Cronaca / Circondario
Venerdì 17 Aprile 2026
Baby Gang si difende: «Non sono un santo, ma non per questo sono colpevole»
Il trapper dopo le accuse di aver maltrattato la fidanzata: «Mi hanno riempito di microspie: perché allora quando hanno sentito non sono intervenuti?»
In qualche maniera, probabilmente affidando il messaggio a qualcuno a lui vicino per la pubblicazione sui social, Zaccaria Mouhib, in arte Baby Gang, prende posizione pubblicamente sulle ultime accuse che lo hanno travolto, relative, tra le altre, alla detenzione di armi, e ai maltrattamenti alla compagna 22enne. Soprattutto relativamente a questo ultima contestazione, il trapper di Calolziocorte da milioni di follower non ci sta: “Se ormai Baby Gang arrestato per armi e sparatorie non fa più notizia, allora si aggrappano alla ragazza, a cui hanno fatto pressioni per farmi denunciare; per più di due anni mi hanno messo le microspie in casa e hanno manipolato le intercettazioni. Se sapevano fare il loro lavoro allora mi arrestavano in flagranza”.
All’epoca dell’arresto a marzo, gli inquirenti avevano riferito che la compagna di Baby Gang, una ragazza 22enne emiliana, non aveva mai voluto sporgere querela, spiegando che fosse in uno stato di soggezione tipico di molte donne maltrattate. Nell’ordinanza del gip Gianluca Piantadosi, erano riportate più pagine di intercettazioni ambientali effettuate nell’abitazione dei due. Mouhib quindi sostiene di essere un “perseguitato”, e, oltre a promettere una pioggia di denunce per diffamazione, attribuisce questa condizione anche al fatto, da lui riferito, di aver avuto una relazione “con l’ex moglie di un carabiniere”. “Ormai è la quindicesima volta che entro in carcere e questo vi fa capire che sono l’esperimento fallito di questa giustizia. Se pensavate di punirmi, sappiate che siete cascati male, perché qui dentro tutti mi amano e tutti mi rispettano. “Non sono mai stato un santo, ma ciò non vuol dire che sono colpevole”.
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