Maggianico, i pensionati della Cisl ripuliscono la storica fonte del convento

Grazie al lavoro dei pensionati Cisl, la fonte sulfurea del Convento di Maggianico torna fruibile. Un luogo ricco di storia e curiosità.

Lecco

Si sono rimboccati le maniche e hanno ripulito la fonte sulfurea del Convento. Gli instancabili pensionati della Cisl hanno fatto un grande lavoro. «Abbiamo ripulito l’area – spiega Silviano Comi, coordinatore del gruppo – visto che da tempo la zona era stata abbandonata. Tolte le erbacce e sistemato alcuni spazi, il luogo ha un altro aspetto».

Nella mattinata di domani, 21 aprile, sarà presente Enrico Civillini, segretario generale dei pensionati Cisl Monza Brianza Lecco, per una visita alla fonte sulfurea ripulita.

Nel 1751 Maggianico era uno dei venti Comuni che costituivano la comunità generale di Lecco, allora infeudata al conte Marcellino Airoldi.

La storia locale racconta che nel 1850 la tranquillità del borgo fu turbata da un contadino assetato, che bevendo da una sorgente che sbucava dai boschi, avvertì disgusto e un forte odore di uova marce.

In breve arrivarono medici e chimici e il rigagnolo divenne una fonte minerale con acqua ricca di zolfo, magnesio e sale, ma non ferruginosa. O almeno così risultò dall’analisi.

Di lì a poco un opuscolo siglato da un medico propagandò l’acqua per la cura di malattie varie tra cui gastroenterite, epatite e nevrite.

Nel 1867 gli attuali rioni di Belledo e Chiuso si unirono con Maggianico in un unico Comune, fino al 1928 quando confluirono sotto Lecco.

Tra i momenti di massimo splendore quelli della Scapigliatura con le ville Gomes e Ponchielli centro di cultura, e il vicino stabilimento balneario Albertini, i Bagni di Davide, trasformarono Maggianico in una nota località turistica, forte anche della fermata del treno che permetteva ai villeggianti di spostarsi comodamente.

Un tempo diverso da quello odierno con le due ville che ospitavano concerti e feste lussuose, poi tutto è finito, è calato il sipario.

La fonte ormai ridotta ad un canale che sbuca nella parte alta del convento, chiuso con un rubinetto e nascosto da uno sportello, è ora destinata ad essere di nuovo conosciuta grazie al lavoro di sistemazione e pulizia portato avanti dai pensionati della Cisl.

La storia della fonte sulfurea si interseca con quella del convento delle religiose della congregazione delle suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, dette di Maria Bambina. E proprio la congregazione nel 1899 rappresentate per delega dalla madre generale suor Vincenza Mazzucconi, sorella del Beato Giovanni Mazzucconi, acquistava l’edificio, dove poi venne aperta una scuola di lavoro per aiutare tante ragazze; con l’inizio della prima guerra mondiale divenne un luogo di assistenza per le truppe.

Nel 1937 grazie ad un benefattore ci furono vari lavori e fu realizzata la chiesa.

Nei decenni successivi furono molti a recarsi al convento per la prodigiosa acqua sulfurea, tanto che le religiose crearono una condotta con tanto di rubinetto esterno all’ingresso del cortile, così che chi voleva poteva recarsi direttamente con taniche e bottiglie senza attendere l’apertura del cancello o dover suonare per poter accedere.

Poi, come per molte cose, l’interesse è andato via via diminuendo, il rubinetto è stato chiuso e la fonte sulfurea dimenticata, fino a qualche mese fa quando i pensionati della Cisl hanno deciso di ridargli decoro.

Ora che l’area è stata ripulita si potrà tornare a riempire le bottiglie d’acqua, e i bambini delle materne, ma anche delle primarie, potranno andare a fare delle passeggiate fino a dove si vede sgorgare l’acqua. Un’escursione per conoscere il proprio rione con tutte le sue curiosità e luoghi insoliti. E non è detto che la fonte sulfurea non torni di moda.

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