Medico condannato al Mandic, interrogazione di Prospettive per Merate

Il gruppo di minoranza chiede al sindaco di riferire sull’accaduto e critica il modello dei medici forniti da cooperative esterne.

Merate

La sospensione di un medico di cooperativa in servizio presso il Pronto Soccorso dell’ospedale Mandic di Merate ha innescato una reazione politica da parte del gruppo di minoranza Prospettive per Merate, che in un comunicato datato 2 marzo chiede al sindaco di riferire all’Aula consiliare sull’accaduto. Al centro della vicenda, secondo quanto riportato nel documento, un medico condannato per omicidio volontario in due gradi di giudizio risultava in servizio nel reparto di emergenza dell’ospedale meratese.

I consiglieri Massimo Panzeri, Paola Panzeri e Alfredo Casaletto non si limitano a chiedere conto del singolo episodio, ma lo inquadrano in una problematica più ampia legata al ricorso strutturale ai medici cosiddetti «gettonisti», cioè professionisti forniti da cooperative esterne, un meccanismo che a loro giudizio ha smesso di essere una risposta emergenziale per diventare un modello ordinario, con ricadute sulla continuità assistenziale e sui controlli. Nella nota si ricorda che anche l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha di recente indicato la necessità di superare questo sistema, ma la minoranza sottolinea che alle dichiarazioni non seguono ancora «atti concreti e tempistiche certe». Il comunicato prende esplicitamente le distanze dalle parole pronunciate dal sindaco Salvioni appena dieci giorni prima, quando il primo cittadino aveva definito il Mandic un ospedale «vivo e dinamico». Per la minoranza, alla luce dei fatti emersi, quella valutazione «suona come una beffa». I consiglieri contestano in particolare che le visite «approfondite» annunciate dall’amministrazione non abbiano portato alla luce le fragilità organizzative del sistema, e accusano il sindaco di fare «propaganda sulla pelle dei pazienti».

Sul fronte strutturale, la minoranza segnala una possibile contraddizione: i lavori di ampliamento del Pronto Soccorso già programmati rischiano di risultare un’operazione incompleta se non accompagnati da un piano serio di assunzioni e stabilizzazione del personale. Ricostruire un pool stabile di medici e infermieri dipendenti è un obiettivo condivisibile, scrivono i consiglieri, ma «occorre spiegare come e quando». Il gruppo si impegna a continuare a vigilare sull’evoluzione della vicenda, chiedendo «impegni verificabili e risultati concreti» in luogo di rassicurazioni generiche. La richiesta formale è che il sindaco relazioni al Consiglio comunale in tempi brevi, con informazioni puntuali sulle dinamiche che hanno portato alla sospensione del medico e sulle misure che si intendono adottare per garantire la sicurezza dei pazienti nel reparto di emergenza.

A queste preoccupazioni si aggiungono quelle decisamente più generali di tutti i sindaci dei tre ambiti di Bellano, Merate e Lecco, che puntano il dito sul sistema di reclutamento di quelli che di fatto sono dei precari per gestire il reparto più critico di tutto il nosocomio: «Quanto accaduto non rappresenta solo un episodio grave e speriamo isolato, ma è la prova tangibile dell’inefficacia del sistema di gestione tramite medici “a prestazione” che non hanno un legame diretto con la dirigenza, le politiche aziendali e con il territorio», scrivono i primi cittadini di tutta la provincia, mettendo in discussione l’intero modello aziendale che, «nato per rispondere a emergenze temporanee», si è trasformato in una «modalità’ strutturale che mina le basi stesse del nostro sistema sanitario territoriale».

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