Rogo all’asilo di Bonacina, in fumo anche i piani delle famiglie

L’incendio che ha devastato il nuovo asilo nido di Bonacina lascia nell’incertezza decine di famiglie lecchesi che contavano sull’apertura della struttura in autunno. Il rogo mette a rischio anche un investimento da 1,8 milioni di euro, in gran parte finanziato con fondi Pnrr

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Lecco

Ci sono volute ore di lavoro, tra fumo nero, lamiere arroventate e il timore che le fiamme potessero riaccendersi, prima che i vigili del fuoco riuscissero a mettere definitivamente sotto controllo l’incendio che ha devastato il nuovo asilo nido di Bonacina. Oggi, di quella che doveva essere la nuova casa per 32 bambini lecchesi, resta in piedi soprattutto lo scheletro della struttura. I danni sono ingenti e una cosa appare già certa: il nido Archimede non aprirà in autunno come previsto.

Il rogo è scoppiato poco prima di mezzogiorno nel cantiere di via Timavo. In pochi minuti le fiamme hanno aggredito il rivestimento esterno dell’edificio, propagandosi lungo la facciata. Nessun ferito tra gli operai presenti, evacuati immediatamente. Poi l’arrivo di otto mezzi e venti vigili del fuoco da Lecco, Valmadrera e Monza. Un intervento reso complicato dalla pendenza del tetto, dal caldo e dalla necessità di verificare che sotto le coperture non rimanessero focolai nascosti. Per tutta la giornata sul posto è rimasto il sindaco Filippo Boscagli.

«La fase emergenziale si è conclusa, ma ora si aprono due questioni: capire l’entità dei danni e trovare una risposta alle famiglie che avevano già iscritto i loro bambini». Una ventina di iscrizioni erano già state formalizzate e il Comune ha avviato le verifiche per individuare soluzioni alternative nei servizi per l’infanzia del territorio. Perché il punto, adesso, sono proprio le famiglie. Genitori che avevano programmato il rientro al lavoro, organizzato orari, affidamenti e aspettative attorno a una struttura che avrebbe dovuto entrare in funzione tra pochi mesi. Oggi si ritrovano invece davanti a un’incognita.

L’incendio arriva inoltre al termine di una storia già tormentata. Il cantiere avrebbe dovuto chiudersi nel gennaio 2025. Poi i problemi con la prima impresa appaltatrice, i ritardi accumulati, l’aggravarsi delle criticità fino alla risoluzione del contratto. Lo scorso autunno la corsa contro il tempo per affidare i lavori a una nuova azienda e completare un’opera realizzata soltanto al 40 per cento. Una rincorsa necessaria per rispettare la scadenza del Pnrr, fissata al 30 giugno.

Ed è proprio qui che si apre un altro fronte delicatissimo. L’intervento vale 1,8 milioni di euro, oltre un milione dei quali finanziati con fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Dopo il rogo bisognerà capire se quelle risorse potranno essere salvaguardate, se scatteranno coperture assicurative e quali margini esistano per ottenere ulteriori finanziamenti.

Dall’opposizione è arrivata la disponibilità a collaborare. L’ex sindaco Mauro Gattinoni, la cui amministrazione aveva fortemente voluto il nuovo nido, parla di «una ferita per la città» e garantisce pieno sostegno istituzionale per trovare soluzioni rapide alle famiglie coinvolte. Perché, oltre alle indagini sulle cause dell’incendio, la priorità adesso è una sola: evitare che insieme all’asilo vadano in fumo anche i progetti di decine di genitori lecchesi.

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