Cronaca / Merate e Casatese
Venerdì 25 Settembre 2026
Calco, l’ultimo saluto a Marialuisa Riva. In chiesa una comunità stretta attorno alla famiglia
Ai funerali dell’83enne investita e uccisa mentre andava a messa, il parroco don Giuseppe Sala ha richiamato il valore della giustizia e della fede: «Tutti gli accertamenti devono essere fatti, nessuno escluso».
Lettura 2 min.Calco
Si sono svolti venerdì, alle 15,30 nella chiesa parrocchiale di Calco i funerali di Marialuisa Riva, l’83enne travolta e uccisa martedì sera da un’automobile mentre attraversava la strada per recarsi alla messa di San Maurizio al Lazzaretto.
La cerimonia, celebrata dal parroco don Giuseppe Sala, ha richiamato una partecipazione tale da occupare ogni banco della chiesa; presente anche il sindaco di Calco Stefano Motta. Alla concelebrazione ha preso parte don Gianluigi Panzeri, cugino della defunta. Nell’omelia don Sala ha dedicato ampio spazio al tema della giustizia, distinguendo tra il piano umano e quello divino: «Giustizia umana deve fare il suo corso, tutti gli accertamenti devono essere fatti, nessuno escluso», ha affermato il sacerdote, aggiungendo che «Dio non è venuto per evitare la giustizia umana ma per completarla».
Il parroco ha parlato con toni sofferti della difficoltà di dare un senso a quanto accaduto: «Certe volte facciamo fatica ad accettare certe cose, anche per me. È una di quelle occasioni in cui nessuno vorrebbe esserci. La tragedia mi ha sconvolto, non so darne ragione, resta sempre un’incognita». Ha poi richiamato la comunità a un atteggiamento di raccoglimento, invitando ad «affrontare tutto con la pace nel cuore», e ha ricordato le parole del Vangelo «non sia turbato il vostro cuore», definendole «la tenerezza di Gesù».
Don Sala si è soffermato anche sul significato della fede, osservando che «la chiamata del Signore non è così ovvia» e che «Dio si è umanizzato: per avere fede in Dio bisogna avere fede in Gesù», quella fede, ha aggiunto, che la donna «ha coltivato» in vita. Ampio spazio è stato dedicato proprio al ricordo di Marisa: «Donna di poche parole ma essenziali, con una religiosità forte di carattere», l’ha descritta il parroco, sottolineando come per lei «l’appuntamento festivo non era un dovere» e come la partecipazione all’Eucaristia le avesse dato «forza, speranza nei momenti di dolore». È stata questa, ha spiegato don Sala, la ricerca costante della donna, devota alla Madonna. Il sacerdote si è poi soffermato sulla dinamica della morte, parlando di «quell’incidente, quel volo sulla macchina» dopo il quale, ha detto, «Dio l’ha accolta», per poi definire l’accaduto una «radicale ingiustizia».
Un pensiero è stato rivolto infine alla famiglia, in particolare al marito, per il quale «la giornata non sarà più quella di prima, con spaesamento e paura del futuro», e più in generale alla vita di chi resta, che «non sarà più quella di prima». Don Sala ha chiuso l’omelia ricordando Marisa come «una donna coraggiosa». La comunità si è stretta attorno al dolore del marito Ernesto Fumagalli, dei figli Dario e Claudio, della nuora Valentina, del nipote e di tutti i familiari.
L’incidente era avvenuto martedì sera lungo la ex statale 342 Como-Bergamo, all’incrocio con via Garibaldi, mentre la donna attraversava sulle strisce pedonali per raggiungere la chiesa del Lazzaretto, Il conducente, un uomo di 56 anni residente a Brivio, si era allontanato senza prestare soccorso, facendo perdere le proprie tracce; si è poi presentato spontaneamente ai carabinieri di Merate mercoledì mattina. Dovrà rispondere di omicidio stradale aggravato dalla fuga, reato per cui l’articolo 589 ter del Codice penale prevede una pena non inferiore a cinque anni. Le indagini dei carabinieri proseguono per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro.
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