Cronaca / Lecco città
Martedì 19 Maggio 2026
«Fate silenzio». E il branco la massacra
In aula il racconto della 50enne lecchese aggredita nel 2021 per aver chiesto a un gruppo di giovani di abbassare la voce nei portici sotto casa
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Il ricordo di quella aggressione, scatenata dopo un semplice invito a fare meno baccano, è ancora vivo nel ricordo della vittima, una cittadina lecchese che, all’epoca del fatto, avvenuto il 6 ottobre 2021, aveva 55 anni. «Mi ha massacrata, la ragazza, soprattutto, sono stata picchiata a calci nello stomaco, poi qualcuno mi ha colpito con un casco da dietro, anche se non saprei dire chi».
L’episodio, avvenuto a Rancio, in uno dei palazzi di corso San Michele del Carso, aveva generato forte indignazione in città. Un caso di violenza urbana che oggi, cinque anni dopo, vede una coda processuale con l’udienza celebrata davanti alla giudice Martina Beggio, davanti alla quale è imputato un 24enne italiano, presente in aula, sotto accusa per lesioni aggravate in concorso con un immigrato di nazionalità tunisina, attualmente irreperibile. Per la stessa vicenda, ha già definito la propria posizione attraverso il patteggiamento una ragazza, forse la più attiva nell’aggressione alla donna. Secondo quanto ricostruito, la vittima aveva provato a far sgomberare un gruppo di giovani che aveva scelto i portici di corso San Michele come luogo di ritrovo, in un periodo, tra l’altro, caratterizzato da forti restrizioni dovute al post-pandemia.
La reazione del “branco”, tuttavia, era stata feroce. «Ci siamo prese per i capelli e poi ci siamo ritrovate a terra, io ho perso anche gli occhiali», ha raccontato in tribunale nella sua deposizione, riferita principalmente alla ragazza che ha già patteggiato. «Sono stata picchiata forte, mi prendevano a pedate nello stomaco». Il tunisino l’avrebbe addirittura colpita con una mazzetta. Un vicino di casa della donna era intervenuto a sua difesa, venendo a sua volta aggredito a colpi di casco, ma, a differenza di quest’ultima, non si è costituito parte civile. Il processo riprende a giugno, con l’esame dell’imputato, sul cui coinvolgimento nel pestaggio, fino a ora, non sarebbero emerse prove certe.
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