Cronaca / Lecco città
Domenica 04 Gennaio 2026
Lecco, l’allarme per lo spopolamento scuote la politica locale
Monsignor Uberti avverte: Lecco rischia di diventare una comunità fantasma. I candidati sindaco propongono soluzioni per rivitalizzare la città.
Lecco
«È necessario che una nuova generazione di cittadini, amministratori e politici si assuma il compito di collaborare al futuro di Lecco, consapevole del sacrificio richiesto ma certa della sua necessità». Il richiamo di monsignor Bortolo Uberti, secondo cui Lecco rischia di diventare «una comunità fantasma» scuote la politica locale. «Lecco – commenta Filippo Boscagli, candidato sindaco di Fratelli d’Italia – ha bisogno oggi di persone disposte a vivere davvero la città e a confrontarsi con chi ogni giorno lavora, studia e cresce una famiglia. Serve ricostruire una comunità viva, radicata nei quartieri e nelle associazioni, in cui ciascuno si senta accolto e responsabile. Le difficoltà di famiglie e giovani non hanno soluzioni semplici, ma in città esistono già esperienze di responsabilità e condivisione che dimostrano una vitalità ancora presente: dal nuovo oratorio citato da don Bortolo, a Casa Amica, ai Banchi Alimentari, centri per lo studio, accoglienza famiglie in difficoltà. La politica deve creare spazi dove queste esperienze possano fiorire, favorirne la crescita e accompagnarla».
Per Mauro Fumagalli, candidato sindaco di Orizzonte per Lecco, il nuovo oratorio rappresenta «una sfida» che dovrà essere giocata soprattutto «dai più giovani». «Condivido le preoccupazioni di don Bortolo sulla crescita delle solitudini – aggiunge Fumagalli –. Governare una città come Lecco è complicato, ma credo sia necessario mettere al centro le persone, in particolare chi fa più fatica. Sull’abitare poi è necessario uno sforzo più deciso nell’immaginare una pluralità di soluzioni: non credo che affidare la soluzione del problema agli operatori privati sia una scelta che porti lontano, anche il pubblico deve fare la propria parte». Per l’ex assessore Stefano Chirico ci sono troppi vincoli normativi.
«Lo spopolamento del centro storico – sottolinea Chirico – è un problema non solo a Lecco. C’è un eccesso di normative, rigidità e vincoli che impedisce alla città di adeguarsi al cambiamento. Nei centri storici le abitazioni sono inadeguate, prive di box e vanno ristrutturate per far sì che accolgano le esigenze delle giovani famiglie. I limiti imposti dalle normative urbanistiche, però, impediscono di farlo con facilità anche a Lecco. Questo spinge i proprietari ad affittare gli immobili ai turisti». Secondo Pietro Regazzoni, capogruppo del Partito democratico in Consiglio comunale, la domanda chiave in vista delle comunali di primavera sarà: «Quali proposte vogliamo mettere in campo per tenere qui i giovani lecchesi?». «Il Comune di Lecco – ricorda Regazzoni – ha rafforzato i servizi dell’informagiovani, il numero di alloggi sociali, aumentato il compenso dei tirocinanti da 500 a 700 euro, unico caso in Lombardia, e ha messo a disposizione spazi per le associazioni giovanili, sostenendone le attività. Sono segnali concreti e che vanno nella direzione giusta, ma non bastano ad arginare il problema. Senza una visione complessiva, questi interventi rischiano infatti di essere vanificati da dinamiche più ampie».
Per Cinzia Bettega, è vero che in questa fase storica ci sono stati cambiamenti «molto veloci» e c’è «molto individualismo nella società» ma Lecco «non è una città egoista». «Conosco tante persone che fanno volontariato in vari ambiti – aggiunge la capogruppo della Lega in consiglio comunale – mettendo a disposizione degli altri impegno, competenze e tempo. Certo, tutto è migliorabile: Lecco potrebbe avere una mentalità un po’ più aperta e bisognerebbe fare qualcosa per i più giovani». Angela Fortino condivide invece l’analisi di don Bortolo a partire dal paradosso degli «uomini che arrivano a sentirsi Dio». «È giusto pensare allo sviluppo turistico, - aggiunge la segretaria cittadina di Forza Italia - ma questo non può avvenire a scapito della vivibilità dei lecchesi. L’ultima amministrazione comunale ne è un esempio evidente: una sequenza disordinata di opere, alcune delle quali discutibili, accompagnata da una sistematica penalizzazione della comunità locale, chiamata ad assoggettarsi, sempre e comunque, a decisioni calate dall’alto.
Questa amministrazione ha smarrito il principio della sussidiarietà, rinunciando alla valorizzazione dei corpi intermedi e accentrando su di sé ogni progetto, ogni decisione e ogni riflessione in tutti gli ambiti, persino in quello educativo. A questo si aggiunge una grave mancanza di attenzione sul tema dell’accesso alla casa, in particolare per le giovani coppie che desiderano costruire una famiglia e restare a vivere in città: un tema che il Comune non ha saputo affrontare». In questo contesto, secondo Fortino, «gli oratori restano spesso l’unico luogo di incontro autentico e positivo per le nuove generazioni, ma anche per i genitori e per gli anziani». «Grazie a Dio, - aggiunge Fortino - nella nostra città ogni rione ha la sua parrocchia e il suo oratorio: realtà che vanno tutelate e valorizzate non solo perché custodiscono i valori della nostra cultura cristiana, ma perché sono luoghi in cui la carità si traduce in azione concreta».
«Lecco può ancora decidere di essere una città che include, che accompagna, che costruisce futuro. Ma deve farlo adesso». Carlo Piazza, candidato sindaco della Lega alle prossime comunali, accoglie l’appello di Monsignor Bortolo Uberti e promette «scelte politiche chiare» perché Lecco non diventi una città «sempre più esclusiva». Il modello? Gli «assistenti di quartiere» introdotti dal neopresidente del Veneto Alberto Stefani.
«Le due pagine che La Provincia di Lecco ha dedicato, nello stesso giorno, al futuro del welfare e al senso profondo della comunità lecchese pongono una domanda politica precisa, che non può più essere elusa: che città vogliamo essere nei prossimi dieci, quindici anni? E soprattutto: chi governa Lecco intende assumersi la responsabilità di questa scelta?
Da un lato l’analisi di Lorenzo Bonini, che partendo dall’intervista al neopresidente dell’Impresa Girasole, Virginio Brivio – al quale rivolgo un augurio di buon lavoro unitamente a tutti i componenti del Cda che lo accompagneranno in questo percorso – descrive con chiarezza un sistema dei servizi sociali sotto pressione: costi in aumento, fragilità nuove, bisogni sempre più complessi e intrecciati. Dall’altro il richiamo forte del prevosto monsignor Bortolo Uberti al rischio concreto di una «comunità fantasma», una città che cambia pelle ma perde anima, relazioni, giovani, reciprocità.
Sono due letture diverse, ma portano alla stessa conclusione: Lecco non può più permettersi politiche spezzettate, rinvii e risposte parziali. Il welfare, l’abitare e la coesione sociale non sono capitoli separati: sono parti di un’unica sfida politica.
Il tema della casa è oggi il banco di prova più evidente. L’abitare non è più solo una questione urbanistica o immobiliare: è un servizio pubblico essenziale, come la scuola o la sanità. Quando gli affitti diventano insostenibili, Lecco smette di essere accessibile. Se ne vanno i giovani, le famiglie, ma anche gli insegnanti, gli operatori sanitari, le forze dell’ordine, chi lavora nei servizi essenziali. E quando se ne vanno le persone che tengono in piedi la città, la comunità si indebolisce fino a scomparire.
Per questo da mesi sostengo che il Comune debba assumere un ruolo attivo e non più neutrale nella costruzione di una filiera dell’abitare. Non basta regolamentare: bisogna guidare. Il progetto di Cairoli 59 dimostra che un’altra strada è possibile se il Comune fa da regista, mettendo attorno allo stesso tavolo fondazioni, cooperative, Terzo settore e strumenti regionali. La proposta «Lecco, qui il tuo domani», che come Lega abbiamo lanciato la scorsa estate, va nella stessa direzione: sostenere l’autonomia dei giovani lecchesi e rendere la città nuovamente attrattiva per chi vuole viverci, non solo attraversarla.
Ma sarebbe un errore pensare che tutto si risolva con la casa. Il welfare è il vero terreno su cui si misura la qualità di una comunità. Le nuove fragilità – invecchiamento, solitudine, parziale non autosufficienza, cronicità – richiedono un welfare di prossimità, integrato, capace di stare nei quartieri e nelle vite quotidiane delle persone.
In questa direzione guardo con interesse alla visione che il neopresidente del Veneto, Alberto Stefani, sta sviluppando con la figura degli assistenti di quartiere: professionisti formati e certificati, inseriti in una rete territoriale, capaci di garantire presenza, continuità e sostegno concreto alle persone anziane o parzialmente non autosufficienti. Un modello che riduce i costi per le famiglie, rafforza la comunità e integra pubblico, privato sociale e associazionismo, come già avviene in altri paesi europei e asiatici.
È questa l’idea di welfare che serve anche a Lecco: meno burocrazia, più prossimità; meno emergenze, più prevenzione; meno solitudine, più comunità. Un welfare che utilizza la tecnologia come strumento, non come alibi, e che rimette al centro la persona.
Le parole di monsignor Uberti sull’oratorio come luogo da «abitare» sono una metafora potente anche per la politica. Gli spazi non bastano se restano vuoti. Vale per gli oratori, per le Rsa, per le case, per i quartieri. E vale anche per il Pgt recentemente approvato: senza una visione politica chiara e senza la volontà di governare i processi, rischia di restare un elenco di buone intenzioni o, peggio, di produrre nuove occasioni perse, come già accaduto per l’ex vellutificio Redaelli di Rancio.
Lecco oggi è davanti a un bivio. O sceglie di investire davvero su casa, welfare e comunità come parti di un’unica strategia politica, oppure accetta l’idea di diventare una città sempre più esclusiva, più vecchia e più sola. Non è una prospettiva astratta: è ciò che sta già accadendo sotto i nostri occhi.
Servono scelte chiare, responsabilità politiche e il coraggio di cambiare modello. Il Comune deve tornare a guidare, non a inseguire; a costruire alleanze, non a limitarsi a gestire l’esistente; a dare risposte concrete, non a rinviare.
Come candidato sindaco, sento il dovere di dire con chiarezza che questa è la sfida decisiva dei prossimi anni. Su casa, welfare e comunità si misura la capacità di una città di restare viva, attrattiva, solidale».
© RIPRODUZIONE RISERVATA