuisce a tenere sotto pressione l’Unione.

Un altro terreno di rilevante importanza strategica è quello energetico. La transizione verso le fonti rinnovabili riduce progressivamente la dipendenza europea dalle importazioni di combustibili fossili e, modifica gli equilibri con i Paesi esportatori di petrolio e gas. Naturalmente occorre evitare banali generalizzazioni: non esiste, infatti, un indistinto “mondo arabo” con una posizione politica uniforme. Tuttavia, risulta innegabile che, in quella regione, alcuni Paesi abbiano sempre guardato con sospetto e circospezione alla “green economy” promossa dall’Ue. Queste riflessioni non devono portare a credere che esista un complotto contro Bruxelles. Esistono soggetti, forze e interessi che collidono con lo spirito unitario dell’Europa e che, per tali ragioni, puntano a rendere vulnerabili le nostre democrazie. Tuttavia, anche se esistono attori stranieri in grado di finanziare organizzazioni politiche, campagne informative o reti di influenza, il vero problema resta quello della difficile coesione tra gli Stati. L’Unione europea ha già provveduto a rafforzare le proprie regole sulla trasparenza e sul contrasto ai finanziamenti stranieri, proprio per limitare le interferenze esterne.

Ma le norme, da sole, non bastano. Occorrono controlli efficaci, tracciabilità dei finanziamenti, cooperazione tra intelligence e magistrature, piena trasparenza sulle risorse utilizzate da partiti, candidati e soggetti collegati. Stiamo attenti, anche il nostro Paese è esposto a questo rischio per cui, sia chiaro, occorre diffidare di chi finge di ignorarlo.

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