Gara clandestina a Biassono: no al patteggiamento per un 20enne di Casatenovo

No agli otto mesi concordati per il giovane coinvolto nella gara clandestina in cui perse la vita il 16enne Cristian Donzello. Condannato a quattro anni un altro imputato accusato di aver organizzato l’evento.

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Casatenovo

No al patteggiamento a otto mesi di reclusione per il ventenne di Casatenovo coinvolto nel motoraduno clandestino del 12 marzo 2023, nel quale morì un ragazzo monzese di 16 anni, Cristian Donzello, cresciuto nella periferia della città di Teodolinda e appassionato di dueruote. La giudice per l’udienza preliminare Angela Colella, del tribunale brianzolo, non ha accolto la pena concordata per il ragazzo, la cui posizione tornerà ora davanti ad altro magistrato dello stesso ufficio, nel mese di ottobre. Il ventenne casatese di origini straniere è il ragazzo che prese parte alla tragica gara di accelerazione in motocicletta lungo un rettilineo in via Friuli, nella zona dei capannoni del comune della Brianza. I biker erano tre: la vittima sedicenne, che andò a schiantarsi contro una Volkswagen Polo guidata da un giovane di Seregno che stava facendo manovra, il 20enne di Casate, ragazzo di origini straniere dell’est Europa, e un altro minorenne (giudicato separatamente).

Il tribunale si è pronunciato anche su un altro ventenne, accusato di “organizzazione di gara clandestina”, e condannato a 4 anni con il rito abbreviato, a fronte di una richiesta di 12 mesi, oltre ad aver respinto l’altra ipotesi di patteggiamento a un anno per omicidio stradale relativo al giovane al volante della Polo. Archiviata, invece, la posizione di uno dei due giovani che hanno «elaborato la locandina inoltrandola in diversi social network e gruppi dedicati» (un altro presunto “divulgatore” era minorenne all’epoca del fatto). Il motociclista di Casatenovo, all’epoca, aveva 18 anni. Era in sella alla sua Husquwarna sul rettilineo con gli altri due giovanissimi, alla guida ai loro 125. Uno sprint in accelerazione e putroppo Donzello era andato a sbattere contro la macchina. Scena ripresa dai tanti smartpohne nelle mani degli spettatori e riproposta in rete. Un filmato terribile, diffuso sul web, nel quale si vedeva l’incidente in diretta. Il pm Michele Trianni ha contestato la violazione del codice della strada nella parte in cui punisce chi organizza e prende parte a «competizioni non autorizzate in velocità, con veicoli a motore».

La norma, nel caso in cui dallo svolgimento della «competizione» derivi la morte di qualcuno, prevede pene da un minimo di 6 a un massimo i 12 anni di reclusione, che possono aumentare a 13, visto che la vittima (e un altro dei tre partecipanti) non aveva ancora compiuto 18 anni. Nelle accuse della procura, viene anche indicata la circostanza di essersi dotati di «apparati di registrazione audio e video mobili», allo scopo di «riprendere le fasi salienti» della giornata.

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