Un piazzale in memoria di Pino Galbani, operaio antifascista deportato a Gusen

Una vita per testimoniare la tragedia dei campi di sterminio Sabato 16 maggio la cerimonia voluta da Cgil e Cisl.

Lecco

Il 16 maggio il piazzale della sede confederale Cgil-Cisl di via Besonda sarà dedicato all’operaio antifascista Pino Galbani. Sarà scoperta una targa e saranno sottolineati i “perché” di questa scelta. Ma Fabio Gerosa, segretario generale della Cgil e Mirco Scaccabarozzi, segretario generale della Cisl, non hanno dubbi sulle motivazioni che hanno portato, a dieci anni dalla sua scomparsa, a questa intitolazione: «Pino è stato per noi un punto di riferimento. Lo è stato per tutti i lecchesi e per tante generazioni. Un operaio antifascista che ha lasciato la sua impronta nel ricordo di quello che il regime nazifascista purtroppo fece nella sua vita e nella vita di migliaia di persone. Sabato 16 maggio saremo tutti insieme all’interno del piazzale antistante le sedi sindacali, e alle ore 10 scopriremo la targa che intitola il piazzale davanti a tutte le autorità e a uno dei vicepresidenti Anpi nazionali».

In caso di pioggia la manifestazione sarà spostata in sala don Ticozzi. Quando venne deportato, il 7 marzo del 1944, Pino Galbani era un operaio della Rocco-Bonaiti di via Castagnera. Un operaio che i sindacati definiscono «antifascista – ricorda Gerosa - durante gli scioperi di quell’anno è stato deportato a Mauthausen-Gusen, nel campo di concentramento dove ha visto atrocità che hanno segnato in maniera indelebile la sua vita. Nel momento in cui c’è stata la volontà di creare un revisionismo storico, perché purtroppo è quello che anche lui ha sempre cercato di evitare con i suoi racconti, Galbani ha avuto la reazione di dire “No, non è possibile quantomeno andare a creare questa omertà” rispetto alle crudeltà che ha dovuto subire lui e altri lavoratori e lavoratrici che erano stati deportati”. A questo punto ha iniziato a fare questo cammino didattico all’interno dei plessi delle scuole lecchesi, durato diversi decenni, andando a testimoniare le atrocità, le crudeltà che i regimi dittatoriali hanno creato. Per noi come organizzazioni sindacali è importante intitolare questo piazzale a un operaio antifascista che di fatto si è sempre prodigato per far sì che le nuove generazioni non ricadessero esattamente negli stessi errori. La memoria è un qualcosa di importante e anche per questo è importante lasciare un segno anche nel sistema urbano lecchese che faccia memoria, una memoria oggettiva di quanto successo».

Non solo memoria. Pino Galbani era anche quello che aveva in testa l’obiettivo di garantire l’unitarietà dei lavoratori e delle lavoratrici «Nel senso - spiega Mirco Scaccabarozzi - che ci spronava a cercate di stare sempre insieme perché solo insieme riusciamo quantomeno a garantire una logica di diritti a livello collettivo, mentre, nel momento in cui ricadiamo all’interno di una condizione di divisione, non si crea più una condizione di diritto ma di conflittualità. Pino Galbani recepiva anche le condizioni di guerra, di conflittualità a livello mondiale come una sconfitta per tutto il genere umano, una mostruosità, un qualcosa che è disumano».

Sia Cgil che Cisl hanno poi sottolineato come Galbani rievocasse in maniera emotiva tutto quello che aveva vissuto eppure, subito dopo la fine del conflitto e il suo ritorno a Lecco non avesse intrapreso la strada della vendetta, ma avesse deciso di spezzare la catena del male perché non si potesse ripetere più anche se, come ben sappiamo, la storia ci insegna che, invece, certe cose si ripetono anche oggi.

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