Robbiate: 34enne condannato per maltrattamenti in famiglia

All’uomo, responsabile di violenze sulla madre e sul compagno, è stata riconosciuta la seminfermità mentale

Lecco

Un anno e due mesi per maltrattamenti in famiglia, con il riconoscimento della seminfermità mentale, e un ulteriore anno di libertà vigilata, una volta espiata la pena, a causa della pericolosità sociale dell’imputato. Nei confronti del 34enne cittadino di Robbiate, anche se nato nell’est europeo, condannato dal gup per ripetuti maltrattamenti in famiglia ai danni della madre e del compagno di questa (entrambi 57enni) è stata riconosciuta la capacità di intendere e volere “grandemente scemate, ma non esclusa” al momento della commissione dei fatti, a causa di “un disturbo di personalità con tratti paranoidi e antisociali”. Una patologia che, secondo il perito psichiatra nominato dal gup Salvatore Catalano nell’ambito del processo celebrato con il rito abbreviato, era “causa di vizio parziale di mente”. I fatti contestati riguardano diversi episodi avvenuti negli ultimi anni, fino al 2025. La scorsa estate, ad agosto, il 34enne era finito in carcere proprio alla luce di queste accuse. “Appare significativo come le parti offese, in alcune occasioni siano state costrette a dormire in macchina”, si legge nelle motivazioni del provvedimento. Un dato che spiega la condizione in cui era costretta a vivere la mamma del 34enne e il convivente, a causa delle continue intemperanze del figlio, che spesso soffriva di atteggiamenti paranoici che in un’occasione, lo hanno indotto a chiamare i carabinieri accusando la madre di aver avvelenato il cane di casa. A carico dello stesso uomo, che avrebbe anche problemi di droga, risulta una precedente condanna per fatti simili riferibili agli anni 2018 e 2019. Nonostante questi trascorsi, le vessazioni sarebbero proseguite sino all’estate Mobili spaccati, oggetti lanciati in strada o addosso alla madre e al patrigno, schiaffi, spintoni e botte. In una occasione, lo stesso uomo ha squarciato le gomme a un’auto dei carabinieri intervenuti su richiesta della madre. La perizia voluta dal tribunale ha dichiarato la sua “pericolosità sociale”. Federico Berni

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