Cronaca / Lecco città
Sabato 11 Aprile 2026
Il prezzo dei conflitti, la preoccupazione della Cisl
Guerre e tensioni colpiscono l’export del Lecchese e della Brianza. L’aumento dei costi delle materie prime e i ritardi nelle consegne dall’Asia mettono a rischio la crescita delle due province lombarde
Lecco
Le tensioni geopolitiche e commerciali internazionali producono effetti sempre più evidenti anche sull’economia della Brianza e del Lecchese. Nel 2025 le esportazioni verso i 13 Paesi medio-orientali oggi coinvolti nel conflitto hanno raggiunto quasi 750 milioni di euro, pari al 4,9% del totale. Un dato che conferma la crescente esposizione del sistema produttivo locale verso un’area diventata negli ultimi anni strategica.
A incidere è soprattutto il peso di alcuni comparti chiave. La meccanica concentra il 13,7% delle proprie esportazioni su questi mercati, la chimica il 7,6% e il design-arredo il 9,6%. Anche il settore degli apparecchi elettrici registra una quota significativa, pari al 12,9% sul totale settoriale. Nel complesso, tra il 2019 e il 2025 si è consolidato un progressivo rafforzamento delle relazioni economiche con il Medio Oriente, oggi messo in discussione dal nuovo scenario di instabilità.
Le ripercussioni si manifestano innanzitutto sul fronte dei costi: il conflitto ha infatti determinato un incremento significativo dei prezzi delle materie prime, non solo energetiche. Oltre a petrolio e gas, risentono delle tensioni anche plastiche, fertilizzanti, elio e alluminio, componenti essenziali per molte filiere manifatturiere. Le criticità lungo le catene di approvvigionamento sono amplificate dalle tensioni nello stretto di Hormuz e dalle possibili interruzioni produttive nell’area.
Il sistema delle imprese segnala un peggioramento diffuso delle condizioni operative. L’84% registra un aumento delle spese, mentre il 63% evidenzia ritardi o blocchi nelle consegne, in particolare dall’Asia. A questo si aggiunge una contrazione della domanda, legata all’incertezza internazionale, che incide sia sull’export sia sul mercato interno, comprimendo margini e capacità di pianificazione.
«La preoccupazione della Cisl, in questo scenario mondiale in continua e incerta evoluzione, riguarda per un verso l’insana congiunzione in più Paesi tra potere politico ed economico, pronti a far strame dei principi che fino ad oggi hanno retto le democrazie liberali», osserva Mirco Scaccabarozzi, segretario generale della Cisl Monza Brianza-Lecco. «Danno da pensare – aggiunge – le prospettive occupazionali, gravate dal segno meno sia nel confronto con il marzo 2025 (-40) sia nel confronto trimestrale marzo-maggio nello stesso arco temporale (-480), dati accompagnati dalle persistenti criticità, relative sia alla natura delle assunzioni – solo nel 33% dei casi sono previste stabili, ossia con un contratto a tempo indeterminato o di apprendistato – sia al disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, con le imprese che hanno difficoltà in 49 casi su 100 a reperire i profili desiderati. Rimane tutta aperta la questione salariale, perché anche laddove i salari nominali sono cresciuti grazie ai rinnovi contrattuali, restano comunque inadeguati rispetto al costo della vita che nel frattempo è aumentato, specie a Monza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA