Amministrazione di sostegno, quando la tutela diventa un aiuto concreto per le famiglie

L’avvocato Micol Missana ospite di Unica Focus Talk Show spiega cos’è, quando serve e come funziona la nomina dell’amministratore di sostegno, tra casi concreti e risposte ai dubbi più frequenti delle famiglie

Lecco

L’amministrazione di sostegno è uno strumento giuridico che riguarda molte famiglie, ma che spesso viene scoperto solo nel momento del bisogno. A spiegarne funzionamento e finalità è stata l’avvocata lecchese Micol Missana, ospite del Focus Talk Show di Unica Tv - canale 75, che ha chiarito come si tratti di una misura pensata per accompagnare, e non sostituire, le persone in difficoltà.

«L’amministratore di sostegno è una figura di supporto che viene nominata dal Tribunale e serve per aiutare le persone che, per problemi di salute o altre cause, in quel momento non riescono a prendersi cura dei propri interessi», ha spiegato Missana. Si tratta quindi di un aiuto mirato, necessario quando una persona non è in grado di firmare contratti o compiere atti giuridici rilevanti, come la vendita di un immobile o la sottoscrizione di un contratto per una casa di riposo.

Non riguarda soltanto le persone anziane. «Ci sono anche patologie che richiedono, per un certo periodo, la nomina di un amministratore di sostegno», ha sottolineato l’avvocata, citando tra i casi più attuali quello dei giocatori patologici d’azzardo, per i quali è fondamentale che qualcuno gestisca le questioni economiche «proprio per proteggere la persona in un momento di fragilità».

Nella maggior parte dei casi l’amministratore di sostegno è un familiare. «Di solito è un parente, il figlio, la moglie, un nipote, qualcuno che vuole aiutare il genitore, il nonno o il coniuge che ha bisogno di sostegno», ha spiegato Missana, chiarendo però che la nomina di un professionista esterno, che il giudice sceglie attingendo alle liste presenti presso i tribunali, diviene necessaria in situazioni più complesse. È sempre bene, in questi casi, affidarsi a un avvocato, per avere una consulenza e scegliere la strada giusta.

La procedura per la nomina è relativamente semplice. «Ci sono delle modulistiche sul sito del tribunale, si fa una domanda al giudice e viene fissata un’udienza durante la quale il giudice parlerà con la persona che ha bisogno dell’amministratore di sostegno», ha spiegato l’avvocata. In alternativa, soprattutto nei casi più delicati, è possibile affidarsi a un professionista che rediga e depositi il ricorso.

Un tema centrale per le famiglie è quello dei costi. Missana ha chiarito che «quando viene nominato un parente, l’amministrazione di sostegno è gratuita». Diverso il caso dell’amministratore esterno: «Il compenso viene deciso dal giudice in base al patrimonio e all’attività svolta ed è a carico del beneficiario, non dei parenti».

Importante anche chiarire cosa fa, e cosa non fa, un amministratore di sostegno. «L’amministratore di sostegno non è un badante o un assistente sociale», ha precisato Missana. Il suo ruolo riguarda la sottoscrizione di atti, la gestione di contratti, l’interlocuzione con enti pubblici per ottenere contributi e risorse economiche, sempre sotto il controllo del giudice tutelare. «Il fulcro dell’amministrazione di sostegno è il giudice, che controlla quello che fa l’amministratore», ha ribadito.

Il rapporto con il beneficiario resta centrale. «L’amministratore di sostegno è sempre tenuto a confrontarsi con la persona che assiste e aiutarla per superare e gestire il momento di difficoltà», ha spiegato l’avvocata. Solo in situazioni particolari, come nel caso della ludopatia, può imporre limiti, sempre con l’autorizzazione del giudice, per tutelare la persona.

L’amministrazione di sostegno, infine, non è una misura definitiva. «Non è per sempre, anzi è pensata proprio per aiutare la persona nel momento di difficoltà», ha concluso Missana. Quando il beneficiario torna in grado di gestire autonomamente i propri interessi, può essere chiesta la revoca e la piena restituzione della capacità di agire.

Uno strumento flessibile, dunque, che punta a proteggere senza togliere dignità e autonomia, e che, come emerso dal confronto in studio, è fondamentale conoscere prima di trovarsi ad affrontare una situazione di emergenza familiare.

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