Cronaca / Lecco città
Sabato 27 Giugno 2026
Processo alle «Iene», la difesa presenta appello a Lecco
Le giornaliste Bizzarri e Palmieri impugnano la sentenza di primo grado. La vicenda riguarda l’accusa di diffamazione all’avvocata Barra nell’ambito del caso Gilardi
Lettura 1 min.Lecco
Verso il secondo atto (con i tempi della giustizia) del processo alle «Iene». Da quanto appreso la difesa delle due giornaliste del popolare programma Mediaset – Carlotta Bizzarri e Nina Palmieri - ha proposto appello contro la sentenza del tribunale di Lecco che, a novembre scorso, ha condannato le due imputate a una multa di duemila euro ciascuna.
La vicenda giudiziaria ruota attorno all’accusa di diffamazione nei confronti dell’avvocata lecchese Elena Barra, finita al centro di una serie di servizi della trasmissione, nei quali venivano avanzati dubbi sulla correttezza adoperata nel suo ruolo di amministratrice di sostegno di Carlo Gilardi, il docente e benefattore di Airuno deceduto a 92 anni, nel 2023. Contro la pronuncia hanno avanzato impugnazione sia le difese, sia la parte civile che si rivolge alla giudice di secondo grado, in merito alla quantificazione del danno, a fronte della «reiterazione degli episodi». A oggi non risulta ancora calendarizzata udienza davanti ai giudici della Corte d’Appellazione di Milano. Presumibilmente, non sarà una fissazione a breve termine.
Il tribunale lecchese aveva stabilito a carico delle imputate l’obbligo al risarcimento in solido con Rti, l’azienda che gestisce i canali televisivi del Gruppo Mediaset, di una somma stabilita in via equitativa pari a 100mila euro a favore dell’avvocata di Lecco che, a seguito dei servizi giornalistici che la riguardavano, aveva subito minacce e intimidazioni. La richiesta del pm Chiara Stoppioni per le due giornaliste era stata quella della condanna a un mese di reclusione ciascuna, mentre la parte civile (rappresentata dall’avvocato Elena Ammanato) chiedeva «non meno di 300mila euro».
A Bizzarri e Palmieri venivano contestati due episodi di diffamazione: per uno di questi - nei quali era coinvolto anche Brahim El Mazoury, ex badante di Carlo Gilardi - il giudice ha pronunciato l’assoluzione per tutti gli imputati. Si chiude così, almeno in primo grado, il processo al cosiddetto «metodo Iene», anche se pare certo il ricorso in appello una volta depositate le motivazioni del provvedimento (per il quale il giudice si è preso novanta giorni di tempo). La vicenda sullo sfondo riguarda il caso di Carlo Gilardi, ex professore di diritto conosciuto per le sue generose donazioni (aveva ampie disponibilità economiche), che, secondo la tesi portata avanti dalle «Iene», era stato portato contro la sua volontà in una Rsa, quando invece avrebbe preferito continuare a stare nella sua casa di campagna. Il pm aveva messo in evidenza, durante la requisitoria, la natura «faziosa» dei pezzi televisivi, così come la legale di parte civile, secondo cui «il lessamento visivo dei servizi della trasmissione è diffamante, così come lo è la narrazione stessa».
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